Il 27 aprile 2026 l’assemblea dei soci di REVO Insurance ha approvato il bilancio d’esercizio chiuso al 31 dicembre 2025. È da quei numeri, ufficiali e definitivi, che parte questa analisi. Perché raramente un bilancio racconta una storia così nitida, così coerente con le premesse che una compagnia si era data fin dalla nascita.
C’è un’azienda in Italia che negli ultimi anni ha fatto qualcosa di raro nel mondo assicurativo: ha mantenuto le promesse. Non quelle delle slide nelle convention di settore, non quelle dei comunicati stampa costruiti a tavolino, ma le promesse concrete, misurabili, scritte nei numeri di un bilancio. Quella azienda si chiama REVO Insurance, e i dati approvati dall’assemblea degli azionisti relativi all’esercizio chiuso al 31 dicembre 2025 raccontano una storia che merita di essere letta con attenzione.
Partiamo da un numero su tutti: 398,1 milioni di euro. È questo il valore dei premi lordi contabilizzati da lavoro diretto nel 2025, in crescita del 28,9% rispetto ai 308,8 milioni registrati nell’anno precedente. Non si tratta di un balzo fortunoso, figlio di un momento favorevole di mercato. È la conferma di una traiettoria precisa, coerente, costruita anno dopo anno con una visione industriale che pochi nel settore riescono a vantare.
L’utile d’esercizio si è attestato a 12,3 milioni di euro, mentre il risultato operativo adjusted consolidato ha raggiunto i 48,4 milioni. L’utile netto consolidato è stato di 22,4 milioni di euro, che sale a 28,6 milioni nella versione adjusted. Numeri che non lasciano spazio a interpretazioni: REVO è un’azienda che cresce e che guadagna, in modo sano, in modo strutturato.
A rendere ancora più significativo il quadro è il Solvency II ratio di Gruppo, fissato al 223,2%. Un dato che parla da solo in termini di solidità patrimoniale e capacità di sostenere la crescita futura senza esporre la compagnia a rischi strutturali. E poi c’è il dividendo: 0,27 euro per azione, con stacco cedola fissato al 4 maggio 2026 e pagamento previsto dal 6 maggio. Un aumento del 22,7% rispetto al dividendo distribuito sull’utile 2024. Un segnale chiaro agli azionisti, ma anche al mercato: questa azienda non solo cresce, ma è in grado di remunerare chi ci ha creduto.
Guardando nel dettaglio la composizione del business, emerge con chiarezza dove risiede il cuore pulsante di REVO. Il ramo Cauzioni ha superato i 107,9 milioni di euro, segnando un incremento del 13,5% e confermando la leadership della compagnia in questo segmento nel panorama italiano. Un primato che non è mai stato scontato e che viene difeso con competenza tecnica e con una capacità di servizio che pochi competitor riescono a replicare. Il ramo Property, dall’altro lato, ha mostrato un dinamismo importante, raggiungendo gli 88,6 milioni di euro, mentre il business mix complessivo si è ulteriormente diversificato, con una crescita diffusa in quasi tutte le linee, a eccezione di Agro e Personal Accident.
Ma i numeri, per quanto importanti, non raccontano tutto di REVO. Quello che rende questa compagnia davvero interessante da osservare è la sua identità culturale, prima ancora che finanziaria. REVO ha scelto di scommettere sulla tecnologia come leva strategica, non come accessorio di facciata. La piattaforma proprietaria OverX e il partner virtuale di underwriting Luminate, sviluppato integrando l’intelligenza artificiale nei processi di valutazione del rischio, rappresentano un cambio di paradigma reale. Non si tratta di digitalizzare l’esistente, ma di ripensare il modello operativo dalle fondamenta.
Nel comparto Specialty è stata avviata la nuova linea Energy, che già nel solo terzo trimestre dell’anno ha generato 4,5 milioni di euro di premi. Le soluzioni parametriche, uno dei segmenti più innovativi dell’intera offerta, hanno superato le 95.000 polizze vendute a fine settembre 2025. Un volume che racconta non solo la capacità di innovare il prodotto, ma anche quella di intercettare una domanda di mercato che i canali tradizionali faticano ancora a soddisfare. A completare il quadro dello sviluppo internazionale, prosegue il consolidamento della branch spagnola, che rappresenta il primo passo tangibile verso una dimensione europea della compagnia.
Se si guarda ai dati dei primi nove mesi del 2025, il percorso risulta ancora più nitido. I premi lordi nei primi tre trimestri avevano già raggiunto i 280,7 milioni di euro, con un aumento del 29,4% sullo stesso periodo del 2024. L’utile netto in quella fase era già a 18,4 milioni, contro i 14,3 milioni dei primi nove mesi del 2024. Il combined ratio IFRS 17 si era assestato all’83,4%, in miglioramento rispetto all’84,9% dell’anno precedente. Il patrimonio netto aveva toccato i 260,8 milioni di euro.
Sono dati che, letti insieme, restituiscono l’immagine di un’azienda che non sta semplicemente crescendo in termini dimensionali, ma che sta migliorando la propria efficienza operativa mentre cresce. E questo, nel mondo assicurativo, è un equilibrio non banale da trovare.
REVO Insurance è nata con l’ambizione di fare le cose diversamente. Guardando a questi risultati, verrebbe da dire che ci sta riuscendo. In un settore che spesso privilegia la prudenza alla velocità, la conservazione all’innovazione, REVO ha scelto un’altra strada. E i numeri del bilancio 2025, approvati il 27 aprile scorso dall’assemblea dei soci, dimostrano che quella strada porta da qualche parte.
Per chi lavora ogni giorno nel brokeraggio e nel risk management, questa non è solo una storia di successo aziendale. È una storia che riguarda il futuro del mercato assicurativo italiano, perché quando una compagnia come REVO accelera, l’intero ecosistema è chiamato a fare i conti con un nuovo punto di riferimento.









