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Quando Firmare una Polizza era un Atto di Coraggio: ciò che il 1916 ha ancora da dire al Risk Management di Oggi

Salvatore Infantino di Salvatore Infantino
03/10/2026
A A
EQUITABLE

Una polizza del 1916 e ciò che ci dice ancora oggi

C’è un documento conservato al MUDA di Milano, il Museo dell’Assicurazione, che vale più di molti saggi teorici sul risk management. È una polizza sottile, più volte piegata, segnata dal tempo e dall’uso. È stata emessa a Londra nel 1916, nel pieno della Prima Guerra Mondiale. In fondo alla pagina, una firma: Agnes Russell Stevenson. Una rendita annua di quarantotto sterline.

Guardarla oggi fa un effetto strano. Non per la cifra, né per la carta ingiallita. Ma per quello che rappresenta: qualcuno, in uno dei momenti più bui del Novecento, ha deciso di formalizzare un impegno verso il futuro. Ha aperto quel documento, lo ha letto, forse lo ha richiuso, poi lo ha ripreso e firmato. Non è stato un atto automatico. È stato una scelta deliberata, compiuta in un contesto che spingeva nella direzione esattamente opposta.

Il manifesto e la polizza: due linguaggi per una sola storia

Accanto a quella polizza, nelle collezioni del MUDA, campeggia un manifesto della The Equitable Life Assurance Society. Una figura ampia e sicura protegge una madre e un bambino. Il gesto è quasi definitivo, rassicurante. Costruisce un’idea.

La polizza, invece, mostra cosa succede quando quell’idea incontra la realtà. E la realtà, nel 1916, era una pressione costante, quotidiana, brutale. Le prospettive cambiavano rapidamente. Il tempo delle scelte tendeva ad accorciarsi. La direzione naturale era quella di rimandare, interrompere, evitare impegni che guardassero troppo avanti.

Eppure Agnes Russell Stevenson firmò. E quel gesto, letto attraverso le lenti del risk management contemporaneo, è tutt’altro che banale.

Il rischio che non si vede

Chi lavora nel brokeraggio lo sa bene: il rischio più difficile da gestire non è quello che si misura facilmente. Non è il sinistro già accaduto, né quello statisticamente prevedibile. Il rischio più insidioso è quello che si annida nel processo decisionale stesso, nel momento in cui l’incertezza si trasforma in paralisi oppure, al contrario, in azione precipitosa.

Nel 1916 come nel 2026, i contesti di forte pressione geopolitica e sociale generano lo stesso effetto distorsivo: accorciano l’orizzonte temporale delle decisioni, amplificano il rumore di fondo e rendono più difficile distinguere tra l’urgente e l’importante. Il paradosso è che proprio quando la protezione assicurativa diventerebbe più preziosa, la propensione a sottoscriverla tende a diminuire.

La storia di Agnes Russell Stevenson è la storia di chi ha resistito a quella pressione. Non grazie a informazioni migliori, non grazie a strumenti più sofisticati. Ma grazie a uno spazio di riflessione sottratto all’urgenza del momento.

Cosa ci insegna il MUDA sul mercato di oggi

Il Museo dell’Assicurazione di Milano non è una raccolta di curiosità storiche. È un archivio vivo di comportamenti umani di fronte all’incertezza. E i comportamenti umani, come ci insegna ogni stagione di crisi, tendono a ripetersi con una coerenza disarmante.

Guardiamo al presente. Il mercato assicurativo globale sta attraversando una fase di ridefinizione profonda. I rischi emergenti, dai cyber attack ai rischi climatici, dalla disruption geopolitica alle nuove forme di responsabilità civile legate all’intelligenza artificiale, non hanno ancora trovato coperture standardizzate e mature. Siamo, per certi versi, in una situazione analoga a quella del primo Novecento: nuovi scenari di rischio che chiedono nuovi strumenti, in un contesto in cui la velocità del cambiamento supera spesso la capacità di risposta del mercato.

È qui che il ruolo del broker diventa strategico, non solo operativo. Non si tratta soltanto di trovare la copertura giusta al prezzo giusto. Si tratta di aiutare il cliente a mantenere quello spazio di riflessione che Agnes Russell Stevenson seppe preservare nel 1916. Si tratta di non trasformare l’incertezza in urgenza, di non lasciare che la pressione del momento sostituisca la qualità del processo decisionale.

Il tempo delle decisioni difficili è adesso

C’è una frase, leggibile tra le righe di quella polizza conservata al MUDA, che vale la pena portare fuori dal museo e dentro le sale operative dei broker e dei risk manager di oggi: nel pieno della guerra non era possibile controllare ciò che accadeva, ma si poteva ancora intervenire su come si decideva.

È una distinzione apparentemente semplice, ma straordinariamente potente. Il mercato non si controlla. La volatilità geopolitica non si governa. Le catastrofi naturali non si fermano. Ma il processo attraverso cui un’azienda, una persona, un operatore del mercato arriva a una decisione di copertura può essere presidiato, migliorato, reso più robusto.

Questo è il vero terreno su cui si gioca il valore aggiunto del brokeraggio professionale. Non nell’accesso privilegiato a prodotti o compagnie. Non nella capacità di fare prezzi. Ma nella qualità dell’accompagnamento che si offre a chi deve decidere in condizioni di incertezza. In quella pausa, in quella domanda in più, in quel tempo leggermente più lungo sottratto alla pressione del momento.

Perché raccontare queste storie è parte del nostro lavoro

BrokerChannel nasce con un obiettivo preciso: portare alla luce tutto ciò che il dibattito pubblico assicurativo tende a lasciare nell’ombra. E la storia del MUDA, di quella polizza firmata da Agnes Russell Stevenson nel 1916, è esattamente il tipo di narrazione che vogliamo coltivare. Non nostalgia. Non celebrazione autoreferenziale di un settore che esiste da secoli.

Ma la convinzione che capire da dove veniamo sia l’unico modo serio per capire dove stiamo andando. Che i materiali conservati in un museo possano dire cose che i report di mercato non dicono. Che una firma su una carta ingiallita possa parlare ancora, con straordinaria lucidità, di ciò che significa proteggere il futuro nel tempo delle decisioni difficili.

E che questo, in fondo, sia il mestiere più antico e più necessario del mondo.


Fonte: Paolo Speranza, “Nel tempo delle decisioni difficili”
WALL STREET ITALIA – MAGGIO 2026
MUDA — Museo dell’Assicurazione, Milano. Collezioni Fondazione Mansutti.

Tags: Broker Assicurativigestione del rischioMUDApolizzeRisk Managementstoria assicurativa
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