Il 2025 di Wakam consegna al mercato un segnale meno rassicurante di quanto il recupero tecnico emerso nel 2024 lasciasse immaginare. Nel Rapporto sulla solvibilità e sulla condizione finanziaria relativo all’esercizio 2025, pubblicato l’8 aprile 2026, la compagnia francese specializzata in assicurazione digitale B2B2C indica che il risultato netto resta deficitario. A dare la misura della pressione patrimoniale sono soprattutto due indicatori: rapporto di copertura dell’ SCR al 66% e rapporto di copertura dell’MCR al 150% al 31 dicembre 2025, con ancora un’altra ricapitalizzazione già programmata per il secondo trimestre 2026.
L’SCR torna al centro
Per una compagnia che ha costruito il proprio posizionamento su velocità di lancio, architetture distributive e collaborazione con MGA, broker, insurtech e piattaforme, il nodo non è soltanto contabile. Quando il rapporto di copertura dell’SCR scende sotto il 100%, il tema diventa immediatamente prudenziale, perché il requisito patrimoniale di solvibilità rappresenta il capitale necessario a reggere shock severi su un orizzonte annuale. L’MCR, invece, resta la soglia minima di presidio patrimoniale che consente all’impresa di continuare a operare.
Per questo il fatto che Wakam mantenga nel 2025 un rapporto di copertura dell’MCR pari al 150% non neutralizza la criticità evidenziata sull’SCR. Piuttosto, chiarisce la natura della fase che la compagnia sta attraversando: non una semplice flessione congiunturale, ma un passaggio in cui riequilibrio patrimoniale, risanamento tecnico e revisione del modello operativo devono procedere insieme.
Dal consolidamento del 2024 al deterioramento del 2025
La comparazione con l’esercizio precedente rivela aspetti fondamentali. Nell’SFCR 2024 Wakam riportava un rapporto di copertura dell’SCR al 154% e dell’MCR al 305%, sostenuto anche dalla sottoscrizione, a fine anno, di un prestito super-subordinato da 25 milioni di euro. Lo stesso rapporto descriveva il 2024 come un anno di consolidamento: raccolta in lieve flessione a 815 milioni di euro, miglioramento della sinistrosità, rafforzamento della politica assuntiva selettiva, uscita da programmi non redditizi e avvio del trasferimento progressivo delle attività britanniche verso la nuova entità Wakam UK.
È proprio questa traiettoria a rendere più significativa la fotografia del 2025. Il deterioramento patrimoniale non arriva in un contesto di inerzia gestionale, ma dopo un anno in cui il gruppo aveva già avviato azioni correttive sulla redditività tecnica, sulla selezione del business e sulla struttura operativa. Il punto, quindi, è netto: il recupero industriale da solo non è bastato a riassorbire l’impatto delle perdite e a mantenere il capitale regolamentare su livelli coerenti con le soglie di tolleranza dichiarate.
Perché il risultato tecnico non basta
Nel lessico di Solvency II i piani vanno tenuti distinti. Un miglioramento del margine tecnico non si traduce automaticamente in un riequilibrio del rapporto di solvibilità, perché la metrica dipende dall’interazione fra fondi propri ammissibili, qualità del capitale, assorbimento dei moduli di rischio, riserve, struttura riassicurativa e profilo prospettico dell’impresa.
Nel caso Wakam, l’SFCR 2025 lascia emergere proprio questo scarto: da un lato un quadro ancora deficitario sul piano del risultato netto, dall’altro una pressione patrimoniale che ha richiesto interventi ripetuti di ricapitalizzazione. Il mercato, quindi, non guarda soltanto alla qualità della correzione tecnica, ma anche alla capacità dell’azionista di accompagnarla con mezzi propri sufficienti e tempestivi.
Ricapitalizzazioni e tenuta del modello B2B2C
Il passaggio più delicato è qui. L’SFCR 2025 parla di due operazioni di capitalizzazione successive per un totale di 85 milioni di euro già effettuate nel corso del 2025. A queste si aggiunge una ricapitalizzazione ulteriore da 34 milioni realizzata nel marzo 2026 e finanziata da Big Wakam SAS e dal principale azionista, mentre una seconda ricapitalizzazione è programmata per il secondo trimestre 2026 con l’obiettivo di rafforzare in modo durevole i fondi propri di livello 1.
Questa sequenza dice che la tenuta della compagnia dipende, in questa fase, dalla capacità del gruppo di fornire supporto patrimoniale rapido e continuativo. Nel perimetro delle assicurazioni distribuite tramite partner, il capitale torna così a essere il primo elemento della proposta industriale, prima ancora della velocità di integrazione tecnologica o della flessibilità di prodotto.
È qui che il caso Wakam assume un rilievo che va oltre la singola impresa. La scalabilità del modello B2B2C regge finché ila Compagnia conserva una base patrimoniale coerente con la complessità del business che ospita. Nel 2024 la compagnia aveva già rafforzato i controlli sul rischio di liquidità, sul recupero crediti e sul modello operativo; il 2025 mostra però che, in un ecosistema ad alta crescita, i correttivi tecnici possono non bastare se il capitale viene assorbito più rapidamente del previsto.
La vicenda non ridimensiona da sola il ruolo delle compagnie digitali europee, né cancella il valore industriale costruito da Wakam nel segmento delle assicurazioni distribuite tramite partner. Richiama però il mercato a una distinzione essenziale: innovazione distributiva e resilienza patrimoniale non coincidono automaticamente. La prima accelera la crescita; la seconda ne determina la sostenibilità.









