Intervista a Leonardo Alberti sul percorso che sta organizzando per Cineas: un laboratorio personalizzato per esplorare opportunità, comprendere i rischi e mettere alla prova l’IA nel lavoro quotidiano.
Oggi si moltiplicano i corsi sull’intelligenza artificiale. Perché proporne un altro?
Perché alla crescente offerta di corsi non corrisponde sempre una risposta alle esigenze concrete dei professionisti. Molte persone hanno provato uno strumento di intelligenza artificiale, magari con curiosità e qualche risultato sorprendente, ma faticano a inserirlo nel proprio lavoro in modo sistematico.
Nel settore assicurativo il punto è capire come utilizzare questi strumenti nelle attività di tutti i giorni, con quali benefici e con quali attenzioni. È intorno a questa esigenza che stiamo costruendo il percorso per Cineas.
Che cosa rende particolare la vostra proposta?
La combinazione di tre elementi: la mia esperienza nel settore assicurativo a 360 gradi, l’utilizzo quotidiano dell’intelligenza artificiale e un percorso personalizzato in funzione degli iscritti.
Conosco le dinamiche del settore, le esigenze commerciali, la relazione con il cliente, la formazione e la complessità della comunicazione assicurativa. Allo stesso tempo, uso l’IA ogni giorno: la metto alla prova su problemi concreti, confronto i risultati e ne incontro anche i limiti.
Porto quindi in aula un’esperienza diretta, sulla quale i partecipanti possono lavorare, discutere e sperimentare. È questo intreccio tra competenza assicurativa e pratica quotidiana a dare al progetto la sua identità.
Quanto conta, per un docente, utilizzare davvero gli strumenti di cui parla?
Conta moltissimo. L’utilizzo quotidiano ti insegna che una dimostrazione riuscita è soltanto l’inizio. Le domande interessanti arrivano dopo: il risultato è corretto? È adatto al destinatario? Quanto tempo serve per verificarlo? Posso ripetere il procedimento con la stessa efficacia?
L’esperienza aiuta a portare in aula anche i tentativi che non hanno funzionato. A volte sono proprio quelli a insegnare di più, perché permettono di capire quali informazioni mancavano, quali istruzioni erano ambigue e quali aspettative erano poco realistiche.
Lei insiste sulla parola “laboratorio”. Che cosa significa, concretamente?
Significa che i partecipanti avranno un ruolo attivo. Si parte da un’esigenza, si costruisce una richiesta, si osserva la risposta e la si valuta insieme. Poi si modifica qualcosa e si riprova.
Si impara attraverso la sperimentazione, anche confrontando approcci diversi allo stesso problema. Due persone possono ottenere risultati molto differenti dallo stesso strumento: capire perché accade è già un apprendimento importante.
Il mio compito sarà accompagnare questo processo, offrire criteri di valutazione e aiutare ciascuno a trasformare l’esperienza in un metodo di lavoro.
Come verrà personalizzato il corso?
Terremo conto dei profili degli iscritti, delle loro aspettative e delle attività nelle quali desiderano utilizzare l’intelligenza artificiale. Questi elementi guideranno la scelta dei casi, degli esercizi e degli approfondimenti.
Un agente, un broker, un professionista di compagnia o un responsabile della formazione possono avere obiettivi molto diversi. Per qualcuno la priorità sarà preparare meglio gli incontri con i clienti; per altri organizzare informazioni, confrontare documenti o costruire materiali formativi.
La personalizzazione serve a creare un collegamento diretto tra ciò che si sperimenta in aula e ciò che si dovrà fare una volta tornati al lavoro.
Quali opportunità esplorerete?
L’IA può essere utile per preparare una prima bozza, strutturare un ragionamento, simulare una conversazione, organizzare contenuti o rendere più chiara una spiegazione complessa.
Nel nostro settore penso, per esempio, alla preparazione di un colloquio con un cliente, alla costruzione di domande per approfondirne le esigenze o alla comunicazione dei rischi con un linguaggio comprensibile.
Ogni applicazione sarà però accompagnata da una valutazione del risultato. Una risposta elegante può contenere errori, omissioni o ipotesi infondate. La competenza del professionista rimane essenziale per riconoscerli.
Quindi parlerete anche dei rischi?
Certamente. Opportunità e rischi devono essere affrontati insieme, perché fanno parte della stessa esperienza d’uso.
Lavoreremo sull’attendibilità delle risposte, sulla verifica delle informazioni, sulla riservatezza e sulla tendenza ad affidarsi troppo facilmente a un testo convincente. Nel settore assicurativo, inoltre, parole apparentemente simili possono avere significati e conseguenze differenti.
Per questo gli esercizi devono insegnare anche a fermarsi, fare domande e controllare. La velocità è utile quando si accompagna alla qualità.
A proposito di fiducia, lei cita spesso una battuta sull’IA e un prete. Ce la racconta?
Ho sentito questa frase e mi ha colpito: «L’IA è come un prete: tu gli confessi i tuoi peccati e lui non ti dice nulla. Poi, la domenica successiva, a messa, nella predica ti bastona».
È una battuta, naturalmente, non una descrizione tecnica del funzionamento dell’intelligenza artificiale. Mi piace perché apre una riflessione sulla facilità con cui ci confidiamo con uno strumento che conversa in modo naturale e sembra sempre disponibile.
Possiamo arrivare a condividere informazioni su clienti, documenti o situazioni delicate senza soffermarci abbastanza su che cosa stiamo inserendo e su quali condizioni regolano l’utilizzo di quello strumento.
Qual è, allora, la lezione da portare nel laboratorio?
Che la scelta delle informazioni da condividere è parte della competenza d’uso. Bisogna imparare a selezionare i dati, anonimizzare i casi quando necessario e verificare le regole applicabili agli strumenti utilizzati.
Anche questo si può apprendere attraverso la pratica: prendendo un esempio, individuando gli elementi sensibili e ragionando su come lavorarci in modo appropriato.
Che cosa vorrebbe che restasse ai partecipanti alla fine del percorso?
Un metodo, prima di tutto. Vorrei che sapessero individuare un’applicazione utile, formulare una richiesta efficace, valutare la risposta e decidere quali verifiche compiere.
Mi piacerebbe che tornassero al lavoro con alcune esperienze concrete già svolte e con la capacità di proseguire autonomamente. Gli strumenti cambiano rapidamente; saper sperimentare con criterio è una competenza che continua a servire.
Se dovesse riassumere la promessa del progetto Cineas in una frase?
Un laboratorio costruito intorno ai partecipanti, dove l’esperienza assicurativa incontra l’uso quotidiano dell’intelligenza artificiale e l’apprendimento passa dalla sperimentazione.
Il risultato che cerchiamo è molto concreto: aiutare i professionisti a usare l’IA con maggiore efficacia, consapevolezza e autonomia di giudizio.
Vi aspettiamo in aula, al Cineas, l’11 e il 12 novembre.
Per info e iscrizioni: https://www.cineas.it/formazione/corsi-brevi/intelligenza-artificiale-opportunita-rischi-e-nuove-competenze/











