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Danni da lavoro, 49,2 miliardi: la prevenzione diventa la voce più pesante

BrokerChannel.it di BrokerChannel.it
28/09/2026
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costo degli infortuni sul lavoro

L’Inail torna a stimare il costo degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali per il Paese: il 2,31% del PIL nel 2023, contro il 3,16% del 2009, l’anno della rilevazione precedente. Sale la spesa per prevenire, scende quella che resta a carico di imprese e vittime.

Infortuni e malattie professionali sono costati all’Italia 49,2 miliardi di euro nel 2023, il 2,31% del PIL. La stima è della Consulenza statistico attuariale dell’Inail, la cui ultima valutazione era riferita al 2009, quando il conto pesava per il 3,16%. A cambiare la lettura, però, è la composizione: la prevenzione è diventata la voce principale, con il 47% del totale, mentre la parte che grava su imprese e vittime al netto delle prestazioni assicurative è scesa dal 45% al 27%.

Quattro stime quasi ferme, poi il salto

L’Inail aveva già messo un prezzo al danno da lavoro quattro volte, sugli anni 2003, 2005, 2007 e 2009. Riportate a valori 2023, quelle stime descrivono un conto quasi immobile: 64,6 miliardi, poi 65,4, 66,3 e 63,1, sempre intorno al 3% del PIL. La quinta rompe la serie. Con 49,2 miliardi, il costo complessivo del 2023 è inferiore di 13,9 miliardi a quello del 2009 (anche questo a valori 2023). Di questi 49,2 miliardi, 36,0 sono riconducibili agli infortuni e 13,2 alle malattie professionali.

L’anno di riferimento è il 2023. Per quantificare gli infortuni servono almeno due anni: tanto richiede la chiusura dell’iter amministrativo e sanitario di ogni denuncia, in particolare la definizione del grado di inabilità, che insieme ai casi mortali identifica gli eventi gravi.

Sul fronte della frequenza, fra il 2009 e il 2023 gli infortuni riconosciuti dall’Inail sono diminuiti del 37%, mentre i lavoratori rilevati dall’Istat sono cresciuti dell’1% e gli addetti-anno Inail del 6%. Meno eventi su una platea più ampia si traducono in una netta discesa dei tassi di incidenza. Nello stesso periodo, ricorda lo studio, l’Inail ha rafforzato la vigilanza contro evasione ed elusione contributiva, esteso le tutele a nuove categorie di lavoratori e destinato più risorse a prevenzione, prestazioni, ricerca, reinserimento socio-lavorativo e digitalizzazione. Il documento richiama anche i rischi emergenti, psicosociali, ergonomici, legati alle nuove tecnologie e alle nuove attività lavorative, e un uso più esteso dei dati Inail per definire le priorità.

Tre voci per un conto da 49,2 miliardi

Il numero non è una somma di indennizzi. Lo studio si rifà in parte all’impostazione di Andreoni, che allarga la misura oltre i soli costi assicurativi fino agli impatti indiretti e sociali dell’evento, e divide il conto in tre componenti: il costo assicurativo, quello prevenzionale e il costo conseguente non assicurativo.

Un costo assicurativo misurato su 27,7 milioni di lavoratori

Il costo assicurativo è ciò che le aziende sostengono per coprire i lavoratori dal rischio di infortuni e malattie professionali: 12,5 miliardi, lo 0,59% del PIL. La base sono i premi versati all’Inail nelle gestioni Industria e Servizi e Agricoltura, al netto della quota destinata agli incentivi per la salute e la sicurezza, che lo studio sposta fra i costi di prevenzione. La componente Inail vale 9,0 miliardi per 19,9 milioni di lavoratori assicurati.

A questa base gli autori aggiungono due stime. La prima riguarda 4,7 milioni di lavoratori non assicurati all’Inail, ricavati come differenza fra le unità di lavoro a tempo pieno stimate dall’Istat e gli addetti-anno Inail: applicando loro lo stesso livello di rischio degli assicurati, il costo stimato, fra infortuni e malattie professionali, è di 2,1 miliardi. La seconda è una maggiorazione per il lavoro sommerso, che l’Istat stima in 3,1 milioni di lavoratori in nero, circa il 13% dell’occupazione totale: 1,4 miliardi. Il perimetro sale così a 27,7 milioni di lavoratori. Il 32% del costo assicurativo è riferibile alle malattie professionali.

La prevenzione supera i 23 miliardi

Il costo prevenzionale è la componente che pesa di più: 23,3 miliardi, l’1,09% del PIL, contro lo 0,95% del 2009. Comprende la spesa del Servizio sanitario nazionale e quella che le aziende sostengono per la salute e la sicurezza, sia quando avviano l’attività sia durante la produzione.

La parte più corposa è la spesa per dispositivi di protezione individuale, sistemi di sicurezza, formazione e manutenzione ordinaria. Nel settore privato lo studio la stima in 761 euro a lavoratore per gli infortuni e 266 euro per le malattie professionali, per una spesa di 16,4 miliardi. Nel conto entrano anche una quota dello 0,7% degli investimenti fissi lordi, sostenuta dalle aziende in fase di impianto e comprensiva degli interventi strutturali finanziati con i Bandi ISI, e quasi 800 milioni del Servizio sanitario nazionale, lo 0,6% del Fondo sanitario 2023 che le ASL destinano alla prevenzione e alla sicurezza nei luoghi di lavoro.

I 13,4 miliardi che restano a imprese e vittime

Il costo conseguente non assicurativo raccoglie tutte le altre spese generate dall’evento lesivo, al netto di quelle legate alla copertura assicurativa, che lo studio assume pari a quanto erogato dagli istituti assicuratori. È la parte che resta a carico dell’azienda e della vittima e si misura soprattutto in perdita di produzione e di produttività. Nel 2023 vale 13,4 miliardi, lo 0,63% del PIL, calcolati sullo stesso perimetro di 27,7 milioni di lavoratori.

All’azienda, dove prevalgono i danni materiali, lo studio attribuisce una parte della retribuzione della vittima, la perdita d’immagine, i ritardi nelle consegne, il rimpiazzo del personale, la sostituzione o la riparazione dei macchinari, la riduzione della capacità produttiva nelle attività principali e in quelle complementari. Alla vittima e alla sua famiglia restano le eventuali spese legali e la riduzione o la perdita della capacità lavorativa.

Per chi si occupa di rischio d’impresa quell’elenco è familiare. Calo della produzione, danni ai macchinari, sostituzione del personale, spese legali, perdita della capacità di lavoro della vittima: è la parte del danno che resta dopo le prestazioni assicurative, ed è il terreno su cui lavorano la consulenza sul rischio e le coperture private, dalla responsabilità civile verso i prestatori di lavoro alle polizze infortuni e alla tutela legale, fino alla business interruption quando l’evento danneggia gli impianti.

È anche la componente che si è mossa di più. Nel 2009 pesava per l’1,41% del PIL e per il 45% del conto; a valori 2023 è passata da 28,2 a 13,4 miliardi. Il calo, 14,8 miliardi, supera da solo la riduzione del costo complessivo, e gli autori lo legano alla forte diminuzione degli infortuni.

Tariffa e sconti, il premio Inail come leva per la prevenzione

Nella composizione del conto il costo assicurativo è la voce più stabile: 25% nel 2009, 26% nel 2023. Sul PIL pesa invece meno, dallo 0,80% allo 0,59%, ed è sceso anche in valore assoluto. Lo studio lo attribuisce a due fattori: la diminuzione degli infortuni, che ha permesso alle imprese di ottenere gli sconti di premio, e la nuova tariffa dei premi Inail, in vigore dal 1° gennaio 2019, che ha ridotto in modo significativo i tassi medi.

La tariffa del 2019 ha rivisto un impianto che lo studio definisce «fermo agli anni 2000» e ha introdotto misure che riconoscono alle aziende virtuose sul piano infortunistico riduzioni di premio o altri benefici assicurativi. Il presupposto è che un premio più basso diventi una leva per investire in prevenzione. Il documento richiama inoltre ricerche dell’Inail secondo cui, in tutti i settori, le aziende con un sistema di gestione della salute e sicurezza certificato hanno un livello di rischio inferiore alle omologhe non certificate, sia per frequenza sia per gravità.

Chi sottoscrive rischi conosce bene questo ragionamento: frequenza e gravità degli eventi guidano il prezzo, e chi riduce il rischio paga meno. Negli studi sulle aziende certificate, la qualità del sistema di sicurezza si comporta di fatto come un indicatore di rischio.

Malattie professionali, il capitolo che si allarga

Mentre gli infortuni calano, le malattie professionali vanno nella direzione opposta. Fra il 2009 e il 2023 i casi riconosciuti sono aumentati dell’85%, e la crescita ha fatto salire tutte le componenti di costo che le riguardano. Nel 2023 valgono 13,2 dei 49,2 miliardi, più di un quarto del totale.

Un caso di malattia professionale, inoltre, costa in media quasi il doppio di un infortunio: 61.135 euro contro 32.999. Il valore medio è ottenuto rapportando il costo totale agli eventi che nel 2023 hanno dato luogo a una prestazione Inail, fra indennizzo in capitale, danno biologico, inabilità temporanea e rendita.

Gli autori non leggono l’aumento dei casi come il segno di ambienti più insalubri o di condizioni di lavoro peggiori, in contesti sempre più automatizzati. Ritengono ragionevole ricondurlo agli adeguamenti normativi avviati dal 2008, che hanno semplificato il riconoscimento di molte più malattie, quelle tabellate, e alle campagne di sensibilizzazione sui rischi e sulla tutela assicurativa.

L’Italia sul lato sinistro della curva

Mettendo in relazione spesa in prevenzione e costo complessivo, gli autori dello studio, Silvia Amatucci, Silvia D’Amario, Silvia Mochi e Giuseppe Morinelli, individuano una correlazione inversa. Fra il 2009 e il 2023, a valori 2023, il costo prevenzionale è salito di 4,4 miliardi, da 18,9 a 23,3, mentre il conto complessivo è sceso di 13,9, da 63,1 a 49,2.

La relazione non è lineare. Sulla parte sinistra della curva stanno le aziende o i Paesi che con investimenti contenuti riescono ad abbattere molto i costi; sulla destra i sistemi maturi, che hanno già ridotto il costo quasi al minimo. Secondo lo studio l’Italia si trova ancora a sinistra, dove il beneficio incrementale della prevenzione, l’utilità marginale, è più alto, in particolare nei sistemi aziendali non ancora maturi in materia di salute e sicurezza. Da qui la conclusione degli autori: «Investire in salute e sicurezza sul lavoro in Italia continua a essere un’azione dal ritorno garantito […]».

Quattordici anni dopo il costo dei danni da lavoro è più basso e ha cambiato baricentro. Nel 2009 la voce più pesante era il danno rimasto a carico di imprese e vittime, il 45% del conto; nel 2023 è la spesa per prevenire, con il 47%. Quel danno pesa ancora 13,4 miliardi, in un Paese che, secondo lo studio, il margine della prevenzione non l’ha ancora esaurito.

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