Spesso i paradossi sono l’espressione più efficace per descrivere le particolarità di alcune situazioni in grado di rappresentare fatti e circostanze sino a ieri ai margini delle probabilità possibili.
Ogni assicuratore ha attraversato in prima persona la difficoltà nel proporre soluzioni di copertura ricorrendo ad un immaginario collettivo, spesso spuntato, per incorniciare le geometrie di vulnerabilità più svariate, utili per convincere il proprio interlocutore a prendere in seria considerazione la sottoscrizione di una polizza. Spesso definiti come visionari negativi di una parte di mondo variamente probabile, che della eventualità del verificarsi di un qualsiasi sinistro sono professionalmente i portatori, per tratteggiare la potenzialità di eventi più genericamente chiamati “Rischi”.
La regola principale da seguire nella proposizione di qualsiasi trattativa consiste nel tener sempre conto della particolarità del contesto all’interno del quale ci si trova, sia in termini di modalità di comunicazione efficace che della gamma delle soluzioni, prodotti o servizi, da esporre a chi ci sta di fronte.
La digitazione su qualsiasi motore di ricerca della parola “Rischio” produce ormai una quantità di risultati di parecchie decine di milioni e di questi tempi declinata nelle sue accezioni più disparate. Viviamo giorni nei quali la realtà ha superato ampiamente la fantasia, costringendoci a prendere in inaspettata considerazione scenari fino a ieri appannaggio di narratori e sceneggiatori di storie fuori dai limiti della nostra conoscenza.
Erano i mutamenti climatici e gli eventi riconducibili alle cosiddette “cat-nat” a impensierire maggiormente economisti, futurologi e assicuratori.
Sono finalmente emersi con la dovuta insistenza richiami e inviti a ragionare in termini di Rischio, Protezione e Prevenzione, per continuare a rendere ancora praticabili il pianeta e i territori nei quali viviamo e che vorremmo affidare alle generazioni che verranno.
Nel tempo in cui scriviamo è invece la geopolitica ad aver preso il sopravvento, numero uno sul podio del RISCHIO scritto con le lettere maiuscole, proprio per la sua predominanza rispetto ai comunque perduranti eventi naturali. Abbiamo imparato a dare finalmente la giusta importanza alla cosiddetta “supply chain”, che con le sue concatenazioni possibili sottolinea le pesanti conseguenze dell’interruzione di un qualsiasi suo anello. Abbiamo scoperto che basta interdire il passaggio attraverso uno stretto qualsiasi per interrompere o pericolosamente rallentare le forniture più disparate, la cui indisponibilità anche per brevi periodi è in grado di influenzare prezzi e sopravvivenze economiche.
Non solo il petrolio e tutto quello legato al trasporto, ma anche le materie prime per la produzione di fertilizzanti necessari a mantenere una produzione agricola sostenibile hanno una parallela importanza. Pochi conoscevano la necessità di disporre del gas elio per poter produrre in atmosfera controllata i semiconduttori e raffreddare nella giusta misura apparecchiature diagnostico medicali. E l’elenco potrebbe continuare a lungo nel sottolineare come fragilità note o nuove amplificano un paradosso che troppo spesso sottovalutiamo: ogni progresso tecnologico evidenzia nuove vulnerabilità, impone nuovi criteri di prevenzione e governo di altrettanti nuovi rischi.
Gli assicuratori si trovano improvvisamente a poter disporre di argomentazioni di inimmaginabile vastità per costruire con i propri clienti le priorità di copertura necessaria. Alle precedenti esercitazioni di fantasia sono subentrate cronache nella disponibilità di tutti, che evidenziano le conseguenze economiche di questa “Nuova Società del Rischio”, complicando costi, prezzi e disponibilità di beni e forniture.
Vale la pena ricordare l’attualità del libro “Il cigno nero”, con il quale Nassim Nicholas Taleb, esperto di scienze dell’incertezza, si chiedeva già nel 2009 come fosse possibile che guerre, pandemie, crolli finanziari mondiali ed eventi simili riescano sempre a coglierci impreparati.
E’ una occasione, che speriamo irripetibile, per il lavoro delle migliori professionalità assicurative che il nostro settore è in grado di esprimere.
Agli Intermediari spetta il compito primario di leggere la nuova società e alle Compagnie il supporto responsabile nel costruire soluzioni compatibili, nella consapevolezza che nei tempi attuali ogni speranza di stabilità poggia su basi quanto mai mobili, per le quali le soluzioni devono essere altrettanto dinamiche e flessibili.
Abituiamoci a considerare l’oggi e il domani come un palcoscenico dove si rappresentano storie spesso senza trame, costringendo autori ed interpreti a esercizi di improvvisazione competenti e consapevoli.
Per essere protagonisti e mai comparse in un mondo che continua a cambiare.










