L’unità assistance, travel, health e automotive del gruppo apre a buonuscite e uscite volontarie e collega apertamente la riduzione all’adozione dell’AI nei servizi. Un precedente ancora raro nel settore assicurativo.
Allianz Partners ridurrà fino a 1.800 posizioni in Europa, circa il 7-8% dei suoi oltre 22.000 dipendenti, con un mix di buonuscite, prepensionamenti e uscite volontarie negoziato in mesi di confronto con i comitati aziendali. A distinguere questi tagli non è la dimensione, ma la ragione messa a verbale dal vertice: l’adozione dell’intelligenza artificiale nei servizi di assistenza e nella gestione delle richieste. È uno dei primi casi in cui un grande gruppo assicurativo attribuisce in modo esplicito e ufficiale una contrazione dell’organico all’automazione.
Un piano nato al tavolo, non da un comunicato
La conferma è arrivata dall’amministratore delegato Tomas Kunzmann, intervenuto a un evento a Monaco il 7 luglio, e non da una nota societaria dedicata. Il numero si muove in una forbice tra 1.500 e 1.800 uscite, distribuite su più Paesi: offerte di esodo volontario sono state estese in Spagna, Francia, Germania, Italia e Benelux, al termine di circa sei mesi di trattative con i comitati aziendali. Non si tratta quindi di licenziamenti collettivi imposti, ma di separazioni concordate. Kunzmann ha dichiarato che i lavoratori in uscita saranno trattati “in modo equo” e ha ammesso che una simile transizione “può capitare a chiunque di noi”.
Allianz Partners è la controllata del gruppo dedicata ad assistance, travel, health e automotive, con oltre 10 miliardi di euro di ricavi nel 2024 e una rete che serve più di cento milioni di clienti.
Dove pesa di più: il telefono e le pratiche ripetitive
Il baricentro della riorganizzazione è chiaro. Dei suoi oltre 22.000 dipendenti, Allianz Partners ne impiega circa 14.000 nella gestione telefonica di richieste e sinistri: è la platea potenzialmente più esposta, non la misura dei tagli. Sono proprio le attività ad alta intensità di call center, dal triage delle chiamate alla traduzione fino all’evasione delle pratiche di routine, quelle che chatbot evoluti, risposta vocale e AI generativa possono assorbire più rapidamente.
Qui passa la linea che conta davvero, e che nessun titolo sintetizza bene: ridurre il lavoro manuale ripetitivo non equivale a sostituire una competenza. L’automazione nella gestione dei sinistri sta dimostrando di poter smistare, tradurre e istruire le pratiche più semplici, ma la valutazione di un caso complesso, la lettura di una copertura, il giudizio su un sinistro contestato restano attività dove il fattore umano non è un residuo da comprimere. Non a caso lo stesso gruppo affianca ai piani di efficienza il ricollocamento interno e la riqualificazione del personale, segnale che la competenza acquisita ha un valore che non si esaurisce nel compito automatizzabile.
Il comparto assistance è del resto un laboratorio osservato con attenzione, dove i confini tra servizio, tecnologia e sottoscrizione si stanno ridisegnando e attirano l’interesse di più operatori.
Il salto vero: pronunciare la parola “AI”
Il dato di novità è comunicativo prima ancora che industriale. Poco più di un anno fa, sempre in casa Allianz, la cancellazione di 650 posti nel ramo danni britannico era stata ricondotta a generiche pressioni di mercato, senza alcun riferimento all’automazione. Stavolta il legame è dichiarato dal vertice, e questo sposta il piano del discorso: l’AI smette di essere una promessa da convegno e diventa una voce che incide sui costi del personale.
Il movimento non è isolato. Nel brokeraggio statunitense Acrisure ha annunciato il taglio di circa 2.250 posti, oltre un decimo della sua forza lavoro, motivandolo con l’automazione; in Germania Ergo, del gruppo Munich Re, ha avviato la riduzione di circa mille posizioni, in parte riconducibile alla stessa dinamica. Le stime macro accompagnano il quadro: circa il 27% dei lavoratori delle economie avanzate risulterebbe esposto a un impatto significativo dell’AI. Assistenza e customer service, per la loro natura procedurale, sono tra i primi fronti a essere toccati.
Ciò che l’automazione non decide
Per il mercato assicurativo, ridurre tutto all’idea dell’AI che licenzia spiega poco del fenomeno. La tecnologia si sta insediando nella parte più standardizzabile della catena del valore, mentre il presidio umano si riposiziona verso ciò che richiede giudizio: consulenza, gestione della relazione, casi non lineari, contenziosi. La stessa logica emerge negli accordi con cui AIG sta portando modelli generativi dentro le piattaforme interne di gestione sinistri, dove la decisione finale sui casi complessi resta espressamente affidata alle persone.
Per chi vive di intermediazione la lettura è diretta. La quota di lavoro che l’AI erode è quella a basso valore aggiunto, ripetitiva e misurabile; la quota che protegge, e anzi rende più visibile, è quella fatta di competenza, ascolto e assunzione di responsabilità. Il rischio non è la macchina che sostituisce il professionista, ma l’organizzazione che confonde le due cose e taglia la competenza insieme al compito.
Il caso Allianz Partners è tra i primi in cui un gruppo assicurativo mette nero su bianco il nesso tra intelligenza artificiale e occupazione. E al settore lascia una domanda che pesa più della conta dei posti: quali competenze si sceglie di trattenere.










