In Italia l’AI è terza per gli esperti e nona per i cittadini. E se il 90% crede nella prevenzione, solo il 24% si sente preparato ad affrontare una crisi di ampia portata.
Per la prima volta in tredici anni di rilevazioni, gli esperti interpellati per il Future Risks Report di AXA mettono i rischi legati a intelligenza artificiale e big data davanti al cambiamento climatico, che per la popolazione resta al primo posto. In Italia la gerarchia è un’altra, con clima e instabilità geopolitica in testa. E nel campione italiano si apre un’ampia distanza fra la fiducia nella prevenzione e la preparazione percepita. Per il report, in un mondo in cui solo il 38% delle persone si sente pronto ad affrontare una grande crisi, il ruolo degli assicuratori va oltre l’indennizzo.
Il primo rischio divide esperti e popolazione
Fra gli esperti, AI e big data salgono dal quarto posto del 2025 al primo. È solo la seconda volta che il cambiamento climatico non guida la loro classifica: era successo nel 2020, in piena pandemia di Covid. Dietro AI e clima vengono instabilità geopolitica, rischi cyber ed energia. Nella popolazione il clima resta primo in ogni fascia d’età, mentre l’AI sale dal settimo al secondo posto. Thomas Buberl, CEO di AXA, scrive nella prefazione che il cambio al vertice non significa che il clima preoccupi meno: l’AI ormai è vista come un rischio strutturale, alla pari delle grandi minacce ambientali e geopolitiche.
L’indagine è di Ipsos per conto di AXA: questionari online raccolti fra il 14 maggio e il 24 giugno 2026, prima degli incendi e delle siccità di luglio e agosto, per un totale di 28.345 rispondenti. La popolazione generale conta 24.000 persone maggiorenni in 19 Paesi e regioni; il campione italiano, rappresentativo, è di 1.000 persone. Gli esperti sono 4.345 in 62 Paesi e regioni: l’89% lavora in AXA, soprattutto in distribuzione, marketing e risk management, l’11% proviene dalle reti professionali del gruppo. Ogni rispondente sceglie i cinque rischi con il maggiore impatto potenziale nei prossimi 5-10 anni, da una lista scesa da 25 a 20 voci. Entra la frammentazione sociale, i rischi etici della tecnologia confluiscono in «AI e big data», e il report invita a tenerne conto nei confronti con gli anni precedenti.
Sullo sfondo c’è la percezione di una policrisi: il 95% degli esperti e il 94% della popolazione ritengono che il numero delle crisi sia aumentato negli ultimi anni. I rischi, osserva il report, sono sempre più intrecciati. L’AI cambia la natura delle minacce cyber, le tensioni geopolitiche pesano sulla sicurezza energetica e alimentare, il clima mette sotto pressione infrastrutture e risorse, e spesso preoccupano più le conseguenze economiche e sociali dei rischi che i rischi in sé.
In Italia davanti ci sono clima e geopolitica
Per esperti e cittadini italiani il primo rischio è il cambiamento climatico, e al secondo posto c’è l’instabilità geopolitica. L’AI è terza fra gli esperti e nona fra i cittadini, sei posizioni più in basso, mentre nella popolazione dei 19 Paesi è seconda. Fra gli esperti europei l’ordine è instabilità geopolitica, clima, AI: rispetto all’Italia le prime due posizioni sono invertite, e l’AI è terza in entrambi i casi. Anche nella popolazione europea la geopolitica è al secondo posto.

L’88% dei cittadini italiani si considera vulnerabile agli effetti del cambiamento climatico, il 78% all’instabilità geopolitica. Nel complesso dell’indagine il report misura la vulnerabilità fra chi ha scelto il rischio fra i primi cinque: per il clima è del 76% nella popolazione e del 63% fra gli esperti, per la geopolitica del 68% e del 64%, i livelli più alti degli ultimi cinque anni. Sul clima, a livello globale, la prima preoccupazione è la distruzione causata dagli eventi estremi (54% degli esperti, 48% della popolazione).
Sull’AI solo il 9% degli esperti vede autorità preparate
Fra chi indica l’AI tra i primi cinque rischi, il 54% degli esperti e il 48% della popolazione la considerano un rischio in rapida emersione. La graduatoria delle preoccupazioni è la stessa nei due gruppi: prima i rischi etici, che toccano diritti umani, uso improprio dei dati e bias (34% per entrambi), poi l’impatto sul lavoro (28% degli esperti, 30% della popolazione) e l’effetto «scatola nera», cioè l’incapacità di capire o spiegare le decisioni dei sistemi (21% e 17%).
Solo il 9% degli esperti ritiene le autorità pubbliche ben preparate ai rischi dell’AI, il valore più basso fra tutti i rischi, alla pari con la frammentazione sociale. Fra gli esperti in Europa, dove cresce la preoccupazione per la sovranità tecnologica e la dipendenza cognitiva dall’AI, si scende al 3%. Come azioni prioritarie per le autorità, gli esperti indicano una regolamentazione più forte (40%) e quadri di governance del rischio più solidi (36%).
Gli esperti italiani guardano alla tecnologia con più fiducia: il 63% ritiene che possa contribuire a mitigare i rischi, contro il 38% degli esperti europei. Fra i cittadini italiani prevale invece, di poco, la preoccupazione sull’ottimismo.
Approvvigionamenti, energia e frodi: i rischi che pesano sull’economia
Per gli esperti l’instabilità geopolitica è terza nel mondo, e la preoccupazione principale non è militare. Fra chi la mette fra i primi cinque rischi, il 50% indica le conseguenze economiche (guerre commerciali, catene di fornitura, sanzioni), il 23% il ritorno dei conflitti militari. L’85% degli esperti e l’81% della popolazione ritengono che ci sia un rischio importante che le tensioni colpiscano gli approvvigionamenti alimentari ed energetici del proprio Paese, in crescita di sei e cinque punti sul 2025. Per il report questi risultati riflettono probabilmente le perturbazioni di mercati e forniture energetiche dovute alla chiusura dello Stretto di Hormuz e alla guerra fra Russia e Ucraina.
Torna a salire anche l’energia, quinta fra gli esperti dopo tre anni di discesa (era ottava nel 2025) e nona per la popolazione. Il 45% degli esperti la considera un rischio già presente, sedici punti in più rispetto al 2025. Fra chi la sceglie, la vulnerabilità della popolazione arriva al 77%, la più alta fra tutti i rischi. Il timore principale è l’aumento dei prezzi (49% della popolazione, 38% degli esperti); fra gli esperti europei, invece, il 43% indica la sovranità e la dipendenza dall’energia importata, contro il 32% globale.
Il cyber scende al quarto posto per entrambi i gruppi: il report lo attribuisce al sorpasso dell’AI, non a un calo della preoccupazione. Fra chi sceglie il cyber, gli esperti temono soprattutto cyberwarfare e attacchi alle infrastrutture critiche (35%), poi i rischi reputazionali e di impersonificazione (31%), che nella popolazione sono la prima preoccupazione (28%). In questa voce rientrano deepfake, Business Email Compromise, voice spoofing e falsi profili social che si spacciano per persone o aziende di fiducia. Con l’AI generativa, scrive AXA, impersonificazione, frode e disinformazione diventano più sofisticate, accessibili e difficili da individuare.
Al dato di percezione il report affianca uno di sinistri. L’analisi annuale di AXA France sui sinistri cyber chiusi nell’anno precedente, nel portafoglio francese di microimprese, PMI e imprese medie, attribuisce il 28% ciascuno a ransomware e accessi fraudolenti e quasi il 21% alle frodi; il 12% degli incidenti viene individuato solo dopo 30 giorni. Le contromisure indicate sono quattro: autenticazione a più fattori, gestione delle patch, backup offline testati con regolarità e rilevamento più rapido.
Giovani e famiglie, l’Italia fra i Paesi più pessimisti
Il tema trasversale dell’edizione è il rapporto fra generazioni, e qui il campione italiano si distingue. Il 61% ritiene che le generazioni future avranno una qualità della vita peggiore, contro il 55% della media europea e il 46% globale. Con Belgio (60%) e Francia (72%), l’Italia è fra i tre Paesi più pessimisti dell’indagine. L’82% pensa che oggi crescere i figli sia più difficile che per le generazioni precedenti, contro il 71% globale: un dato particolarmente alto, come in Marocco (87%) e Nigeria (84%).
La frammentazione sociale, nuova nella lista, entra settima fra gli esperti. Il 72% degli italiani vede una società frammentata, in linea con il 71% europeo e sopra il 63% globale; nel mondo solo l’8% considera il proprio Paese abbastanza unito e con valori comuni.
Chiara Soldano, CEO di AXA Italia, lega questi rischi alla prevenzione: «Clima, tensioni geopolitiche e fragilità sociali sono sempre più interconnessi e richiedono un approccio capace di anticiparne gli impatti, in questo scenario la prevenzione assume un ruolo centrale. Occorre prepararsi prima, ridurre gli effetti dei rischi e rafforzare la capacità di risposta».
Pronti a una grande crisi: il 24% in Italia, il 38% nel mondo
Nel campione italiano il 90% ritiene che i principali rischi si possano evitare o mitigare con misure preventive adeguate. Nel complesso dell’indagine, l’85% di esperti e popolazione pensa che il rischio che più lo preoccupa sia evitabile, in tutto o in parte, con una forte azione di prevenzione.
Sulla preparazione i numeri si rovesciano. Solo il 24% degli italiani si sente preparato ad affrontare una crisi di ampia portata, il 73% risponde di non esserlo molto o per niente, il 3% pensa che una grande crisi non lo toccherà. In Europa i preparati sono il 27%, nel mondo il 38%. Fra i Paesi europei hanno quote più basse solo Francia (17%) e Germania (21%), il Belgio è alla pari, mentre Regno Unito (30%), Spagna (33%), Turchia (35%) e Irlanda (41%) superano la media europea.

A livello globale il 70% dichiara di aver vissuto almeno una crisi negli ultimi dodici mesi e il 52% almeno due, più spesso di natura economica (44%), sanitaria (40%) o energetica (35%). Fra chi ne ha vissuta almeno una, il 68% ha capito di dover adattare il proprio stile di vita in modo drastico o significativo.
La prefazione parte proprio da quell’85%. Buberl scrive che AXA ha voluto capire quali comportamenti preventivi le persone siano pronte ad adottare e quali barriere ne limitino la capacità di agire, e aggiunge: «È in questo divario fra la volontà e la capacità di agire che gli assicuratori possono avere un ruolo chiave, aiutando tutti a prevenire e ridurre meglio i rischi».
Sulla casa resiliente pesano costi e praticità
Nel campione italiano l’86% è disposto a sottoporsi a un check-up sanitario annuale o lo ha già fatto, l’82% rafforzerebbe la propria sicurezza digitale, il 57% la propria preparazione alle emergenze. Sulla casa, il 26% degli italiani si dice disposto a investire per adattarla agli effetti del cambiamento climatico.
Sulle barriere il report offre il quadro globale, e per la casa la più citata è quella di costi e praticità: il 38% vorrebbe renderla più resiliente al clima ma lo trova troppo costoso o poco pratico, quota che arriva al 40% sotto i 55 anni. È un caso concreto del divario descritto nella prefazione.
Dagli assicuratori si attendono anche formazione e prevenzione
Nel complesso dei 19 Paesi, il 68% della popolazione attribuisce agli assicuratori un ruolo importante nella protezione dai rischi emergenti, quota che sale al 72% sotto i 45 anni. Nel sondaggio fra gli esperti, le attese che il report attribuisce ai partner commerciali di AXA mettono in testa soluzioni innovative di gestione e trasferimento del rischio (66%), praticamente alla pari con la condivisione di conoscenze e la formazione sui rischi (65%). Seguono il supporto alla prevenzione e alla costruzione della resilienza (59%) e i servizi di consulenza, come le valutazioni d’impatto (47%), mentre nuovi prodotti e servizi si fermano al 34%.
Il report ne ricava che le imprese cercano negli assicuratori, oltre alla protezione finanziaria, un aiuto per capire meglio i rischi emergenti, anticipare le interruzioni e rafforzare la resilienza di lungo periodo. Guillaume Borie, Global Head of Finance, Strategy, Underwriting, Risk & Technology di AXA, scrive: «Più che mai, il futuro dell’assicurazione si costruirà tanto sulla prevenzione e sulla riduzione del rischio quanto sul suo trasferimento». Nello stesso testo indica la prevenzione come pilastro della nuova strategia del gruppo, «Growing Forward», e ricorda che negli ultimi due anni AXA ha fornito a clienti e intermediari oltre 19.000 soluzioni e servizi di adattamento climatico, fra cui allerte meteo, valutazioni del rischio e programmi di formazione.
Il sorpasso dell’AI è la notizia globale dell’edizione. Dal campione italiano arriva un segnale diverso: una fiducia diffusa nella prevenzione e una preparazione ferma al 24%, sotto la media europea. Nel report è proprio la distanza fra la volontà e la capacità di agire a chiamare in causa gli assicuratori, con conoscenza del rischio e prevenzione accanto alla copertura.











