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Home Analisi & Approfondimenti

Forte sul capitale, debole sulla protezione: l’assicurazione italiana allo specchio europeo

BrokerChannel.it di BrokerChannel.it
03/10/2026
A A
assicurazione italiana in Europa

Il confronto ANIA su dati EIOPA fotografa l’assicurazione italiana in Europa a due velocità: ai vertici del continente per solidità e redditività, ma con la penetrazione danni più bassa dei nove principali mercati (1,9% del PIL, appena 1,1% al netto dell’auto) e una tassazione dei premi tra le più alte. Un mercato robusto che copre ancora poco.

Nel confronto con i principali mercati assicurativi del continente, l’Italia mostra due volti opposti. Sul fronte della solidità patrimoniale e della redditività si colloca ai vertici europei; su quello della diffusione delle coperture, soprattutto nei rami danni diversi dall’auto, resta in fondo alla classifica. È lo stesso divario di protezione che l’ANIA ha posto al centro della sua assemblea annuale, e che il confronto europeo su dati EIOPA traduce in numeri. L’analisi mette a fuoco nove paesi che insieme valgono quasi il 90% della raccolta premi europea.

Ai vertici per capitale e redditività

Il primo dato che emerge è la robustezza del sistema. A fine 2025 il Solvency ratio delle compagnie italiane si attesta a 2,74, in crescita dal 2,60 dell’anno precedente e superiore sia alla media del campione (2,55) sia a mercati come Francia (2,50), Spagna (2,39), Belgio (2,12) e Paesi Bassi (1,99). L’unico paese con un valore nettamente più alto è la Germania (3,05). È una posizione di capitale che colloca l’Italia stabilmente nella parte alta della classifica europea.

Anche la marginalità tecnica dei rami danni tiene. Il combined ratio italiano si ferma al 92,3%, sotto la media europea del 94,1% e in miglioramento rispetto al 94,4% del 2024. Sul piano della redditività complessiva, il Return on Equity medio del triennio 2022-2024 è pari al 10,0%, sostanzialmente in linea con la media del campione (10,2%), ma con una traiettoria in forte recupero: dal 3,2% del 2022 al 15,4% del 2024. Il mercato italiano, insomma, non ha un problema di tenuta né di conti.

La penetrazione danni più bassa del campione

Il quadro cambia quando si guarda a quanto il mercato pesa sull’economia reale. Nei rami danni il rapporto tra premi e PIL colloca l’Italia all’ultimo posto del campione, con un valore dell’1,9%, stabile nel triennio e inferiore di circa 1,4 punti alla media europea. Il confronto diventa impietoso se si esclude l’auto, la cui responsabilità civile è obbligatoria in tutti i paesi: al netto dell’r.c. auto il rapporto italiano scende all’1,1%, contro una media del 2,5% e un valore olandese che arriva al 6,3%.

Non è un fatto congiunturale. La raccolta danni è cresciuta anche in Italia, del 6,8% nel 2025, in linea con un comparto europeo che ha superato i 588 miliardi. Il punto è strutturale: la protezione dei rischi diversi dall’auto, quelli che riguardano il patrimonio di famiglie e imprese, resta molto meno diffusa che nel resto d’Europa. È il divario su cui si gioca gran parte del potenziale di crescita del mercato.

Vita in crescita, ma con spazi da colmare

Sul versante vita la fotografia è più favorevole, pur con un margine di sviluppo evidente. Il rapporto tra premi vita e PIL è salito al 5,3%, dal 4,2% del 2023, con un trend crescente che porta l’Italia sopra la media europea del 4,8%. La raccolta netta, cioè il saldo tra premi e uscite, è tornata positiva, all’11,4%, dopo il minimo del 2023 (meno 22,9%): segno che sono stati riassorbiti gli oneri per i riscatti che avevano pesato sul biennio precedente.

Un indicatore, però, segnala che il mercato vita italiano è meno maturo di altri. Il rapporto tra riserve matematiche e PIL, che ne misura il grado di sviluppo, si ferma al 37,0%, sotto la media europea del 41,6%. In paesi come la Danimarca il valore supera di oltre tre volte quello italiano. Resta quindi spazio per una penetrazione più ampia. A favore dell’Italia gioca l’efficienza di costo: l’expense ratio del vita è pari al 4,1%, tra i più bassi del continente, dove la media si colloca al 10,3%.

Sinistri bassi, costi alti: il nodo dell’efficienza danni

Il comparto danni racconta un chiaroscuro interessante. Da un lato la sinistralità è contenuta: il loss ratio italiano è pari al 55,2%, oltre dodici punti sotto la media europea del 67,4%, e in progressiva discesa dal 61,2% del 2023. Dall’altro i costi di gestione pesano più che altrove: l’expense ratio danni si attesta al 37,0%, ben sopra la media del campione (26,8%), e resta stabile nel tempo.

La lettura è netta. La buona marginalità tecnica del danni italiano poggia soprattutto sui pochi sinistri, non sull’efficienza dei costi di gestione e distribuzione, che restano tra i più elevati del campione. È un elemento che incide direttamente sul prezzo finale delle coperture e, quindi, sulla loro appetibilità per il cliente.

Una tassazione dei premi tra le più pesanti d’Europa

Sul divario di protezione pesa anche un fattore che il mercato non controlla: la fiscalità. L’Italia si conferma un paese ad alta tassazione indiretta dei premi. Nell’r.c. auto l’aliquota complessiva raggiunge il 26,2%, risultato dell’imposta sulle assicurazioni (in media 15,7%) e degli oneri parafiscali (10,5%): un livello ben superiore alla media dell’Unione, ferma al 18,7%, e distante da paesi come Spagna (9,65%), Austria (11%) e Regno Unito (12%).

Il carico resta elevato anche altrove. Nel ramo incendio e nella r.c. generale l’aliquota italiana è pari al 22,25%, tra le più alte del continente, superata solo da Francia e Finlandia. Ma il segnale più significativo arriva dal ramo malattia: oltre la metà dei paesi analizzati lo esenta o applica aliquote intorno all’1%, mentre l’Italia continua a tassarlo. Hanno scelto l’esenzione mercati come Germania, Spagna, Paesi Bassi e Svezia. Come rileva la stessa ANIA, una scelta analoga favorirebbe la diffusione di uno strumento con una funzione sociale rilevante, alleggerendo la spesa a carico del sistema sanitario pubblico. Il costo fiscale, in altre parole, frena la diffusione proprio dove la penetrazione è già più bassa.

Un mercato solido che copre ancora poco

Il ritratto che esce dal confronto europeo è coerente in tutte le sue parti. L’assicurazione italiana è tra le più solide e redditizie del continente, ma tra quelle che proteggono meno l’economia che le sta attorno. Il capitale c’è, i conti tengono, la sinistralità è bassa. A mancare è la diffusione delle coperture, soprattutto nei rami danni diversi dall’auto e in un vita ancora poco maturo, mentre una tassazione tra le più alte d’Europa agisce da ulteriore ostacolo. Il terreno di crescita del mercato coincide con il suo ritardo: portare la protezione dove ancora non arriva, nel patrimonio delle famiglie e delle imprese.

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