Un settore che non conosce crisi
C’è un dato che colpisce, leggendo l’edizione 2026 della classifica dei Top Global Insurance Brokers pubblicata da Best’s Review: i grandi broker mondiali non solo crescono, ma accelerano. In un contesto economico segnato da inflazione persistente, tensioni geopolitiche e mercati sempre più volatili, il brokeraggio assicurativo si conferma un settore anticiclico per definizione, capace di trasformare l’incertezza in opportunità di business. La classifica, basata sui ricavi totali 2025, fotografa un panorama in cui la concentrazione ai vertici è sempre più marcata e le strategie di crescita si giocano su tre tavoli distinti: le acquisizioni, l’innovazione tecnologica e l’espansione geografica.
Marsh: sedici anni al comando, e non è un caso
Per il sedicesimo anno consecutivo, Marsh si conferma il broker numero uno al mondo. Non è una casualità, né una rendita di posizione. Con ricavi che nel 2025 hanno raggiunto i 26,98 miliardi di dollari, in crescita di oltre 2 miliardi rispetto all’anno precedente, Marsh ha dimostrato di saper combinare massa critica e capacità di innovazione in modo che pochi competitor riescono a replicare.
Il 2025 è stato un anno di trasformazione profonda per il gruppo. Il lancio del nuovo brand Marsh, con il nuovo ticker MRSH, ha segnato una discontinuità simbolica ma anche sostanziale: si tratta di un riposizionamento strategico che accompagna la costruzione di un ecosistema digitale fondato su intelligenza artificiale e analytics avanzata, con l’obiettivo dichiarato di migliorare concretamente i risultati per i clienti. Il completamento dell’integrazione di McGriff, acquisita negli anni precedenti, ha consolidato la presenza nel mercato nordamericano. I numeri parlano chiaro: crescita dei ricavi del 10%, reddito operativo adjusted in aumento dell’11% a 7,3 miliardi, e un free cash flow cresciuto del 25%. Sono performance che non si ottengono per inerzia, ma attraverso una visione industriale coerente e una disciplina esecutiva che resta il vero benchmark del settore.
Aon e Gallagher: la stabilità come strategia
Alle spalle di Marsh, Aon consolida la seconda posizione con 17,20 miliardi di dollari di ricavi. Il dato numerico, però, racconta solo una parte della storia. La vera notizia è la direzione strategica impressa dal CEO Greg Case, che ha orientato il gruppo verso due grandi sfide del momento: la gestione dei rischi legati all’intelligenza artificiale e quelli connessi alla salute dei dipendenti.
Il lancio dell’Aon Data Center Lifecycle Insurance Program, che offre coperture integrate fino a 1,5 miliardi di dollari per supportare lo sviluppo di infrastrutture cloud e AI, è un segnale fortissimo: Aon sta scommettendo sulla trasformazione digitale dell’economia reale come motore di crescita assicurativa. Parallelamente, il programma GLP-1 per la gestione del peso nella forza lavoro americana dimostra una capacità di lettura dei trend sanitari ed economici che va ben oltre la logica tradizionale del broker. L’introduzione di Aon Broker Copilot, uno strumento di AI applicata al placement assicurativo commerciale, chiude il cerchio di una strategia che punta a ridefinire il valore aggiunto del brokeraggio nell’era digitale.
Arthur J. Gallagher, terzo con 13,80 miliardi di ricavi, ha invece giocato la carta delle acquisizioni con una aggressività selettiva. Il colpo più significativo è stato l’integrazione di AssuredPartners, broker con operazioni in USA, Regno Unito e Irlanda e un fatturato pro-forma di 2,9 miliardi. Una mossa che rafforza la presenza nel segmento retail commerciale di fascia media, storicamente il terreno più conteso del mercato americano. L’acquisizione di Woodruff Sawyer, con oltre 600 dipendenti e 14 uffici negli Stati Uniti, ha ulteriormente densificato la rete distributiva. In totale, 33 acquisizioni chiuse nel corso dell’anno: un ritmo che poche organizzazioni al mondo riescono a sostenere mantenendo la qualità dell’integrazione.
Brown & Brown: la vera sorpresa dell’anno
Se c’è una storia che merita di essere raccontata con attenzione in questa classifica, è quella di Brown & Brown. Il broker della Florida ha scalato due posizioni, passando dal settimo al quinto posto, con ricavi saliti a 5,90 miliardi di dollari. Una crescita del 22,8% che ha pochi precedenti nel settore.
Il motore di questa ascesa ha un nome preciso: l’acquisizione di RSC Topco Inc., la holding company di Accession Risk Management Group, per 9,83 miliardi di dollari. È stata la più grande operazione nella storia di Brown & Brown, e il CEO J. Powell Brown non ha nascosto l’ambizione: diventare un broker da 8 miliardi di dollari di ricavi. Accession, che figurava al 17° posto nella classifica dell’anno precedente con 1,74 miliardi di fatturato, è entrata a far parte del segmento retail di Brown & Brown, portando con sé un modello operativo decentralizzato e orientato alle vendite, perfettamente compatibile con la cultura aziendale del gruppo acquirente. Il risultato di questa operazione ha letteralmente ridisegnato la parte alta della classifica: Alliant Insurance Services, che occupava il quinto posto, è scivolata al sesto nonostante una crescita dei propri ricavi a 5,80 miliardi. Una beffa statistica che dice tutto sulla dinamica acquisitiva che governa questo mercato.
Il mercato delle acquisizioni: meno deal, ma più grandi
Uno dei dati più interessanti che emerge dall’analisi complessiva del settore riguarda la dinamica delle fusioni e acquisizioni nel 2025. Secondo il report annuale di Optis Partners, il numero totale di transazioni è sceso del 12% rispetto al 2024, attestandosi a quota 695, ben al di sotto della media degli ultimi cinque anni. Il quarto trimestre 2025 ha registrato appena 157 deal, il livello più basso dal 2019.
Eppure, e qui sta il paradosso apparente, le transazioni di valore superiore ai 25 milioni di dollari sono aumentate a sei. Si tratta di un fenomeno che i mercati finanziari conoscono bene: quando il numero di operazioni si riduce, quelle che si concludono tendono ad essere più grandi, più strategiche, più trasformative. Il mercato si sta concentrando, e i broker che non riescono a raggiungere una certa massa critica rischiano di diventare irrilevanti. Optis stima che nel mercato americano esistano ancora oltre 30.000 agenzie indipendenti con ricavi inferiori a 1,25 milioni di dollari, la stragrande maggioranza delle quali non ha alcuna capacità di successione. Sono queste le prede naturali delle prossime tornate acquisitive.
Arthur J. Gallagher si conferma il più attivo tra gli acquirenti pubblici: 18 deal chiusi nel 2025, 136 in totale negli ultimi cinque anni. Solo un deal meno del privato Leavitt Group, che con 137 transazioni totali dal 2021 dimostra che anche tra i broker non quotati c’è chi gioca la partita con la stessa intensità. BroadStreet Partners guida invece la classifica dei compratori supportati da private equity, con 295 operazioni negli ultimi cinque anni e ben 69 solo nel 2025.
Howden, Acrisure e la corsa al quarto posto virtuale
Scendendo nella classifica, il confronto tra Howden e Acrisure merita una riflessione separata. Howden, guidata dal fondatore e CEO David Howden, ha conquistato l’ottava posizione con 4,84 miliardi di ricavi, scalando due posti rispetto all’anno precedente. Il 2025 è stato un anno di espansione straordinaria: 67 acquisizioni completate, con operazioni di rilievo come Barnett Waddingham, Holos e Nordic Netcare. La presenza globale si è estesa a 57 paesi, con una mossa particolarmente significativa: l’ingresso nel mercato del brokeraggio retail americano, storicamente il più difficile da penetrare per un operatore europeo.
Acrisure, con sede a Grand Rapids nel Michigan, ha invece invertito la tendenza scendendo di una posizione al nono posto con 4,82 miliardi. Il dato numerico, però, non rende giustizia alla trasformazione in corso: il gruppo sta evolvendo verso una piattaforma fintech globale, con un aumento di capitale da 2,1 miliardi completato nel corso dell’anno e l’espansione dei servizi verso la gestione delle risorse umane e del payroll per le piccole e medie imprese. È una scommessa ambiziosa, che ridefinisce i confini tradizionali del brokeraggio.
Le new entry e i movimenti nella Top 20
Due storie meritano attenzione nella parte media della classifica. Ryan Specialty, salita di due posizioni al dodicesimo posto con 3,05 miliardi di ricavi, ha registrato il settimo anno consecutivo di crescita superiore al 20%. Un track record che in qualsiasi settore sarebbe considerato eccezionale. La crescita è stata sostenuta da cinque acquisizioni strategiche e da un’espansione geografica che ha portato la presenza del gruppo a oltre 6.100 dipendenti in 129 uffici distribuiti tra USA, UK, Europa, Canada, Australia, Emirati Arabi, India e Singapore.
L’altra storia da raccontare è quella di Diot-Siaci, il broker parigino che ha fatto il suo ingresso nella Top 20 al 19° posto con 1,48 miliardi di ricavi. È la conseguenza diretta dell’acquisizione di Accession da parte di Brown & Brown, che ha liberato un posto nella classifica. Ma Diot-Siaci non è entrato dalla finestra: il gruppo ha sviluppato nel 2025 una nuova struttura proprietaria e ha aperto un ufficio a Londra per accedere alle capacità del mercato Lloyd’s. Un segnale di ambizione internazionale che vale la pena monitorare nei prossimi anni.
Tecnologia e AI: il vero campo di battaglia
Leggendo le schede dei singoli broker, emerge con chiarezza una tendenza trasversale che supera le logiche di posizionamento e quota di mercato: tutti i grandi operatori stanno investendo massicciamente in intelligenza artificiale, analytics e piattaforme digitali. Non si tratta di una moda, ma di una risposta concreta a un cambiamento strutturale nel modo in cui il rischio viene identificato, quantificato e trasferito.
Lockton, decima in classifica con 4,48 miliardi di ricavi, ha avviato il rollout di strumenti di data intelligence per costruire un ambiente di lavoro AI-oriented. USI Insurance Services, tredicesima con 2,97 miliardi, ha potenziato la sua piattaforma proprietaria OMNI AI per offrire ai clienti insight di nuova generazione. The Ardonagh Group ha lanciato Ardonagh Intelligence, un’unità dedicata a robotica, machine learning e data enrichment. Hub International, settima con 5,28 miliardi, ha introdotto Hub Supply Chain AI Risk Solutions, un prodotto che dimostra come l’AI stia entrando anche nelle nicchie più operative della consulenza assicurativa.
Il messaggio che emerge da questa classifica è inequivocabile: nel brokeraggio globale del futuro, la tecnologia non sarà un vantaggio competitivo, ma una condizione di sopravvivenza.
Scala, tecnologia e cultura: i tre assi che riscrivono il brokeraggio
La Top 20 dei broker globali 2026 non è semplicemente una lista di grandi aziende ordinate per fatturato. È la mappa di un settore in profonda trasformazione, dove le regole del gioco si stanno riscrivendo su tre assi fondamentali.
Il primo è la scala: essere grandi non basta più, occorre essere grandi nel modo giusto, con una specializzazione verticale sempre più accentuata e una presenza geografica calibrata sulle opportunità reali di crescita. Il secondo è la tecnologia: chi non investe oggi in AI, analytics e piattaforme digitali si troverà tra qualche anno a competere con strumenti obsoleti contro avversari che nel frattempo avranno ridefinito l’intero processo di valore del brokeraggio. Il terzo è la cultura: le acquisizioni più riuscite, come dimostra il caso Brown & Brown-Accession, sono quelle in cui c’è una compatibilità profonda tra i modelli operativi e le culture aziendali. Comprare fatturato è relativamente semplice, integrarlo è la vera sfida.
Per i broker italiani ed europei che leggono questa classifica, il messaggio dovrebbe essere chiaro: il mercato globale si sta muovendo, e la velocità del cambiamento non lascia spazio all’attesa.










