Il fondo pan-europeo rileva la maggioranza dell’agenzia milanese delle cauzioni e prepara nuove aggregazioni. Dopo i broker, il private equity internazionale mette nel mirino le agenzie specializzate che lavorano con le imprese.
Il private equity internazionale ha smesso di guardare solo ai broker. Oakley Capital ha rilevato la maggioranza di Galgano SpA, tra le principali agenzie italiane specializzate nel ramo cauzioni e nei rischi tecnologici. Lo riferisce MF-Milano Finanza, secondo cui il fondo punta ad aggregare altre agenzie per costruire un operatore di riferimento, in particolare nelle fideiussioni. Il valore dell’operazione non è stato comunicato, ma la mossa segnala un cambio di bersaglio nella stagione del consolidamento distributivo.
Un’agenzia che vende agli altri intermediari
Galgano non è un broker, ed è un dettaglio che pesa. È un’agenzia plurimandataria, iscritta alla sezione A del RUI e opera con un modello all’ingrosso: mette le proprie soluzioni a disposizione di altri intermediari, broker e colleghi agenti, su tutto il territorio. Il baricentro è il ramo cauzioni e le fideiussioni, che valgono oltre il 70% del portafoglio, con una coda di rischi tecnologici, CAR/EAR e decennale postuma. La struttura conta una trentina di addetti tra la sede di Milano e gli uffici di Lecce e Verona, e un fatturato che si colloca tra gli 8 e i 10 milioni di euro, ricavi da provvigione e non premi intermediati. Dal giugno 2026 la vicepresidenza è affidata a Roberto Sias, veterano delle cauzioni con un lungo passato in Allianz.
È esattamente il profilo che rende Galgano appetibile. Il ramo cauzioni cresce: nel 2025 i premi hanno toccato i 921 milioni di euro, in aumento dell’8% e a livelli record secondo ANIA. E cresce su un canale che il broker presidia poco: le agenzie intermediano il 76,6% della raccolta, contro il 21,2% dei broker. Un’agenzia grossista verticale sulle fideiussioni siede quindi sul lato dominante di un mercato in espansione, anche se il risultato tecnico del comparto credito e cauzioni resta in flessione.
Oakley Capital, dal canto suo, non è un volto nuovo per l’Italia. Nel 2014 era entrata nel capitale di Facile.it, il comparatore di polizze auto, mutui e prestiti. Il fondo pan-europeo mid-market, storicamente attivo su tecnologia, consumer ed education e con circa 8 miliardi di euro di masse gestite, ha di recente costruito una piattaforma dedicata ai servizi assicurativi, Tiger HoldCo, con cui nell’ottobre 2025 aveva già rilevato la genovese ONHC nel comparto salute.
Il nodo del mandato: comprare un’agenzia non è comprare un broker
Qui sta l’elemento tecnico che distingue questa ondata di operazioni dalle precedenti. Il broker lavora per conto del cliente ed è portatore del proprio portafoglio; l’agente opera in forza di un mandato conferito dalla compagnia. Cambiare l’azionista di un’agenzia significa quindi toccare un rapporto che ha come controparte le mandanti, che possono non gradire l’ingresso di un investitore finanziario.
Il punto lo mette a fuoco Rudi Floreani, managing partner e fondatore dello Studio Legale Floreani. «C’è un grande interesse di diversi investitori verso le agenzie assicurative che differisce un po’ dall’aggregazione delle società di brokeraggio», osserva. Da qui una prassi contrattuale precisa: «Per questo le operazioni di vendita sono generalmente siglate a condizione di un nulla osta da parte delle compagnie mandanti che eliminano il rischio di una revoca dei mandati».
È una clausola che ridisegna il perimetro dell’M&A distributivo. Nel brokeraggio l’acquirente compra relazioni e competenze; nell’agenzia compra anche, di fatto, il gradimento delle compagnie, senza il quale il valore del portafoglio può evaporare. Per i fondi che costruiscono piattaforme buy-and-build, la tenuta dei mandati diventa così una variabile di due diligence tanto quanto i numeri di bilancio.
La corsa alle agenzie specializzate
L’operazione Galgano si inserisce in un movimento più ampio. Esaurita in buona parte la fase di aggregazione dei broker, gli investitori internazionali stanno spostando l’attenzione sulle agenzie specializzate in singoli rami che lavorano con le imprese.
Il caso più aggressivo è quello di SABSEG, tra i principali operatori indipendenti di Portogallo e Spagna, che ha messo a punto un piano di espansione nell’Europa meridionale da 350 milioni di euro centrato sull’Italia e proprio sulle agenzie. A marzo 2026 ha acquisito la milanese Insurance Solutions, specializzata in real estate e riqualificazione energetica; a maggio, tramite la holding italiana Next Italy Holding, ha rilevato il 100% del gruppo Today, agenzie plurimandatarie attive soprattutto nella cessione del quinto di pensione e stipendio.
Si muove anche Edge Group, il broker partecipato dal private equity inglese AnaCap, che in Italia affianca alla rete un MGA guidato da Vittorio Scala, ex numero uno di Lloyd’s in Italia. Dall’ingresso di AnaCap nel febbraio 2025 nella società fondata e guidata da Manfredo Sciarretta, il gruppo ha chiuso 24 operazioni aggregando broker e ora, guarda anche alle grandi agenzie specializzate. Sullo sfondo c’è HLD Europe, il fondo lussemburghese nato nel 2010 e partecipato tra gli altri da Philippe Donnet, attuale ceo di Generali, con oltre 4 miliardi di capitale proprio e più di 70 investitori: sull’Italia è pronto a puntare 500 milioni, guardando sia ai broker sia alle grandi agenzie.
Un mercato che cambia proprietari
La distribuzione assicurativa italiana, a lungo frammentata e familiare, sta diventando terreno di caccia per il capitale finanziario anche nel suo segmento più tecnico. Con Galgano il private equity mostra di aver capito che nelle agenzie specializzate, e nelle cauzioni in particolare, c’è un valore rimasto finora ai margini del risiko. Resta da vedere quante mandanti diranno sì.










