Dal 4 al 6 ottobre 2026 il FERMA Forum si terrà a Rotterdam, con un titolo che dice già molto del momento che stiamo vivendo: “Widening the Lens: From Risk Insight to Strategic Foresight”. Non è solo il tema ufficiale dell’appuntamento europeo più importante per la comunità del risk management. È, soprattutto, il segnale di un cambio di ruolo. Il risk manager europeo non è più chiamato soltanto a misurare, trasferire e mitigare il rischio. Oggi deve leggere in anticipo le fratture del contesto, tradurle in scelte industriali e aiutare il board a distinguere tra volatilità passeggera e trasformazioni strutturali.
Rotterdam, in questo senso, arriva nel momento giusto. Perché il mercato europeo sta entrando in una fase in cui il rischio non è più una funzione di controllo separata dal business, ma una leva di governo. E chi continuerà a interpretarlo come un presidio tecnico destinato a intervenire a valle dei problemi rischia di restare indietro.
Dalla risk insight alla strategic foresight: il vero messaggio del FERMA 2026
La formula scelta da FERMA è precisa. Allargare la lente significa uscire dalla logica del rischio osservato per silos e passare a una lettura più ampia, interconnessa, continua. Dalla conoscenza del rischio alla previsione strategica significa invece che non basta più sapere dove sono le vulnerabilità. Bisogna capire come queste vulnerabilità possono combinarsi, accelerare e cambiare il posizionamento competitivo di un’impresa.
È qui che il Forum di Rotterdam assume un valore che va oltre il calendario congressuale. FERMA sta spingendo da tempo verso una visione del corporate risk management come funzione di creazione di valore, non solo di protezione. Anche il white paper “Building Organisational Value Through Strategic Risk Management” va in questa direzione: il risk manager come advisor strategico, capace di portare trasparenza sulle esposizioni, ma anche di orientare decisioni, investimenti e resilienza organizzativa. Per molti anni il tema è stato evocato. Oggi diventa obbligato. Perché il rischio europeo non è più fatto di eventi isolati, ma di concatenazioni.
La prima sfida: gestire il rischio in un’Europa regolata, ma non sempre coordinata
Una delle pressioni più forti sui risk manager europei non arriva da un singolo shock esterno, ma dalla stratificazione normativa. DORA, NIS2, CSRD, CRA, GDPR: ciascun framework ha una sua logica, ma per le imprese il problema vero è l’effetto cumulativo.
FERMA, insieme a WTW, ha lavorato proprio su questo punto evidenziando il peso delle sovrapposizioni negli obblighi di notifica e la necessità di semplificare i punti di ingresso regolatori. Il punto non è solo amministrativo. È organizzativo. Quando compliance, cyber, internal audit, legal, sustainability e risk management lavorano su binari paralleli, il rischio non diminuisce. Si frammenta.
Per il risk manager europeo la sfida del 2026 sarà allora meno “conoscere una nuova regola” e più “costruire un’architettura unica di governo”. Anche sul fronte CSRD il messaggio è chiaro: la sostenibilità esce dal perimetro reputazionale e diventa materia di risk governance, allocazione del capitale e strategia.
La seconda sfida: il cyber non è più un rischio specialistico, ma un rischio di continuità
Se c’è un terreno sul quale il risk manager europeo è chiamato a cambiare linguaggio, è quello cyber. Non basta più dialogare con l’IT o con il CISO. Il cyber è ormai un rischio di business continuity, supply chain, responsabilità del management, reputazione e assicurabilità.
La questione centrale non è soltanto la frequenza degli attacchi, ma la difficoltà crescente di governarne gli impatti in un mercato assicurativo che resta severo e selettivo. Le imprese devono notificare, documentare e dimostrare controlli in tempi strettissimi, negoziando coperture in un mercato che premia la maturità dei presidi e penalizza l’ambiguità. A Rotterdam il cyber non sarà trattato come rischio verticale, ma come banco di prova della maturità complessiva del risk management europeo.
La terza sfida: il fantasma dell’inassicurabilità tra clima e catastrofi naturali
Un nodo destinato a dominare l’agenda di Rotterdam è la distanza ormai critica tra l’esposizione reale delle aziende e la capacità di trasferimento assicurativo. Come osservatori del mercato su BrokerChannel, registriamo un allarme crescente: il problema dell’inassicurabilità non è più un’ipotesi teorica, ma una realtà operativa.
Le perdite da eventi naturali estremi aumentano, ma la protezione disponibile non cresce con la stessa velocità. Al contrario, si restringe, si seleziona con criteri spietati e raggiunge costi insostenibili. In molti casi, il mercato tradizionale si ritira imponendo esclusioni che svuotano le polizze.
Qui il tema non è soltanto assicurativo, è finanziario e industriale. L’iniziativa Open Sesame, sviluppata da FERMA con WBCSD, nasce proprio dalla necessità di spostare il focus dal finanziamento post evento alla resilienza pre evento. Significa finanziare prima gli interventi che riducono il danno, invece di limitarsi a cercare chi lo copra a posteriori. Il risk manager del 2026 dovrà saper dimostrare ai vertici aziendali quanto valore produce una misura di resilienza ben progettata in un mondo dove l’assicurazione non è più una garanzia illimitata.
La quarta sfida: geopolitica, frammentazione e catene del valore più vulnerabili
Negli ultimi anni le imprese europee hanno capito che la geopolitica non è un rumore di fondo. È una variabile operativa. Energia, commercio, sanzioni, reshoring, dipendenze tecnologiche, instabilità logistica: tutto questo entra ormai nella vita quotidiana delle aziende e rende più fragile la pianificazione.
La vera difficoltà è che la geopolitica non si lascia gestire con i modelli tradizionali del rischio assicurabile. Qui servono scenari, stress test, lettura dei segnali deboli, capacità di collegare eventi lontani a impatti concreti su forniture, costi, compliance e continuità. È esattamente il terreno della strategic foresight evocata da FERMA: passare dalla mappa statica al radar.
La quinta sfida: assicurabilità, captives e nuove architetture di trasferimento
Quando i rischi diventano più complessi, interdipendenti e del tutto inappetibili per il mercato tradizionale, il tema delle soluzioni alternative diventa vitale per la sopravvivenza stessa del business. FERMA insiste da tempo sul ruolo delle captive come strumento strategico, soprattutto di fronte alla contrazione della capacità su cyber, catastrofi naturali ed esposizioni emergenti.
La discussione riguarda la sovranità del risk financing. Le imprese più evolute stanno capendo che non possono delegare integralmente al mercato la soluzione del problema, soprattutto quando quest’ultimo minaccia di ritirarsi. Devono costruire combinazioni più sofisticate tra retention, captive, prevenzione, ingegneria del rischio e coperture esterne o parametriche. Per il brokeraggio questa è una frontiera decisiva: non basta più cercare capacità, bisogna progettare strutture. Questo avvicina definitivamente il broker tecnico e il risk manager strategico.
La sesta sfida: il mestiere cambia, e cambia anche la classe dirigente del rischio
FERMA sta lavorando anche sulla professionalizzazione della funzione e sulla costruzione di una cultura europea condivisa. Il Next Gen Risk Council va letto in questa chiave: un investimento sulla futura leadership della professione.
Il risk manager che servirà alle imprese europee nei prossimi anni dovrà avere competenze ibride: regolazione, finanza del rischio, tecnologia, sostenibilità, comunicazione con il board, lettura geopolitica. Non un tecnico chiuso nella propria specializzazione, ma un interprete trasversale della complessità.
Perché Rotterdam conta anche per il mercato italiano
Per l’Italia il FERMA 2026 avrà un significato particolare. Le imprese italiane si muovono in un contesto fatto di eccellenze industriali, filiere internazionali, forte esposizione climatica, pressione normativa crescente e una storica necessità di trasformare la cultura del rischio in leva manageriale diffusa.
Il confronto europeo sarà utile solo se verrà letto senza ritualità. Quanto sono maturi i nostri modelli ERM? Quanto il risk manager siede nei processi decisionali che contano? Quanto il brokeraggio è pronto a uscire dalla logica transazionale per diventare architetto di soluzioni di fronte all’inassicurabilità?
Il punto vero: il risk manager europeo è entrato nell’era della responsabilità strategica
Il FERMA Forum 2026 si presenta come il luogo in cui questa trasformazione verrà messa a fuoco con maggiore chiarezza. Il significato più profondo dell’appuntamento di Rotterdam è certificare che il risk management europeo ha superato il confine della funzione specialistica ed è entrato nell’area della responsabilità strategica.
Oggi alle imprese non serve qualcuno che descriva il rischio quando è già visibile a tutti, o peggio, quando è già diventato impossibile da assicurare. Serve qualcuno che lo intercetti prima, lo colleghi alle decisioni e lo traduca in resilienza e vantaggio competitivo. È questa la sfida vera dei risk manager europei. Ed è per questo che Rotterdam, nel 2026, sarà uno spartiacque.











