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Obbligo catastrofale, un anno dopo: in regola meno di un’impresa su sei

BrokerChannel.it di BrokerChannel.it
03/10/2026
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obbligo catastrofale imprese

A dodici mesi dall’avvio dell’obbligo catastrofale per le imprese, la rilevazione mensile ANIA fotografa un mercato in forte accelerazione ma ancora agli inizi: al 30 aprile 2026 le aziende in regola sono circa 710.000, il 15,8% di quelle tenute a coprirsi. La spinta arriva soprattutto dalle grandi imprese, mentre microimprese e Mezzogiorno restano indietro.

A un anno dall’entrata in vigore dell’obbligo assicurativo contro i rischi catastrofali per le imprese, introdotto dalla legge n. 213/2023, il mercato si è mosso ma resta lontano dalla piena copertura. Secondo la rilevazione statistica mensile che ANIA conduce sulle polizze conformi, al 30 aprile 2026 risultano assicurate circa 710.000 aziende contro terremoti, alluvioni e frane, pari al 15,8% delle imprese tenute all’obbligo. Il dato racconta insieme una crescita rapida e un ritardo strutturale.

Una copertura ancora di minoranza

La misurazione poggia su un campione che rappresenta il 95% dei premi del ramo incendio 2025 e assume come platea di riferimento i circa 4,5 milioni di imprese censite dall’ISTAT. Su questa base, la quota del 15,8% segna un salto rispetto al 2024, quando le aziende con almeno una garanzia catastrofale si fermavano intorno al 7%, una fotografia sostanzialmente pre-obbligo. Il confronto sulle sole polizze pienamente conformi è ancora più netto: erano il 5,4% a giugno 2025.

Sul fronte economico i premi raccolti valgono circa 504 milioni di euro al netto delle imposte, il 10,9% dell’intero ramo incendio del 2025. Numeri che segnalano un avvio concreto, ma che restano quelli di una minoranza: oltre otto imprese su dieci soggette all’obbligo non hanno ancora una copertura conforme, e i margini di crescita restano ampi.

La spinta degli ultimi mesi

Il movimento più significativo è recente. Nel confronto tra aprile 2026 e giugno 2025 il numero di imprese assicurate cresce del 190% e la raccolta premi del 157%: in meno di un anno la base delle polizze conformi è quasi triplicata. È il segnale che gran parte dell’adesione si è concentrata dopo l’avvio effettivo dell’obbligo, e non prima.

Le grandi corrono, le microimprese restano al palo

La crescita non è uniforme per dimensione. ANIA classifica le imprese in base al valore assicurato complessivo: micro fino a 250.000 euro, piccole e medie fino a un milione, grandi oltre quella soglia. Sono proprio le grandi imprese a registrare lo scatto più marcato in termini di numerosità, con un aumento del 330%, davanti alle PMI (+206%) e alle microimprese (+146%).

Sono queste ultime a restare il segmento più scoperto, a fronte di un bacino potenziale di circa 4 milioni di aziende. La fascia più ampia e diffusa del tessuto produttivo è anche quella che l’obbligo fatica di più a raggiungere. I numeri assoluti confermano la gerarchia: circa 334.000 polizze per le microimprese, 233.000 per le PMI, 143.000 per le grandi imprese. Il peso economico è però rovesciato, perché le grandi aziende, pur meno numerose, generano da sole quasi 390 milioni di premi sui 504 complessivi.

Un premio medio che scende, ma per effetto della platea

Il premio medio nazionale è calato da circa 800 euro di giugno 2025 a circa 710 di aprile 2026. La riduzione, però, non indica un ribasso tariffario generalizzato. Per microimprese e PMI il premio medio è rimasto sostanzialmente stabile, intorno a 120 e 318 euro. A muovere la media è il segmento delle grandi imprese, sceso da circa 4.700 a circa 2.700 euro.

Il motivo è tecnico. L’ingresso di un numero elevato di nuove grandi imprese con profili di rischio e livelli di copertura più contenuti ha ampliato la base assicurata, producendo un effetto di mutualità: più aziende in portafoglio, con rischi mediamente più bassi, abbassano il premio medio senza che cambi il prezzo del singolo rischio. È una distinzione che conta, perché separa un mercato che si allarga da uno che semplicemente costa meno.

Una geografia diseguale della protezione

Alle differenze dimensionali si somma quella geografica. Le regioni del Centro-Nord presentano incidenze in linea o superiori alla media nazionale: Emilia-Romagna al 17,5%, poi Lombardia, Piemonte e Veneto al 17,2%, Toscana al 16,7%. Valori ancora più alti si osservano in Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta, entrambe al 25,2%, seguite da Friuli-Venezia Giulia (19,1%) e Liguria (18,3%).

Il Mezzogiorno resta più indietro e più disomogeneo. La Puglia (16,9%) si allinea al Centro-Nord, ma Campania (11,7%), Abruzzo (13,0%), Calabria (13,2%) e Molise (13,4%) scivolano sotto la media. Sotto la media anche il Lazio (10,2%), dove pesa la forte presenza di microimprese nei servizi e nelle attività professionali. In valori assoluti la Lombardia traina da sola, con circa 146.000 imprese assicurate, oltre un quinto del totale nazionale, davanti a Veneto (67.000), Emilia-Romagna (63.000) e Piemonte (56.000). La crescita più intensa rispetto a giugno 2025 arriva però dal Nord-Est (+237%), seguito dal Centro (+196%).

Dove si gioca la partita adesso

A un anno dall’avvio, l’obbligo ha spostato il mercato più di quanto fossero riusciti a fare anni di offerta volontaria. La platea coperta resta però minoritaria e concentrata dove il tessuto produttivo è più strutturato e patrimonializzato. Il fronte aperto sono le microimprese e le regioni del Sud, cioè le aree dove la copertura è più rara e, spesso, il rischio più difficile da valutare e da prezzare. È lo stesso scarto tra copertura formale e protezione effettiva già emerso nel quadro d’insieme delle coperture danni delle imprese, e resta al centro dell’agenda del settore, come mostrano le proposte avanzate da ANIA nell’ultima assemblea annuale. Colmarlo dipenderà meno dalla prossima scadenza normativa e più dalla capacità di portare la copertura dove finora non è arrivata.

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