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Cat-nat, il mercato si adegua ma restano ancora troppe zone d’ombra. Quello che il report IVASS di Giugno 2026 ci dice davvero

Salvatore Infantino di Salvatore Infantino
15/06/2026
A A

Un obbligo che ha cambiato il mercato, ma non ancora abbastanza

Da quando la Legge di Bilancio 2024 ha introdotto l’obbligo per le imprese di assicurarsi contro i rischi catastrofali, sisma, alluvione, inondazione, esondazione e frana, il mercato assicurativo italiano ha dovuto reinventarsi in tempi rapidi. Il secondo report pubblicato dall’IVASS nel giugno 2026 fotografa una situazione in evoluzione, con luci e ombre che meritano una lettura attenta e, soprattutto, onesta.

L’indagine ha analizzato 41 polizze offerte da 38 compagnie, sia italiane che estere con operatività in Italia. Il campione è rappresentativo dell’offerta standard rivolta a microimprese e PMI, escludendo le soluzioni tailor made per le grandi imprese, per le quali il mercato opera su logiche completamente diverse e, di fatto, fuori da ogni perimetro di trasparenza standardizzata.

Il quadro generale è definito dall’IVASS “complessivamente positivo”. Nella realtà dei fatti, tuttavia, chi conosce il settore sa che dietro questa formula diplomatica si celano criticità concrete che, se non affrontate, rischiano di trasformare una norma nata per proteggere il sistema produttivo italiano in un adempimento burocratico svuotato di sostanza.

Le polizze rispettano la legge. Ma la legge da sola non basta

Il primo dato che emerge è incoraggiante: tutte le polizze analizzate rispettano i requisiti minimi previsti dalla normativa in termini di rischi coperti, beni assicurati, criteri di risarcimento e limiti a franchigie e scoperti. Non era scontato, considerando la velocità con cui il mercato ha dovuto adeguarsi.

Il 95% delle polizze include, già nella copertura base, prestazioni aggiuntive rispetto ai minimi di legge. Si tratta di garanzie direttamente connesse ai rischi catastrofali: rimborso dei danni conseguenti all’evento principale come incendi o esplosioni (58% dei casi), spese di salvataggio (50%), demolizione e smaltimento dei residui (29%), onorari di periti e consulenti (39%). Un segnale di maturità del mercato, che ha scelto di arricchire l’offerta obbligatoria con strumenti più vicini alle esigenze operative delle imprese.

Tuttavia, il confine tra ciò che è incluso nella base e ciò che richiede un premio aggiuntivo varia sensibilmente da compagnia a compagnia. Per il broker questo significa non poter fare comparazioni semplici, e per il cliente finale significa rischiare di sottoscrivere coperture che sembrano equivalenti ma che nei momenti critici si rivelano profondamente diverse.

Il nodo irrisolto della somma assicurata

C’è un punto che l’IVASS sottolinea per la seconda volta consecutiva e che, a mio avviso, rappresenta la vera questione irrisolta del mercato cat-nat italiano: la determinazione del valore dei beni da assicurare è ancora affidata, in diversi casi, all’assicurato stesso. La compagnia verifica la congruità della somma assicurata solo al momento del sinistro.

Questo è un problema serio. Significa che un’impresa può sottoscrivere una polizza per un valore inadeguato, magari per abbattere il premio, e scoprire la propria esposizione soltanto quando è già avvenuta la calamità. In un settore come quello delle coperture catastrofali, dove le perdite possono essere devastanti, questo meccanismo è strutturalmente difettoso.

L’IVASS ha chiesto esplicitamente che le compagnie adottino processi assuntivi in grado di verificare la congruità della somma assicurata già al momento della sottoscrizione del contratto. È una raccomandazione corretta, che richiede però investimenti in competenza tecnica, perizie preventive e una cultura del rischio ancora lontana dall’essere diffusa tra le PMI italiane. Qui il ruolo del broker è fondamentale: la consulenza pre-contrattuale non è un optional, è il cuore del servizio.

Periodi di carenza: pochi ma da tenere d’occhio

La stragrande maggioranza delle compagnie garantisce copertura immediata dalla sottoscrizione. Solo il 18% prevede periodi di carenza, con variazioni che vanno dai 7 ai 21 giorni. In alcuni casi la carenza si attiva specificamente per il rischio sismico quando l’assicurazione viene stipulata dopo un evento di magnitudo superiore a 4.0 MW registrato entro una certa distanza dall’epicentro, una scelta tecnicamente comprensibile ma che deve essere comunicata con assoluta chiarezza al cliente.

Il punto critico è proprio questo: i periodi di carenza esistono per ragioni tecniche e attuariali legittime, ma devono essere illustrati in modo esplicito e inequivocabile, non nascosti nelle pieghe delle condizioni contrattuali. Un imprenditore che acquista una polizza dopo aver visto le notizie di un terremoto in zona confinante ha tutto il diritto di sapere che la sua copertura non è attiva nell’immediato.

L’anticipo dell’indennizzo: un passo avanti concreto

Uno degli aspetti più positivi emersi dall’indagine riguarda la gestione del post-sinistro. Diciannove compagnie hanno introdotto la possibilità di riconoscere un anticipo sull’indennizzo, generalmente non superiore al 50% del danno stimato, anche in assenza della dichiarazione dello stato di ricostruzione di rilievo nazionale. Due compagnie vanno oltre, riconoscendo un ulteriore acconto pari al 20% del danno indennizzabile per le prime spese di emergenza, liquidabile entro 30 giorni dalla prima stima.

Per chi conosce la drammatica lentezza con cui tradizionalmente si muovono le liquidazioni post-catastrofe in Italia, si tratta di un cambiamento significativo. Un’impresa colpita da un’alluvione non può aspettare mesi per ricevere i fondi necessari a riprendere l’attività. Ogni giorno di fermo produttivo è un danno che si somma al danno fisico già subito.

La previsione dell’anticipo, che si inserisce nell’alveo della Legge-quadro sulla ricostruzione post-calamità (Legge n. 40/2025), va nella direzione giusta. Sarebbe opportuno che diventasse uno standard di mercato, non un elemento differenziante di poche compagnie virtuose.

Esclusioni: quando la chiarezza diventa un dovere

Le esclusioni presenti nelle polizze analizzate risultano sostanzialmente conformi alla normativa. Quelle generali riguardano danni causati dall’uomo, conflitti armati, terrorismo, energia nucleare e inquinamento. Quelle specifiche per rischio escludono, ad esempio, eruzioni vulcaniche e bradisismo per il sisma, le mareggiate per alluvione e inondazione, le valanghe per le frane.

Scompaiono, e questo è un segnale positivo, le clausole legate al superamento di soglie minime di intensità come ad esempio la magnitudo Richter per i terremoti: oggi che i rischi catastrofali sono definiti ex lege, questo tipo di esclusione è venuto meno.

Rimane tuttavia una criticità formale ma non secondaria: in alcuni contratti le esclusioni non sono raccolte in una sezione dedicata, ma emergono dalla lettura combinata di più clausole. Per un lettore non esperto, e molti titolari di PMI lo sono, questa dispersione delle informazioni può generare fraintendimenti con conseguenze potenzialmente molto pesanti. L’IVASS chiede giustamente una elencazione unitaria. Noi aggiungiamo che questa non è solo una questione di forma, ma di rispetto sostanziale per l’assicurato.

Polizze parametriche: l’innovazione è già qui

Un elemento che merita attenzione specifica, e che spesso sfugge al dibattito pubblico, è la presenza sul mercato di almeno una polizza parametrica abbinata alla copertura obbligatoria. Si tratta di garanzie aggiuntive che si attivano automaticamente al superamento di soglie predefinite, indipendentemente dalla perizia del danno: per il sisma, si utilizza la Peak Ground Acceleration con soglia al 30%g; per l’alluvione, l’altezza dell’acqua nell’ubicazione monitorata.

Queste soluzioni consentono una liquidazione rapidissima, nell’ordine delle 24 ore dalla pubblicazione delle mappe ufficiali dell’evento, eliminando la fase di verifica e perizia che costituisce il principale collo di bottiglia delle liquidazioni tradizionali. È il futuro della gestione dei rischi catastrofali, e il mercato italiano ha già iniziato a muoversi in questa direzione.

Cosa ci dice davvero questo report

Il secondo report IVASS sulle polizze cat-nat ci consegna un mercato che ha reagito all’obbligo normativo con una discreta capacità di adattamento, ma che sconta ancora ritardi culturali e operativi che non possono essere risolti solo con circolari e indagini ispettive.

Il tema della congruità della somma assicurata, il problema della trasparenza delle esclusioni, la difformità tra le offerte che rende difficile il confronto per il cliente finale: questi sono i cantieri aperti su cui il settore deve lavorare.

Per i broker, questo scenario è insieme una sfida e un’opportunità. La complessità crescente delle polizze cat-nat rende il ruolo del consulente assicurativo ancora più centrale. Non si tratta solo di trovare la soluzione più economica, ma di costruire insieme al cliente una fotografia precisa del suo patrimonio, del suo profilo di rischio e della copertura realmente adeguata alle sue esigenze.

Il mercato si è messo in moto. Ora serve che si muova nella direzione giusta.

Fonte: Seconda indagine sulle polizze a copertura dei rischi catastrofali – IVASS

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