Dal palco dell’Assemblea annuale ANIA, Giovanni Liverani rivendica un settore da 182 miliardi di premi e oltre mille miliardi di investimenti, ma sposta il baricentro sulle proposte: catastrofi naturali, previdenza, sanità. Tre cantieri che ridisegnano lo spazio della distribuzione.
Un settore che eroga 42 miliardi in un anno e ne trasferisce altri 93 ai clienti delle gestioni Vita non ha bisogno di dimostrare la propria solidità. Ha bisogno di spiegarne il senso. È su questo scarto, tra numeri incontestabili e percezione ancora ostile, che Liverani ha costruito la sua relazione, trasformando il rendiconto in un manifesto operativo per i prossimi mesi.
Il premio della prudenza contro la “tassa sulla paura”
Il presidente ANIA ha scelto di attaccare frontalmente un cliché che considera resistente. «Quando sento espressioni come “l’assicurazione è una spesa inutile” e lo sento ancora troppo spesso credo fermamente che dobbiamo avere il coraggio di fare didattica del rischio», ha detto, definendo «obsoleta, polverosa e profondamente ingenerosa» l’immagine dell’assicuratore come «mero collettore di premi».
La replica è netta: «L’assicurazione non è un costo forzoso o una tassa sulla paura. L’assicurazione è l’esatto contrario: è uno scudo di protezione contro le avversità ma anche una leva di sviluppo, di finanziamento all’economia reale, un generatore di stabilità, libertà ed emancipazione». Due esempi a sostegno: «senza l’RC Auto il paese si fermerebbe, letteralmente» e senza gli investimenti delle gestioni assicurative nel debito pubblico e nell’economia reale il tessuto socioeconomico sarebbe «privo della linfa necessaria».
Per chi lavora ogni giorno sulla percezione del cliente, il messaggio ha un peso concreto. La resistenza culturale al valore della copertura è la prima barriera che incontra chi distribuisce, e la battaglia sulla reputazione del prodotto si combatte al momento del contatto commerciale prima che nelle campagne istituzionali. Liverani ha sintetizzato la posizione con una formula rivendicativa: «Noi non siamo accumulatori di ricchezza fine a sé stessa, come qualcuno ingenerosamente pensa. Noi siamo portatori di resilienza economica nel Paese».
Numeri che misurano un ruolo di sistema
I dati esposti servono a inquadrare il peso dell’industria dentro l’economia, non come vanto. La raccolta premi complessiva raggiunge 182 miliardi di euro, in crescita del 7,8%. Il Solvency Ratio medio settoriale si attesta al 274%, un livello che colloca le compagnie italiane «ai vertici europei» e le conferma «una roccia di stabilità per l’intero sistema macroeconomico italiano».
Il settore è il primo investitore istituzionale privato del Paese, con oltre 1.000 miliardi di euro di investimenti attivi, contribuisce con circa 14 miliardi alle entrate fiscali e offre lavoro a circa 300mila famiglie. Nell’ultimo anno ha erogato 42 miliardi di euro, di cui 27 per risarcire oltre 18 milioni di clienti danneggiati, trasferendo inoltre circa 93 miliardi sotto forma di rendite, riscatti e altre prestazioni delle gestioni Vita.
Il patrimonio Solvency non è dettaglio contabile. Un margine così ampio segnala capacità di sottoscrizione anche in fasi di volatilità, e la revisione di Solvency II citata da Liverani va letta in questa chiave: «l’obiettivo è stato raggiunto: si è liberato capitale da un lato, rendendo in questo modo il settore più attrattivo per i mercati finanziari». Più capitale disponibile significa più spazio per assumere rischi, condizione preliminare perché nuovi rami trovino capacità e prodotti da collocare.
I cantieri aperti dove passa la nuova domanda
Il cuore politico della relazione sono le proposte, e ciascuna descrive un’area in cui la domanda esiste ma la copertura no.
Sul fronte catastrofi naturali, l’Italia resta un Paese esposto ma «molto sottoassicurato». Liverani ha proposto di estendere l’obbligatorietà di copertura alle residenze private che hanno beneficiato di incentivi fiscali per la ristrutturazione edilizia: «Sarebbe assurdo che lo Stato, in caso di sisma o alluvione, dovesse risarcire chi ha già abbondantemente usufruito del sostegno della finanza pubblica». Il dato di contesto è già in movimento: la penetrazione della copertura contro le catastrofi nel sistema imprenditoriale è raddoppiata in meno di un anno.
Sul versante previdenziale, l’allarme è demografico: «oltre due lavoratori su tre saranno esposti al rischio povertà quando saranno anziani». Da qui la proposta di un «bonus di ingresso» per i diciottenni da investire in un fondo pensione e la difesa della portabilità dei contributi datoriali. La formulazione è una presa di posizione sulla concorrenza distributiva: «Il principio di libertà di scelta per gli iscritti e di concorrenza di mercato non può venir sacrificato di fronte all’esigenza di preservare uno status quo che rappresenta uno dei limiti alla diffusione del settore».
Sulla sanità, infine, la proposta di una «sorta di “superconvenzione” con le assicurazioni» punta a intercettare parte dei 42 miliardi che i cittadini già spendono di tasca propria fuori dal Servizio Sanitario Nazionale, costruendo «un secondo ed un terzo pilastro per la previdenza sanitaria, analogamente a quanto fatto per il sistema pensionistico». Catastrofi, pensione, salute sono i terreni dove la consulenza qualificata pesa più della sottoscrizione automatica, e dove il rapporto fiduciario con l’intermediario diventa decisivo.
Il cliente al centro, con i dati alla mano
Liverani ha voluto marcare una discontinuità sul modo di stare accanto all’assicurato: «i tempi dei contratti scritti in piccolo, delle clausole di esclusione, delle liquidazioni insufficienti appartengono al passato. Al passato remoto». Ha rivendicato anche l’uso dei dati di guida per premiare i più prudenti: «Dimostriamo con dati alla mano che se un assicurato guida bene, in maniera avveduta e prudente, merita già oggi di pagare un premio inferiore indipendentemente dalla regione di propria residenza».
La tecnologia entra nella relazione senza scalzarla. Il settore intende «guidare il cambiamento e non esserne guidati», e l’obiettivo dell’intelligenza artificiale è dotare le persone «dei super poteri che la tecnologia consente oggi. E non sostituirle». Una postura che, sul piano operativo, tiene il fattore umano dentro il processo distributivo anziché ai suoi margini.
Un fronte comune, dalla filiera alla regolazione
Non a caso il presidente ha insistito sull’unità della filiera, indicando «compagnie, agenti, broker, periti liquidatori ed ogni altro operatore che ruota attorno all’assicurazione» come parte di un’unica squadra. Nel saluto iniziale aveva già riservato ad agenti e broker un passaggio specifico, definendoli «partner insostituibili». Il riconoscimento non è di cortesia: le proposte su catastrofi, previdenza e sanità reggono solo se la rete di collocamento le traduce in coperture effettivamente sottoscritte.
Sul piano regolatorio, la relazione registra una preoccupazione precisa sulle prime ipotesi attuative della direttiva sui fondi di risoluzione, che rischiano di trasformare il settore italiano «paradossalmente, in un porto sicuro per gli speculatori del nostro continente» e di generare «un incentivo forte al cosiddetto moral hazard». Sul terreno contabile, Liverani si è unito all’appello del presidente dell’IVASS Angelini per una rapida transizione ai principi IAS/IFRS. Tra i risultati dell’anno figurano anche il protocollo con il Ministro Valditara per l’educazione assicurativa nelle scuole, la firma del nuovo Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro e l’arrivo di Andrea Bertalot come nuovo Direttore generale, con il ringraziamento «con affetto» a Dario Focarelli per gli oltre vent’anni di collaborazione.
Una solidità da non scambiare per un bancomat
L’appello finale alle istituzioni chiude il cerchio. L’auspicio è di non ritrovarsi «anche quest’anno a ottobre a parlare di tassazioni retroattive, prelievi anomali e contributi straordinari alla legge di bilancio». La forza patrimoniale del comparto, ha avvertito Liverani, «non deve essere considerata un dato scontato o, peggio, un giacimento di risorse a cui attingere regolarmente nei momenti di complessità della finanza pubblica».
Il messaggio all’industria e a chi la distribuisce è coerente con l’intera relazione: la stabilità non è un tesoro da custodire, è la premessa per allargare la protezione dove oggi manca. «Il Patto per un’Italia Protetta non è uno slogan, è una proposta strategica permanente», ha concluso il presidente, perché «un’Italia più protetta è, e sarà sempre, un’Italia più forte, più giusta e più competitiva». Le proposte messe sul tavolo, se troveranno gambe normative, valgono altrettanti bacini di domanda da coprire, e a intercettarli sarà per prima la rete che colloca le polizze.










