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Home Analisi & Approfondimenti

Il 70% delle imprese italiane è assicurato, ma la protezione resta a metà

BrokerChannel.it di BrokerChannel.it
03/10/2026
A A
imprese italiane assicurate

L’ultima rilevazione ANIA registra il balzo più ampio mai rilevato nella diffusione delle coperture danni tra le aziende: oltre 450.000 imprese in più in un solo anno, spinte dall’obbligo catastrofale. Dietro la crescita, però, restano polizze incomplete e garanzie sulla continuità operativa ancora poco diffuse.

Nel 2025 la quota di imprese italiane assicurate contro i rami danni ha raggiunto il 70%, contro il 60% dell’anno precedente. È il valore più alto mai rilevato e, soprattutto, il primo vero strappo rispetto a una crescita che per anni era rimasta lenta e regolare. A muovere il mercato è stato l’obbligo di copertura contro gli eventi catastrofali, che ha portato in portafoglio centinaia di migliaia di aziende prima scoperte. Ma il balzo dei numeri complessivi nasconde una protezione ancora disomogenea.

Un balzo che rompe con la storia recente

Secondo la rilevazione statistica che ANIA conduce dal 2023 sulle coperture danni delle imprese, nel 2025 circa 3,2 milioni di aziende risultano assicurate per almeno una delle garanzie considerate, in aumento del 17% rispetto ai 2,7 milioni del 2024. L’incremento, oltre 450.000 imprese in dodici mesi, segna una discontinuità netta: fino al 2024 la penetrazione era salita in modo graduale, dal 51% del 2018 al 60%, senza scossoni.

La lettura del dato richiede qualche cautela metodologica. La rilevazione copre i portafogli delle compagnie che partecipano all’indagine, pari a circa il 70% del mercato incendio in termini di premi, e non include le imprese assicurate presso operatori esteri o captive. Ogni garanzia è rilevata come presenza o assenza, e una stessa azienda può sottoscriverne più di una: i numeri fotografano quindi la diffusione delle singole coperture, non pacchetti chiusi. Il riferimento resta l’universo di circa 4,5 milioni di imprese del censimento ISTAT.

L’incendio tiene, il catastrofale accelera

La garanzia più diffusa resta l’incendio, che nel 2025 interessa circa 2,36 milioni di imprese, il 52% del totale, in crescita costante dal 41% del 2018. È una copertura strutturale, quasi sempre inclusa nelle polizze base o multirischio e considerata il primo presidio del patrimonio aziendale.

Il vero movimento arriva però dalle coperture catastrofali, quelle rese obbligatorie dalla legge di bilancio 2024. La garanzia contro alluvioni e inondazioni raggiunge circa 630.000 imprese, il 14% del totale, dal 6% del 2024. Stesso profilo per il rischio sismico, anch’esso al 14% con circa 630.000 aziende. Il segnale più eloquente arriva dalle frane e smottamenti: una garanzia storicamente quasi assente, prossima allo zero fino al 2024, che nel 2025 sale a circa 500.000 imprese, l’11% del totale.

Le polizze conformi e quelle a metà

Proprio la frana diventa un indicatore utile. Poiché l’obbligo impone la sottoscrizione congiunta di terremoto, alluvione e frana, la presenza di quest’ultima garanzia segnala le polizze sostanzialmente allineate al nuovo impianto normativo. E qui emerge lo scarto: le imprese coperte per almeno una garanzia catastrofale sono circa 700.000, il 15% del totale, ma quelle assicurate anche contro le frane sono meno. La differenza misura le coperture incomplete, spesso contratti stipulati prima dell’obbligo che restano in vigore fino alla naturale scadenza.

Il percorso di adeguamento è graduale, con tempistiche differenziate per dimensione d’impresa, e una quota non trascurabile di aziende dispone oggi di garanzie parziali. Distinguere una polizza conforme da una che risulta soltanto attiva richiede di leggere il contratto garanzia per garanzia, non di limitarsi a verificarne l’esistenza.

Dove la protezione resta sottile

Fuori dal perimetro dell’obbligo la fotografia cambia. Gli eventi atmosferici, offerti in genere come estensione dell’incendio, coprono circa 1,8 milioni di imprese, il 40% del totale, con una crescita continua e senza le discontinuità del catastrofale. La responsabilità civile verso terzi, seconda per diffusione dopo l’incendio, interessa circa 2,1 milioni di aziende, il 45%, ed è spesso ritenuta essenziale anche in assenza di obblighi. La responsabilità civile verso i prestatori d’opera, quasi sempre venduta insieme alla RCT, si ferma all’11%, mentre il furto arriva al 15%.

Il vuoto più evidente riguarda la business interruption. La garanzia che indennizza le perdite da interruzione dell’attività copre appena il 6% delle imprese, circa 270.000 aziende: un numero più che raddoppiato dal 2018, ma ancora marginale. Qui si apre la distanza più vistosa: oltre metà delle imprese assicura il fabbricato con la polizza incendio, ma solo una su sedici protegge le conseguenze economiche di un fermo produttivo. Chi assicura il bene, spesso, lascia scoperto ciò che accade quando quel bene smette di produrre.

Un mercato spinto dall’obbligo, non ancora dalla consapevolezza

Il quadro che emerge è quello di un mercato che si è mosso soprattutto per adempimento normativo. La crescita si concentra dove la legge la impone e rallenta dove la scelta resta volontaria, come mostrano la business interruption ferma al 6% e le molte coperture catastrofali ancora incomplete. Il movimento, però, ha una traiettoria chiara: la penetrazione delle garanzie catastrofali nel tessuto produttivo è quasi raddoppiata in meno di un anno, e il tema è ormai al centro dell’agenda del settore, come conferma il rilancio arrivato dall’assemblea annuale ANIA. Colmare la distanza tra una polizza attiva e una polizza adeguata è il lavoro che attende il mercato nei prossimi mesi.

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