Lloyd’s ha appena pubblicato i risultati relativi al primo semestre 2026 e i numeri raccontano una storia più complessa di quanto il titolo di ogni comunicato ufficiale lasci intendere.
Il mercato londinese cresce, resta profittevole, ma mostra segnali chiari di un ciclo che sta cambiando marcia. Per chi opera nel brokeraggio, in particolare per chi in Italia lavora quotidianamente con capacità londinese, questi dati non sono un esercizio contabile distante. Sono un indicatore anticipato di come cambieranno condizioni, capacità e appetito al rischio nei prossimi rinnovi.
I numeri alla mano
Il premio lordo raccolto (GWP) è salito a 34,7 miliardi di sterline, in crescita del 6,9% rispetto ai 32,5 miliardi dello stesso periodo del 2025. Dietro questo dato aggregato, però, si nasconde una dinamica interessante da leggere con attenzione. La crescita in volume è stata robusta, 15,8%, trainata da nuovi sindacati e dall’espansione di quelli esistenti. Questo slancio è stato però eroso da due fattori: un effetto cambio negativo del 2,2%, legato al rafforzamento della sterlina sul dollaro, e soprattutto da una variazione di prezzo negativa del 6,7%, contro il 3,5% dello scorso anno.
In altre parole, il mercato sta scrivendo molto più business, ma a tariffe via via più basse. È la firma tipica di un ciclo assicurativo che, dopo anni di hard market, comincia a mostrare le prime crepe della concorrenza.
Il paradosso della sottoscrizione
Il risultato tecnico resta solido: 1,9 miliardi di sterline di utile di sottoscrizione, con un combined ratio migliorato al 90,8% dal 92,5% dell’anno precedente. Ma qui serve leggere tra le righe. Il miglioramento è dovuto quasi interamente a un calo dei sinistri catastrofali, con il major claims ratio sceso al 6,8% dal 10,4%. Se si isola questo effetto, il quadro cambia sensibilmente: il combined ratio sottostante, quello che esclude i grandi sinistri, è peggiorato all’84,0% dall’82,1%, proprio in linea con la riduzione delle tariffe risk-adjusted.
A questo si aggiunge un altro elemento che merita attenzione: le riserve degli anni precedenti hanno contribuito per 3,5 punti percentuali al miglioramento del combined ratio, quasi il doppio rispetto al 2,0% dello scorso anno. Le rilasci di riserva sono un cuscinetto prezioso, ma non infinito, e Lloyd’s stessa segnala rafforzamenti di riserva su fronti delicati come il crollo del ponte di Baltimora e le stime aggiornate legate al conflitto in Ucraina. Sono promemoria concreti di quanto il rischio geopolitico non sia più una voce accessoria nei bilanci assicurativi, ma un fattore strutturale di volatilità.
Anche i costi meritano una menzione. L’expense ratio è salito al 36,4% dal 35,8%, spinto da maggiori costi di acquisizione e da commissioni legate alla profittabilità. Un dettaglio che parla direttamente al mondo del brokeraggio: la remunerazione dell’intermediazione resta una componente in crescita nella struttura di costo del mercato.
Gli investimenti scontano la volatilità dei tassi
Il rendimento degli investimenti si è quasi dimezzato, passando da 3,2 miliardi di sterline (3,1%) a 1,8 miliardi (1,6%). La causa principale sono le perdite non realizzate sul comparto obbligazionario, dovute all’allargamento dei rendimenti in un contesto di tensioni geopolitiche e pressioni inflazionistiche. Le azioni hanno in parte compensato, ma non abbastanza da evitare che l’utile ante imposte scendesse da 4,2 a 3,5 miliardi di sterline.
È un segnale che riguarda tutto il settore assicurativo globale, non solo Lloyd’s: la redditività finanziaria, dopo anni in cui i tassi più alti avevano sostenuto i bilanci, torna a essere ostaggio della volatilità dei mercati obbligazionari.
Capitale solido, ma in leggera contrazione
Il capitale totale, comprensivo di riserve e prestiti subordinati, si attesta a 48,4 miliardi di sterline, in calo rispetto ai 49,8 miliardi di fine 2025, per effetto della restituzione di capitale ai membri a fronte della buona performance dell’anno di sottoscrizione in chiusura. Il ritorno sul capitale scende leggermente al 21,6% dal 22,0%. Sul fronte della solvibilità, invece, le notizie sono positive: il coefficiente centrale sale al 503% dal 496%, mentre quello di mercato resta stabile al 199%. I rating restano solidissimi, A+ per AM Best e AA- per Fitch, KBRA e S&P Global, a conferma che la solidità patrimoniale del mercato non è in discussione.
Cosa significa per i broker italiani
Per chi in Italia colloca rischi speciali, industriali o di grande complessità su Lloyd’s, questo semestre offre due letture parallele. Da un lato, l’aumento dei volumi e l’ingresso di nuova capacità segnalano un mercato più accessibile, con margini di negoziazione tariffaria potenzialmente più ampi per i clienti finali nei prossimi rinnovi. Dall’altro, il deterioramento del combined ratio sottostante suggerisce che questa maggiore disponibilità di capacità non durerà all’infinito senza una risposta disciplinata da parte dei sindacati, soprattutto se il contributo dei rilasci di riserva dovesse esaurirsi.
Il vero tema da tenere d’occhio nei prossimi mesi riguarda proprio l’equilibrio tra crescita dei volumi e disciplina tariffaria. Lloyd’s lo ha messo nero su bianco nella sua strategia di marzo: performance sottoscrittiva, efficienza del mercato, vantaggio di capitale e reputazione restano le priorità dichiarate. Il management conferma la guidance sull’intero esercizio, ma la seconda metà dell’anno dirà se il softening in corso resterà un aggiustamento fisiologico oppure l’inizio di una fase più marcata di ammorbidimento tariffario, con conseguenze dirette sulle strategie di collocamento e sulle scelte di sindacato dei broker che lavorano su Londra.










