Il paradosso ha un nome preciso: il mercato della cyber insurance. Mentre le minacce informatiche crescono in volume, sofisticazione e capacità distruttiva, i premi assicurativi continuano a scendere. Da più di due anni. Eppure il settore, contro ogni logica apparente, rimane profittevole. Ma per quanto ancora?
S&P Global Ratings ha pubblicato un’analisi che mette il dito nella piaga e descrive con lucidità un mercato che si trova a un vero e proprio punto di flesso: o si riequilibra in modo graduale e disciplinato, o rischia una correzione brusca e dolorosa. Le prossime scelte degli operatori, a partire dai riassicuratori, determineranno quale dei due scenari prenderà forma.
Un mercato che cresce sotto pressione
I numeri del mercato cyber sono di per sé eloquenti. I premi globali, attestati intorno ai 14 miliardi di dollari a fine 2023, potrebbero raggiungere i 23 miliardi entro la fine del 2026, con tassi di crescita annui stimati tra il 15% e il 20%. La domanda di copertura assicurativa aumenta, trainata dall’escalation delle minacce, dalla crescente consapevolezza delle aziende e dall’espansione verso mercati ancora poco penetrati come l’Asia-Pacifico e l’America Latina.
Il problema non è la domanda. È il prezzo.
Dal picco del 2022, le tariffe cyber sono scese mediamente del 22%. Nel 2025 erano ancora del 6% inferiori rispetto all’anno precedente. L’abbondanza di capacità sottoscrittiva, l’ingresso di nuovi player e la competizione tra riassicuratori hanno alimentato una spirale discendente che ha compresso i margini pur senza, finora, portare i combined ratio sopra il 100%. La soglia oltre la quale si entra tecnicamente in perdita tecnica.
Perché si è rimasti profittevoli (e per quanto)
La profittabilità del settore in questo contesto appare, a prima vista, controintuitiva. Tre fattori strutturali la spiegano.
Il primo è la disciplina sottoscrittiva. Le compagnie hanno mantenuto standard rigorosi, escludendo o riprezzando i segmenti di portafoglio con performance deteriorate. Un processo di re-underwriting attivo che ha permesso di contenere le perdite anche mentre i premi scendevano.
Il secondo fattore è tecnologico. I progressi nella cybersecurity difensiva, inclusi i sistemi basati sull’intelligenza artificiale, hanno ridotto la severity media dei sinistri grazie a tempi di rilevamento e risposta sempre più rapidi. Gli assicurati più esposti hanno migliorato la propria resilienza, spesso su pressione delle stesse compagnie di assicurazione che condizionano la copertura all’adozione di misure specifiche, come l’autenticazione multifattore.
Il terzo fattore è la struttura del mercato riassicurativo. La cyber insurance è una delle linee di business più riassicurate in assoluto, proprio per la natura sistemica e accumulativa del rischio. I riassicuratori hanno finora garantito capacità abbondante e condizioni relativamente favorevoli, consentendo alle compagnie di trasferire le esposizioni più significative.
Ma questo equilibrio appare sempre più fragile.
I nuovi moltiplicatori di rischio: AI e geopolitica
Due driver strutturali stanno accelerando la pressione sul mercato in modo che non può essere ignorato.
L’intelligenza artificiale sta diventando uno strumento di attacco formidabile. Abbassa le barriere all’ingresso per i threat actor, rende gli attacchi più economici, più veloci e più scalabili. Ma l’AI non è solo un vettore nelle mani degli aggressori: è essa stessa una superficie di attacco, con i sistemi AI che presentano nuove vulnerabilità sfruttabili. Il risultato è un’espansione del perimetro di rischio cyber senza precedenti.
Sul fronte geopolitico, le tensioni internazionali hanno elevato strutturalmente il livello di attività malevola. Le operazioni state-sponsored, lo spionaggio informatico e gli attacchi a motivazione politica contribuiscono a un ambiente di minaccia permanentemente più alto. Per gli assicuratori, questo introduce incertezza sistemica nelle stime dei sinistri e solleva questioni complesse legate all’esclusione degli atti di guerra nelle polizze cyber, un terreno ancora oggi giuridicamente scivoloso e contenzioso.
L’espansione delle coperture: opportunità e rischio di accumulo
In un mercato competitivo, le compagnie tendono ad allargare le coperture per differenziarsi e acquisire clienti. Nel cyber questo avviene, tra l’altro, attraverso l’estensione delle garanzie per le interruzioni di business causate da incidenti che colpiscono fornitori e service provider terzi. Una scelta che amplia la rilevanza pratica della polizza per l’assicurato, ma che introduce un rischio sottovalutato: l’accumulo.
Quando migliaia di aziende assicurate dipendono dagli stessi cloud provider o dagli stessi fornitori di software, un singolo evento sistemico può generare sinistri simultanei e correlati su larga scala. È esattamente il tipo di scenario che rende il rischio cyber strutturalmente diverso, e più pericoloso, rispetto alla maggior parte delle altre linee di business. E che rende i riassicuratori, e non solo le compagnie, potenzialmente esposti a perdite di portata eccezionale.
I due scenari possibili
S&P delinea con chiarezza due traiettorie future per il mercato.
Lo scenario uno è quello del riequilibrio graduale. Le compagnie implementano aumenti tariffari controllati, la disciplina sottoscrittiva si consolida, i combined ratio rimangono sotto il 100% e la struttura attuale del mercato, dominata dalla riassicurazione tradizionale, si preserva. I primi segnali di decelerazione nella discesa dei prezzi, particolarmente visibili nel mercato statunitense, supportano questa ipotesi. Per S&P è lo scenario ritenuto più probabile.
Lo scenario due è quello della correzione ritardata. Se la pressione competitiva mantiene i premi a livelli inadeguati rispetto all’evoluzione dei sinistri, la profittabilità potrebbe deteriorarsi rapidamente nel corso dei prossimi uno-due anni. Lo scenario richiamerebbe dinamiche già viste: la crisi del mercato cyber del 2021, quando i premi erano esplosi verticalmente dopo anni di sottovalutazione del rischio, o la correzione del mercato property & casualty riassicurativo del 2023. La risposta sarebbe inevitabilmente drastica: aumenti tariffari netti, riduzione della capacità, restrizione delle coperture. Con impatti significativi per gli assicurati.
Il ruolo cruciale del mercato riassicurativo
In entrambi gli scenari, i riassicuratori sono il vero epicentro delle decisioni. Sono loro a fissare gli standard sottoscrittivi, a definire i prezzi di riferimento e a promuovere la coerenza nella gestione del rischio lungo tutta la catena del valore. Finché la capacità riassicurativa rimane abbondante e le condizioni relativamente morbide, il mercato primario regge. Se i riassicuratori iniziano a diventare più selettivi, l’effetto si propaga rapidamente verso il basso.
La struttura tecnica del mercato riassicurativo cyber si sta anche evolvendo. Accanto alle tradizionali strutture quota share, che rimangono dominanti, si affermano sempre più meccanismi di aggregate excess-of-loss, stop-loss cover, strutture per eventi catastrofali e protezioni per occorrenza. Un’evoluzione che riflette la maturazione del mercato e la crescente attenzione alla gestione dell’accumulo e del rischio di coda.
Il mercato dei capitali alternativi: presente ma in attesa
L’ultimo anello della catena del trasferimento del rischio cyber è rappresentato dalla retrocessione e dai mercati dei capitali, in particolare dagli Insurance Linked Securities (ILS) sotto forma di cyber catastrophe bond. Un comparto strategicamente rilevante, ma ancora embrionale.
Nel 2026, l’unica transazione ILS cyber completata è stata la terza emissione del programma Cumulus Re di Hannover Re: 35 milioni di dollari di protezione parametrica contro le interruzioni dei principali cloud provider statunitensi, la più grande della serie, cresciuta del 75% rispetto all’emissione del 2025. Un segnale di maturazione del programma, ma anche della sua ancora limitata scala rispetto alle esposizioni di mercato.
Player affermati come Beazley e Chubb hanno rinnovato le proprie strutture ILS nel biennio 2025-2026, ma nessun nuovo cedente ha fatto il proprio ingresso nel mercato. AXIS e Swiss Re non hanno rinnovato le proprie strutture cyber-ILS a collocamento pubblico. I cyber catastrophe bond rappresentano oggi l’1,3% del mercato complessivo ILS, con una quota di nuova emissione scesa allo 0,19% del totale nel 2026. Un arretramento che, però, non segnala mancanza di appetito degli investitori: segnala semplicemente che, con la riassicurazione tradizionale ancora abbondante e relativamente economica, le compagnie non hanno incentivo economico a rivolgersi ai mercati dei capitali.
La situazione potrebbe cambiare radicalmente nello scenario due. Se il mercato tradizionale dovesse farsi più selettivo e costoso, le strutture ILS tornerebbero ad essere competitive come fonte di capacità aggiuntiva, specialmente per la copertura di eventi estremi e a bassa frequenza. Gli investitori istituzionali guardano con interesse crescente al segmento, attratti da premi di rischio superiori rispetto ai più maturi cat bond su rischi naturali. Il vero freno rimane l’incertezza sul rischio di coda e la lentezza nello sviluppo dei sinistri, che può bloccare il capitale investito per periodi prolungati.
Il punto di svolta è adesso
Il mercato della cyber insurance si trova oggi in un momento che raramente si riesce a identificare con chiarezza prima che si manifesti pienamente: un punto di flesso. I segnali sono leggibili per chi sa interpretarli. La decelerazione nella discesa dei prezzi, la progressiva maturazione degli strumenti riassicurativi, la crescita strutturale delle minacce e l’evoluzione della copertura verso rischi sempre più interconnessi disegnano un mercato che non può permettersi di restare fermo.
Per i broker e i professionisti del risk management, la lettura di questo momento ha implicazioni concrete. I clienti che oggi acquistano coperture cyber potrebbero trovarsi a rinnovarle in un mercato profondamente diverso tra dodici o ventiquattro mesi. Comprendere le dinamiche strutturali che muovono prezzi, capacità e condizioni è il presupposto per una consulenza davvero di valore. Non solo per vendere una polizza, ma per proteggere davvero chi si affida a noi.











