Mario Bizzi diventa amministratore delegato di Aon Advisory and Solutions e conserva il cappello EMEA sul Cyber & Technology Risk Consulting. Alessandro De Felice passa a vicepresidente esecutivo e assume il ruolo di Risk Officer per Italia e Mediterraneo orientale.
La società che in Italia porta il marchio Aon fuori dal perimetro dell’intermediazione ha un nuovo amministratore delegato. Mario Bizzi guiderà Aon Advisory and Solutions S.r.l., la controllata che vende consulenza su rischi e risorse umane, e lo farà senza lasciare gli incarichi che già ricopre: Head of Aon Global Risk Consulting per la sub-region Italy & East Mediterranean e Head of Cyber & Technology Risk Consulting per l’area EMEA. La combinazione di deleghe dice più della nomina in sé.
Una società che in cinque anni ha triplicato i ricavi
Aon Advisory and Solutions non è un satellite. I dati di bilancio disponibili sugli aggregatori del Registro Imprese la fotografano in crescita ininterrotta: 59,4 milioni di euro di ricavi nel 2019, 67,9 nel 2020, 82,5 nel 2021, 111,8 nel 2022, 143,9 nel 2023 e 190,5 milioni nel 2024. In cinque esercizi la progressione è del 221%, con l’utile netto che nell’ultimo anno si attesta a 4,8 milioni. Gli addetti sono oltre 340, la sede è a Milano, la società è costituita dal 2012.
Sono ricavi civilistici della S.r.l., non un indicatore di quanto pesa la consulenza dentro il gruppo italiano: il perimetro contabile di una società di servizi include voci che nulla hanno a che vedere con le parcelle su un progetto di risk assessment. Ma la traiettoria resta leggibile, e va letta accanto all’altro dato: Aon Italia ha chiuso il 2025 a oltre 403 milioni di euro di ricavi netti, in crescita dell’11%, ed è su quel bilancio che Andrea Parisi ha indicato nell’advisory evoluta e nel middle market le direttrici italiane del 2026. Nello stesso esercizio il new business vale 55 milioni, la retention supera il 95% e la sub-region Italia e Mediterraneo orientale cresce del 12,6%. Le due cifre non si sommano né si confrontano, ma indicano la stessa direzione.
Il perimetro dichiarato della società copre rischi operativi, strategici, finanziari, regolatori, climatici, cyber, intelligenza artificiale e supply chain, oltre alle risorse umane e alla sostenibilità. È l’elenco di ciò che una direzione rischi corporate si trova sul tavolo e che raramente si risolve con l’emissione di una polizza.
Il divario che l’advisory monetizza
La ragione per cui a guidare quella società va chi presidia il cyber su scala EMEA sta in un numero che Aon stessa produce. Nella Global Risk Management Survey 2025, biennale e giunta alla decima edizione, con circa tremila rispondenti in 63 Paesi, l’attacco informatico e la violazione dei dati risultano il rischio numero uno per il terzo rilevamento consecutivo. Nella stessa rilevazione, però, solo il 13% dei rispondenti dichiara di aver quantificato la propria esposizione cyber. Nella top ten entra per la prima volta la volatilità geopolitica, che dal 2023 guadagna dodici posizioni.
Il rischio percepito come primo è quindi anche quello che quasi nessuno ha misurato. È esattamente lo spazio in cui vive la consulenza: senza una stima di frequenza e severità, il dimensionamento di un massimale è una convenzione, la scelta di una franchigia è un’abitudine e la discussione con l’underwriter non ha un linguaggio comune. Il broker che porta al tavolo una quantificazione dell’esposizione cambia la natura del confronto, sia in fase di sottoscrizione sia nella gestione del portafoglio nel tempo.
Il contrasto con il mercato dei premi rende il quadro più nitido. La copertura cyber attraversa una fase di softening tariffario: tra il quarto trimestre 2023 e il quarto del 2025 il premio medio è sceso del 13% negli Stati Uniti e del 43% nel resto del mondo, con l’Italia tra i mercati più competitivi e coperture più ampie a prezzi più bassi. La domanda di analisi sullo stesso rischio, invece, non arretra. Quando il prezzo del prodotto scende ma la complessità del rischio sale, il valore si sposta a monte del collocamento.
I conti globali del gruppo confermano che la direzione è quella, ma con qualche irregolarità. Aon plc ha chiuso l’esercizio 2025 a 17,2 miliardi di dollari di ricavi, in crescita del 9% e del 6% su base organica; Risk Capital avanza del 7% e Human Capital del 13%, che al netto delle componenti non organiche diventano rispettivamente 6% e 5%. Il quarto trimestre è meno lineare: Human Capital cede l’1%, trainato al ribasso dal wealth. La consulenza cresce, insomma, ma non è una rendita, e l’andamento continuo che qui si osserva riguarda il perimetro italiano.
Tredici mesi tra due nomine
Alessandro De Felice era stato nominato amministratore delegato di Aon Advisory and Solutions a giugno 2025. Lascia l’incarico a luglio 2026, dopo poco più di un anno, per assumere la vicepresidenza esecutiva e il ruolo di Risk Officer della Italy & Eastern Mediterranean Region, con la responsabilità di coordinare le politiche di gestione dei rischi strategici e operativi dell’area. Nessuna motivazione risulta resa pubblica, e non è disponibile alcuna dichiarazione sua o del presidente esecutivo Luca Franzi, confermato nella carica.
Quello che i fatti consentono di dire, senza andare oltre, è che si separano due funzioni: la gestione operativa di una società da 190 milioni di ricavi e oltre 340 persone, e il presidio senior della competenza di risk management su scala regionale. Il gruppo ha già usato questo schema in Italia: in Aon Reinsurance Italia, nel 2023, l’amministratore delegato uscente Gianluca Venturini Guerrini è passato alla presidenza e la gestione è andata a Pietro Toffanello.
Il profilo di De Felice spiega perché una competenza del genere si presidi. Ventisei anni in Prysmian, Chief Risk Officer dal 2005, alla guida della captive riassicurativa del gruppo a Dublino, con enterprise risk management, risk engineering, rischi M&A e programmi assicurativi internazionali sul tavolo. È stato presidente di ANRA per due mandati fino al 2021, vicepresidente FERMA e segretario generale IFRIMA. In Aon porta lo sguardo di chi il rischio lo ha comprato per un quarto di secolo, prima di venderlo.
Bizzi arriva da un’altra direzione. In Aon dal 2018 circa, nel 2022 era vice direttore generale e managing director consulting per Italia e Sud Est Europa. Prima era amministratore delegato di RHEA Group, società di ingegneria per aerospazio, difesa e sicurezza con competenze di cybersecurity. La sua estrazione è tecnologica, non assicurativa. «In una fase in cui le imprese si confrontano con scenari particolarmente complessi, investiamo su competenze distintive, innovazione, data analytics e tecnologia per garantire ai Clienti il supporto più avanzato nelle loro decisioni strategiche», ha dichiarato il neo amministratore delegato.
Il quarto annuncio in meno di due mesi
La nomina si inserisce in una sequenza fitta. A fine maggio Marco Boretti è passato a One Underwriting, l’MGA captive del gruppo; a inizio giugno Andrea Parisi, CEO Italy & Eastern Mediterranean, è stato designato Chairman per l’Europa continentale dal primo gennaio 2027 mantenendo la guida dell’area; a inizio luglio Andrea Costa è diventato Specialty Director Hull & P&I. Ora l’advisory.
Per chi compete con Aon sul segmento corporate, il segnale riguarda il posizionamento più dell’organigramma. Ottenere una quotazione migliore resta il mestiere, ma i ricavi ricorrenti arrivano sempre più da un’altra parte: dal misurare un rischio che il cliente non sa ancora dimensionare. Quell’87% di imprese che il proprio rischio cyber non lo ha quantificato è, per chi vende consulenza, il mercato che resta da aprire.










