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Polizze catastrofali, l’Italia si assicura (poco e male): cosa dicono davvero gli ultimissimi numeri IVASS

BrokerChannel.it di BrokerChannel.it
03/10/2026
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prezzi polizze catastrofali

Il mercato assicurativo delle catastrofi naturali è in forte espansione, ma la penetrazione rimane ancora insufficiente rispetto all’esposizione reale del Paese. Un’analisi approfondita dei dati provinciali rivela dinamiche tariffarie complesse e opportunità concrete per il canale broker.

Il quadro di mercato: crescita accelerata su una base ancora fragile

IVASS ha pubblicato l’aggiornamento al 30 aprile 2026 dei prezzi effettivi delle polizze a copertura dei rischi catastrofali (cat-nat), offrendo una fotografia dettagliata e inedita del mercato assicurativo italiano su questo segmento.

Su 4,3 milioni di imprese non agricole censite dall’ISTAT, quelle coperte da una polizza cat-nat sono appena il 16%. Un dato che, pur segnando un progresso rispetto a gennaio 2026, conferma come l’Italia rimanga strutturalmente sottoassicurata rispetto ai rischi naturali reali cui il tessuto produttivo è esposto.

La crescita è tuttavia accelerata: le polizze attive sono 683.000, in aumento del 14,5% in soli tre mesi rispetto alle 596.000 di fine gennaio 2026. Il valore assicurato complessivo è cresciuto del 30%, mentre i premi sono aumentati del 27,9%. Questo disallineamento — seppur contenuto — tra crescita del valore assicurato e crescita dei premi suggerisce una lieve compressione del tasso medio, coerente con un mercato in fase di espansione in cui la competizione tra le 45 imprese attive inizia a farsi sentire sulla tariffa.

Va tuttavia letto con cautela: parte dello scarto potrebbe riflettere una composizione del portafoglio in crescita verso fasce di somma assicurata più basse — tipicamente tariffate a tassi inferiori — piuttosto che una vera e propria pressione al ribasso sui prezzi.

La geografia del rischio prezzato: un Paese a tre velocità

L’analisi delle tavole statistiche provinciali rivela che l’Italia non è un mercato unico, ma almeno tre mercati distinti per dinamiche tariffarie e penetrazione.

Nord-est: il rischio alluvionale è già nei prezzi

Il Nord-est registra i premi mediani in valore assoluto più elevati (€307 annui), con l’Emilia-Romagna che guida con una mediana di €380. Bologna, Ravenna e Reggio Emilia superano i €400. Non si tratta di sovratariffazione: è il mercato che ha già metabolizzato le conseguenze degli eventi alluvionali degli ultimi anni, in particolare quelli del 2023 che hanno colpito duramente la Romagna.

Il dato sul tasso ‰ — cioè il premio rapportato al valore assicurato — conferma questa lettura: l’Emilia-Romagna mediana si attesta all’11,88‰, con picchi a Ravenna (13,46‰) e Bologna (13,62‰). Sono valori che riflettono una tariffazione matura su un rischio ben documentato e storicamente sinistrato.

Nord-ovest e Trentino-Alto Adige: il mercato “tranquillo”

La Lombardia, pur essendo il bacino più grande per numero di contratti (138.702), presenta premi mediani relativamente contenuti (€195 totale regionale) e tassi tra i più bassi del Nord (5,25‰ mediano). Milano si ferma a €151 di premio mediano e 4,43‰. Bolzano è il caso estremo: 3,43‰ mediano, il tasso più basso tra tutte le province analizzate.

Questo non significa assenza di rischio, ma riflette un portafoglio dominato da imprese di valore assicurato medio-alto che beneficiano di economie di scala tariffarie, e una minore incidenza storica di eventi catastrofali di grande intensità rispetto ad altre aree.

Sud e Isole: il paradosso della sottoassicurazione costosa

È qui che i dati rivelano la distorsione più grave del mercato. Le province del Sud e del Centro con alta sismicità mostrano i tassi ‰ più elevati d’Italia, ma i volumi di polizze rimangono bassi.

  • Calabria: tasso mediano 14,03‰, con Catanzaro a 14,56‰ e Cosenza a 14,47‰
  • L’Aquila: 14,17‰ — la provincia con il tasso più alto dell’intero dataset, eredità diretta della storia sismica del territorio
  • Umbria: 12,20‰ mediano, con Perugia a 12,59‰

Il meccanismo è perverso: chi si assicura in queste aree paga premi elevati perché il pool di rischio è piccolo e altamente esposto. La bassa penetrazione non abbassa il rischio, lo concentra. In assenza di una massa critica di assicurati che distribuisca il rischio, le tariffe rimangono alte, scoraggiando ulteriori adesioni — un circolo vizioso che solo l’obbligo assicurativo può strutturalmente spezzare.

Le Isole presentano invece una biforcazione interna netta: la Sardegna ha tassi molto contenuti (3,62‰ mediano), coerenti con la minore esposizione sismica; la Sicilia è più articolata, con Catania (11,08‰) e Messina (13,05‰) che riflettono l’esposizione vulcanica ed etnea, mentre Trapani (5,00‰) e Agrigento (5,92‰) restano su livelli più bassi.

La dispersione tariffaria: dove si nasconde il valore per il broker

Uno degli elementi più rilevanti per la distribuzione intermediata è la straordinaria dispersione dei prezzi all’interno di ogni provincia. In quasi tutte le aree analizzate, il rapporto tra il 95° e il 5° percentile supera 10 volte, spesso 15-20 volte.

Questo non è rumore statistico: è la fotografia di un mercato in cui la stessa impresa, nella stessa provincia, con lo stesso valore assicurato, può pagare premi radicalmente diversi a seconda della compagnia scelta, delle caratteristiche costruttive dell’immobile, della presenza di franchigie e scoperti, della storia sinistrale e della qualità della negoziazione.

Alcuni esempi emblematici dal dataset:

  • A Crotone, nella fascia “Oltre 2 milioni €”, il 5° percentile è 889€ e il 95° percentile è 34.617€ — un rapporto di quasi 39 volte
  • A Benevento il tasso ‰ mediano è 11,43‰ ma al 95° percentile sale a 51,81‰
  • A Ravenna, nella fascia oltre 2 milioni €, il premio mediano è 3.255€ ma al 95° percentile raggiunge 22.296€

Questa dispersione indica che il mercato cat-nat è ancora lontano dall’efficienza informativa: i prezzi non convergono verso un valore di equilibrio, e la capacità del broker di orientare il cliente — confrontando le 45 compagnie attive, strutturando correttamente le garanzie, negoziando franchigie e massimali — si traduce in un vantaggio economico diretto e quantificabile per l’impresa assicurata.

Le fasce di somma assicurata: dove si concentra il valore

Il dataset permette di leggere anche la struttura per dimensione d’impresa, proxy della fascia di somma assicurata.

  • La fascia “Fino a 100.000€” è numericamente dominante e presenta la dispersione minore: è il mercato delle micro e piccole imprese, con premi più standardizzati e margini di intermediazione unitari contenuti, ma volumi potenzialmente enormi considerando il gap di penetrazione.
  • Le fasce intermedie (100.000-700.000€) rappresentano il cuore del mercato PMI, con buona combinazione di volumi e complessità tariffaria sufficiente a giustificare la consulenza professionale.
  • La fascia “Oltre 2 milioni€” è quella con la maggiore dispersione e i premi unitari più elevati: richiede competenze tecniche specifiche — valutazione del valore a rischio, gestione delle coassicurazioni, strutturazione di programmi multinazionali per gruppi — ed è l’area in cui il broker specializzato esprime il massimo del proprio valore aggiunto.

Il ruolo del broker: un’opportunità strutturale e territoriale

I dati IVASS disegnano un mercato cat-nat italiano in fase di decollo regolamentato, spinto dall’obbligo assicurativo, ma ancora lontano da una maturità che ridurrebbe le opportunità di intermediazione. Per il canale broker, le implicazioni operative sono precise.

Prospecting territoriale selettivo. Le province del Sud con alta sismicità e bassa penetrazione — Calabria, Campania interna, Basilicata, Abruzzo — non vanno lette come mercati difficili, ma come mercati ad alto potenziale inespresso. L’obbligo assicurativo crea domanda latente che aspetta di essere intercettata da chi ha competenze e presenza locale.

Consulenza sulla struttura della polizza prima che sul prezzo. La dispersione tariffaria non dipende solo dalla compagnia scelta, ma dalla qualità tecnica della copertura: massimali, franchigie, perimetro dei rischi inclusi (alluvione, terremoto, frana, subsidenza), modalità di indennizzo. Un’impresa che acquista la polizza più economica senza valutare questi elementi potrebbe trovarsi sottoassicurata al momento del sinistro.

Presidio delle fasce alte in un mercato concentrato. Con sole 45 compagnie attive (cliccando sul link in calce all’articolo potete scaricare la lista delle Compagnie che offrono una copertura Nat-Cat) e una dispersione tariffaria estrema sulle somme assicurate elevate, il broker che presidia il segmento delle medie e grandi imprese ha un vantaggio competitivo strutturale: la complessità rende il fai-da-te impraticabile e il confronto tra offerte indispensabile.

Revisione periodica del portafoglio esistente. La crescita del 30% del valore assicurato in soli tre mesi segnala che molte imprese stanno adeguando — spesso per la prima volta — il valore dichiarato al reale valore di ricostruzione. È un’occasione per rivedere l’intero programma assicurativo del cliente, non solo la polizza cat-nat.

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