Il modello delle Managing General Agents in Italia e in Europa diventa sempre più maturo. Ma ora la vera sfida è costruire professionalità ibride, capaci di unire underwriting specialistico, profonda conoscenza del rischio, intelligenza artificiale e cultura manageriale.
Il fenomeno delle Managing General Agents (MGA) sta modificando in profondità la catena del valore assicurativa, ed è ormai ben lontano dall’essere una semplice realtà di nicchia. Secondo i dati presentati di recente nell’analisi di Howden Re, nel 2025 il mercato europeo delle MGA ha raggiunto circa 23 miliardi di dollari di premi (con una crescita del 15% sull’anno precedente), mentre l’Italia si conferma uno dei mercati più consolidati del continente con circa 3,2 miliardi di euro.
Eppure, questa progressiva maturazione porta con sé una conseguenza inevitabile: la crescita quantitativa, da sola, non basta più. Di questo e delle traiettorie future del settore si è ampiamente discusso lo scorso 8 ottobre a Milano, durante il Summit Annuale di AIMGA (Associazione delle MGA Italiane). Tra gli spunti più interessanti emersi dal panel dedicato alla formazione, spicca la riflessione dell’Avv. Antonio Scognamillo, Direttore Generale di CINEAS, che ha puntato i riflettori su un nodo strategico per l’industria: il capitale umano.
Il mercato sta diventando sempre più selettivo. Gli operatori e gli investitori valutano con crescente rigore la qualità dell’underwriting, la sostenibilità dei risultati nel tempo, l’efficienza organizzativa e, soprattutto, la profondità delle competenze.
Dalla mera distribuzione all’underwriting “a T”
Come evidenziato da Scognamillo durante il suo intervento, il tratto distintivo e il vero valore aggiunto di una MGA non risiedono semplicemente nella capacità di distribuire prodotti assicurativi, ma nel portare sul mercato una solida capacità di underwriting specialistico. È questo che permette alle Compagnie di accedere a nicchie e segmenti di rischio complessi.
Questo cambio di paradigma incide radicalmente sul profilo professionale. All’underwriter di una MGA non è più richiesto “solo” di conoscere la tecnica assicurativa (prodotti, wording, pricing, riassicurazione). Oggi è fondamentale saper decifrare la reale natura del rischio sottostante. Un’impresa, infatti, non è una mera somma di valori assicurabili, ma un ecosistema complesso fatto di supply chain, tecnologie, continuità operativa, esposizioni climatiche e minacce cyber.
Per dialogare con queste complessità serve quello che potremmo definire un professionista “a T”: dotato di una forte specializzazione tecnica (la linea verticale) ma capace di interfacciarsi con mondi diversi come l’ingegneria, l’economia, l’IT e il risk management (la linea orizzontale).
La tecnologia non sostituisce il giudizio umano
E l’Intelligenza Artificiale? L’underwriter del futuro non sarà sostituito dalla tecnologia, ma ne verrà inevitabilmente trasformato. Algoritmi e analytics stanno già entrando nei processi di pricing, gestione sinistri e antifrode. La vera domanda, quindi, non è se l’underwriter utilizzerà l’AI, ma quanto criticamente saprà usarla.
Un algoritmo può identificare una correlazione o suggerire un punteggio di rischio, ma la responsabilità di comprendere il contesto economico e di assumere la decisione finale resta unicamente umana. Ecco perché servirà una formula che combini specializzazione tecnica, cultura del dato e irrinunciabile capacità di giudizio.
Formazione e comunità: il fattore competitivo
In questa arena, le MGA competono per lo stesso bacino di talenti di Compagnie e Broker. Ma una struttura più snella e agile offre a un giovane professionista il grande vantaggio di assumere responsabilità più rapidamente e di vedere l’impatto reale delle proprie decisioni.
Per trasformare tutto questo in un vero vantaggio competitivo, però, occorre investire nella formazione, intesa non come adempimento formale ma come infrastruttura strategica dell’organizzazione. Come ricorda il Direttore Generale di CINEAS, le competenze si sviluppano anche e soprattutto attraverso il confronto interdisciplinare. Mettere nella stessa “stanza” (fisica o virtuale) underwriter, risk manager, broker, periti e ingegneri crea un valore inestimabile.
La MGA che dominerà il mercato di domani non sarà semplicemente quella con il software più avanzato, ma quella capace di formare e trattenere le persone in grado di comprendere e governare la complessità del rischio reale.
Chi è Antonio Scognamillo
Avvocato, manager e docente, Antonio Scognamillo vanta un’esperienza trentennale ai vertici del settore assicurativo italiano. Ha ricoperto ruoli C-level (Direttore Commerciale, Marketing, Vendite e Distribuzione) per importanti realtà internazionali tra cui Lloyd Adriatico, Allianz, Amissima e HDI. È of counsel dello Studio Legale Internazionale Tonucci & Partners e Senior Advisor per Priscus Finance. Dall’inizio del 2025 ricopre la carica di Direttore Generale del CINEAS, con l’obiettivo di rafforzare la cultura del rischio e creare nuove sinergie tra accademia e imprese.
Il CINEAS (Consorzio Universitario per l’Ingegneria nelle Assicurazioni)
Fondato nel 1987 dal Politecnico di Milano, il CINEAS è il punto di riferimento in Italia per la formazione manageriale e lo sviluppo della cultura del rischio. Il Consorzio opera come un vero e proprio “ponte” tra il mondo accademico, il comparto industriale e il settore assicurativo. Attraverso master professionalizzanti, corsi specialistici, laboratori e percorsi tailor-made, CINEAS forma professionisti capaci di identificare, valutare e gestire i rischi d’impresa, unendo la teoria all’interazione interdisciplinare su problemi reali.
Maggiori informazioni su: www.cineas.it










