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Panetta mette l’assicurazione al centro della resilienza climatica e porta a Manila l’obbligo catastrofale italiano

BrokerChannel.it di BrokerChannel.it
20/10/2026
A A
resilienza climatica

Alla Green Swan Conference il Governatore della Banca d’Italia descrive un’architettura a più livelli fra compagnie, riassicuratori, garanzia pubblica e mercato dei capitali, e indica tre requisiti: copertura accessibile, premi legati al rischio, incentivi a ridurre il rischio.

L’assicurazione è «una componente centrale della resilienza climatica», e per ridurre il divario di protezione serve un’architettura a più livelli, in cui i rischi vadano a chi è nella posizione migliore per sostenerli. Fabio Panetta, Governatore della Banca d’Italia, lo ha detto il 19 ottobre a Manila aprendo la quinta Green Swan Conference, con l’obbligo catastrofale per le imprese italiane come esempio. La posta è chi sopporta le perdite degli eventi estremi: l’obiettivo, per Panetta, è evitare che ricadano per intero su chi è meno in grado di sostenerle o che minaccino il sistema finanziario.

Perdite non assicurate, uno shock che può arrivare alle banche

La conferenza, organizzata da BIS, Bangko Sentral ng Pilipinas, Banca d’Italia e NGFS, aveva fra i suoi tre temi il ruolo dell’assicurazione e degli altri meccanismi di condivisione del rischio. Panetta, che dal 3 giugno presiede anche il Board della BIS, ha indicato nei governi i primi responsabili della politica climatica e ha definito così il compito di banche centrali e autorità di vigilanza: «La sfida non è ampliare i nostri mandati. È adempiere ai mandati esistenti in un contesto che cambia».

Da questa prospettiva il divario di protezione è anche un tema di stabilità finanziaria. «Una larga parte delle perdite causate dalle catastrofi naturali resta non assicurata», ha detto, e questo costringe spesso i governi a intervenire dopo i disastri, con un costo considerevole per i conti pubblici. Le conseguenze possono allargarsi ben oltre i danneggiati: famiglie che potrebbero non riuscire a ricostruire, imprese che potrebbero fermare la produzione o diventare insolventi, finanze pubbliche che potrebbero peggiorare proprio quando le risorse servono di più. «Lo shock può poi propagarsi alle banche e all’intera economia».

Il dato di scala è della NGFS: nel 2025 gli eventi meteorologici estremi hanno causato oltre 200 miliardi di dollari di danni diretti, più del doppio rispetto all’inizio degli anni Duemila. Nella nota di maggio da cui Panetta lo riprende il confronto è in termini reali, e la crescita riflette anche l’aumento dei beni esposti e della copertura assicurativa.

Dal nodo del premio allo schema a strati del G7

Il ruolo dell’assicurazione, per Panetta, «va oltre l’indennizzo delle perdite»: quando i rischi sono valutati e prezzati correttamente, la copertura può anche incoraggiare la prevenzione, offrendo incentivi economici a ridurre l’esposizione. Ampliarla, però, è difficile. Famiglie e imprese possono sottovalutare i rischi climatici o ritenere l’assicurazione troppo cara, mentre perdite attese crescenti, dati insufficienti e incertezza dei modelli possono rendere alcuni rischi sempre più difficili da assicurare. Poi c’è il prezzo: «Premi più alti possono tutelare la solidità degli assicuratori, ma anche mettere la copertura fuori dalla portata di chi ne ha più bisogno».

Da qui l’architettura a più livelli, che combina assicurazione privata, riassicurazione, garanzie pubbliche e strumenti del mercato dei capitali. Le compagnie possono coprire le perdite più piccole e frequenti, i riassicuratori assorbire esposizioni più ampie e diversificate, le autorità pubbliche offrire garanzie per gli eventi estremi che superano la capacità del mercato privato, «preservando gli incentivi alla prevenzione». Gli insurance-linked securities, compresi i cat bond e i disaster relief bond, possono allargare ancora la condivisione, perché sono in grado di trasferire i rischi oltre il settore assicurativo tradizionale, attirare capitale aggiuntivo e diversificare le esposizioni.

È l’impianto del Framework di alto livello per i programmi assicurativi pubblico-privati contro i rischi naturali, messo a punto nel 2024 durante la presidenza italiana del G7, accolto dai ministri finanziari e dai governatori a Stresa a maggio e riaffermato quest’anno dalla presidenza francese. Il comunicato del G7 finanziario di Parigi del 19 maggio riconosce che non esiste una soluzione valida per tutti e ribadisce l’importanza di affrontare i protection gap caso per caso.

L’obbligo italiano come esempio, e i tre requisiti del disegno

Per ridurre la dipendenza dagli aiuti pubblici a posteriori, ha ricordato Panetta, l’Italia ha introdotto di recente l’assicurazione obbligatoria contro alluvioni, terremoti e frane per le imprese non agricole, «sostenuta da una garanzia pubblica». Nella norma il sostegno pubblico passa da SACE, che può riassicurare a condizioni di mercato fino al 50% degli indennizzi, con la garanzia dello Stato.

«Il disegno di questi meccanismi è cruciale», ha aggiunto subito dopo il Governatore. «La copertura deve restare accessibile, i premi dovrebbero riflettere il rischio e l’intervento pubblico deve preservare gli incentivi alla mitigazione del rischio». Sul prezzo il Governatore aveva già indicato il punto di equilibrio da trovare, fra la solidità delle compagnie e l’accessibilità della copertura.

Per il passaggio sull’Italia il discorso rimanda alla Relazione annuale della Banca d’Italia del 29 maggio e alle Considerazioni del presidente dell’IVASS del 18 giugno. La Relazione dà il quadro: secondo l’EIOPA l’Italia è, con la Grecia, il paese europeo con il maggior grado di sottoassicurazione contro le catastrofi naturali, e a fine gennaio 2026 le imprese coperte erano circa il 13%, su stime dell’IVASS. I dati successivi usano misure diverse: l’IVASS contava 683.000 polizze attive al 30 aprile, pari al 16% dei 4,3 milioni di imprese non agricole censite dall’ISTAT; il presidente dell’ANIA Giovanni Liverani, il 24 settembre, indicava coperto il 16,8% delle imprese.

Nella Relazione annuale il legame fra polizza e credito

La stessa Relazione collega la copertura catastrofale alla solidità di chi si finanzia in banca: «La sottoscrizione di una polizza da parte delle imprese potrebbe contribuire a ridurre l’impatto economico degli eventi climatici estremi sulla solvibilità delle controparti». Gli intermediari finanziari, ricorda il documento, sono esposti al rischio fisico per via indiretta: il deterioramento dei conti di famiglie e imprese finanziate può far salire il rischio di credito, e gli eventi estremi possono erodere il valore delle garanzie reali, aumentando le perdite in caso di insolvenza. A Manila Panetta ha detto che nelle istituzioni finanziarie il rischio climatico «non dovrebbe essere trattato come un adempimento a sé stante», ma integrato nella valutazione dei rischi di credito, di mercato, operativi e assicurativi.

L’ultima parte del discorso è dedicata all’adattamento, che secondo Panetta costa «in genere meno» di ricostruzioni ripetute, e si chiude ricordando che nessuna istituzione può rafforzare la resilienza da sola. In Italia lo schema a strati esiste già, con le compagnie, la riassicurazione di SACE e la garanzia dello Stato, e le imprese coperte sono meno di una su cinque. Copertura accessibile, premi legati al rischio e incentivi a ridurlo sono, per il Governatore, i requisiti di un buon disegno per meccanismi come questo.

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