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Home News Mergers & Acquisitions

Willis mette radici in Friuli: WTW rileva il 100% di Smb Scala & Mansutti

BrokerChannel.it di BrokerChannel.it
03/07/2026
A A
Willis acquisisce Scala & Mansutti

Il quarto broker del mondo acquisisce lo storico intermediario di Udine per presidiare il Nord-Est e il middle market. Un’operazione che parla di consolidamento, di portafogli tecnici difficili da replicare e di scala come leva competitiva.

WTW, attraverso la controllata Willis Italia, ha rilevato l’intero capitale di Smb Scala & Mansutti Broker, intermediario friulano specializzato nella clientela corporate e middle market. L’operazione, comunicata il 2 luglio, rafforza il presidio del gruppo nel Nord-Est e aggiunge un tassello a una campagna di acquisizioni avviata da tempo. Dietro il singolo passaggio di proprietà c’è la fotografia di un mercato che continua a concentrarsi, con i grandi gruppi internazionali a caccia di competenze locali.

Un gigante che compra prossimità

Willis Italia è la branch italiana di un gruppo che nel brokeraggio gioca in un’altra categoria dimensionale. WTW ha chiuso l’esercizio 2025 con ricavi intorno ai 9,71 miliardi di dollari, collocandosi al quarto posto tra i broker mondiali. Sul mercato italiano il gruppo conta dieci sedi, oltre 9.000 imprese clienti e un fatturato salito a 112 milioni di euro nel 2025, dai 101 dell’anno precedente.

La crescita non è casuale. Dal 2023 Willis Italia persegue una linea esplicita di sviluppo per acquisizioni, con l’obiettivo dichiarato di aumentare il fatturato del 40-50% in tre anni e con Roma e il Sud Italia indicati come prossime aree di espansione. L’ingresso di Smb è il primo deal italiano di questa campagna che risulta portato a termine, e va letto in quella cornice più che come episodio isolato.

«Questa nuova acquisizione rappresenta una tappa rilevante nel nostro percorso volto a creare la piattaforma di intermediazione specialistica più completa in Italia», ha dichiarato Gian Marco Tosti, co-head di Willis Italia. La scelta lessicale è indicativa: non si parla di semplice copertura geografica, ma di costruzione di una piattaforma specialistica, un modello in cui ogni acquisizione porta un pezzo di competenza verticale.

Che cosa entra nel gruppo

Smb Scala & Mansutti Broker nasce nel 2002 e ha la sua base a Udine, dove si è affermata tra i principali intermediari del Friuli Venezia Giulia. Il marchio, stando alla tradizione familiare, affonda le radici in una storia più antica, quella degli Scala attivi nell’assicurazione da fine Ottocento, ma la società nella sua forma attuale ha poco più di vent’anni. Il portafoglio pesa più dei ricavi contabili: oltre 25 milioni di euro di premi intermediati a fronte di un fatturato superiore ai 3 milioni.

È un rapporto tipico del brokeraggio corporate di qualità, dove il volume dei premi gestiti e la complessità dei rischi valgono più del giro d’affari nudo. Smb serve una clientela con operatività internazionale, gestita attraverso una piattaforma proprietaria, ed è proprio questo tipo di know-how, costruito su relazioni pluriennali e conoscenza tecnica dei settori esportatori, che gli acquirenti pagano a premio e che difficilmente si replica per linee interne.

Il gruppo lo sa, e struttura l’operazione per non disperderlo. Il marchio Smb resta in vita e le tre socie, Claudia Ravello, Cristina Scarpa e Talita Botto, entrano nel nuovo board. La continuità della squadra è la leva classica di queste acquisizioni: trattenere le persone significa trattenere il portafoglio e le relazioni con i clienti, che nel brokeraggio corporate restano legati alle figure di riferimento più che all’insegna.

«Smb apporta un’ampia conoscenza del mercato locale e una comprovata esperienza nel fornire soluzioni su misura», ha commentato Marco Antonio Colonna, co-head di Willis Italia, sottolineando che l’ingresso rafforza in modo significativo la presenza del gruppo nel Nord-Est.

Da un gruppo all’altro, passando per l’indipendenza

La traiettoria societaria di Smb è una chiave di lettura, perché condensa in pochi anni il ciclo tipico del brokeraggio italiano. In una fase precedente la società era entrata nel perimetro del gruppo Mansutti, la realtà milanese collegata all’universo dell’insurtech wefox. Nel novembre 2023 un management buyout guidato dalle tre manager l’aveva riportata all’indipendenza, sganciandola da quel perimetro. Meno di tre anni dopo, l’approdo in un gruppo internazionale.

Aggregazione, ritorno all’autonomia, nuova aggregazione in un gruppo estero: è la sequenza che attraversa buona parte del comparto. Le competenze regionali di alto profilo circolano tra piattaforme, escono e rientrano nei perimetri, e alla fine tendono a gravitare verso gli operatori con maggiore capacità di investimento. Il passaggio a WTW è l’esito più naturale di questa dinamica.

Quando la scala diventa il prodotto

L’operazione si inserisce in un consolidamento del brokeraggio italiano ormai maturo e multi-attore, dove i grandi gruppi esteri assorbono realtà regionali specializzate. Marsh, Howden con l’integrazione di Assiteca, Gallagher (di recente entrata anche nel Private Equity e M&A italiano) e la stessa WTW hanno costruito le loro posizioni italiane anche così, comprando radicamento e portafogli tecnici già formati. Smb rientra nel pattern del big estero che rileva il regionale specializzato, in questo caso in un Nord-Est fatto di PMI esportatrici e rischi industriali complessi.

I numeri di sistema spiegano perché la scala conti. I broker intermediano oltre 23 miliardi di euro di premi, su una platea di iscritti al RUI sostanzialmente stabile: significa che il volume si redistribuisce verso operatori sempre più grandi, aumentando la concentrazione per singolo attore. Nel ramo danni la quota del canale broker sfiora il 35%, ma nel non-auto supera il 51%, dove il broker è già il canale dominante. È lì, nel corporate e nei rischi d’impresa, che la partita del consolidamento si gioca davvero.

Per una clientela middle market con esposizioni internazionali il passaggio ha una ricaduta concreta sull’accesso ai mercati. Entrare in una rete globale amplia la capacità di collocamento su programmi multinazionali, sindacati assicurativi esteri e capacità di sottoscrizione che un broker regionale, per quanto tecnicamente attrezzato, fatica a raggiungere da solo. Sull’altro versante, la pressione competitiva sui broker indipendenti che presidiano gli stessi territori si fa più forte: la scala diventa un fattore di consulenza e di sottoscrizione, non solo una questione di volumi. Non tutti rispondono con la vendita, del resto: c’è anche chi tiene la barra sulla crescita organica e su modelli “hub” costruiti in casa, scegliendo la strada opposta a quella dell’aggregazione in un grande gruppo.

Il deal friulano, letto isolatamente, è un tassello. Letto nella sequenza della campagna di WTW e nel movimento più ampio del mercato, misura la velocità con cui il valore tecnico costruito sui territori sta migrando verso poche piattaforme di dimensione internazionale. Per chi opera nel brokeraggio è la variabile competitiva da tenere d’occhio nei prossimi mesi, mentre lo sguardo del gruppo si sposta già verso Roma e il Sud.

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