Offerta vincolante sul 100% di Eurocaution S.A., broker e agenzia di sottoscrizione di Bertrange attiva in Lussemburgo e in Belgio. Venti milioni di base più un earn-out sul 2027, closing non prima di fine anno. È il primo passo per linee esterne dopo la fusione con Elba.
REVO Insurance ha messo sul tavolo fino a 22 milioni di euro per l’intero capitale di Eurocaution S.A., società lussemburghese specializzata in garanzie e cauzioni. L’offerta vincolante è stata presentata il 3 agosto: il contratto di compravendita non è ancora sottoscritto e la compagnia scrive che «non vi è pertanto certezza che l’operazione venga perfezionata né che ciò avvenga nei tempi attualmente previsti». Al di là dell’esito, l’annuncio segna un cambio di registro per il gruppo veronese, che dopo Elba era cresciuto senza comprare nulla.
Dalla SPAC alla Spagna, una crescita costruita in casa
La storia societaria è quella di una SPAC quotata nel 2021 che nel novembre dello stesso anno si combina con Elba Assicurazioni, specialista delle cauzioni, e nel novembre 2022 approda su Euronext STAR Milan. Da lì in avanti la crescita è arrivata dall’interno: REVO Underwriting, la MGA controllata al 100% operativa dal 2022; 15,3 milioni investiti in tecnologia nel 2025, a partire dalla piattaforma proprietaria OverX; e la succursale spagnola, operativa dal novembre 2024 su financial lines e cauzioni, che ha chiuso il 2025 con oltre 9 milioni di premi.
Quella spagnola non è stata un’acquisizione, e vale la pena fissarlo perché è il punto che rende leggibile l’operazione di oggi. REVO Iberia è una succursale aperta da zero con un iter autorizzativo, senza una società da comprare e senza portafoglio ereditato. Sul Benelux la scelta è opposta, e la nota societaria la definisce senza perifrasi come «avvio di un percorso di crescita inorganico», rivendicando che rilevare un operatore già radicato consente, «a differenza di un approccio greenfield», di sfruttare relazioni distributive consolidate e di «ridurre sensibilmente la lunghezza e la profondità della J-curve tipica dei progetti di espansione in nuovi mercati». Alberto Minali, amministratore delegato, la inquadra come «un ulteriore passo nel processo di crescita internazionale avviato nel novembre 2024 con l’apertura della Branch Iberia».
Una rete da comprare, la carta la mette la compagnia
Eurocaution non è un’impresa di assicurazione. Costituita nel giugno 2012 a Bertrange, iscritta al registro lussemburghese con codice attività riferito ad agenti e broker, si presenta come intermediario digitale specializzato in garanzie bancarie e assicurative ed è classificata come courtier souscripteur, cioè broker con poteri di sottoscrizione delegati da assicuratori terzi.
Il distinguo non è formale. Chi compra non acquisisce riserve tecniche, né un portafoglio di rischi già in bilancio: acquisisce la macchina che intercetta e istruisce le richieste di garanzia, un team di sottoscrizione e le relazioni con la domanda. La capacità la porterà REVO, attraverso quella che la compagnia definisce «la costituenda succursale lussemburghese», REVO Benelux. È lo stesso schema che il gruppo pratica in Italia con la propria MGA: chi origina il rischio e chi lo assume tornano dentro lo stesso perimetro. Alessandro Rizzo, amministratore delegato di Eurocaution, è indicato come figura chiave e destinato al ruolo di Branch Manager, ma solo dopo il perfezionamento e le autorizzazioni.
Il completamento di una casa non è una gara d’appalto
Sul piano industriale l’operazione poggia sul ramo dove REVO è prima in Italia per premi: 107,9 milioni nel 2025, in crescita del 13,5%, pari al 27,1% della raccolta complessiva e voce singola più pesante del portafoglio. È anche uno dei comparti più profittevoli del danni europeo, per via di loss ratio strutturalmente contenuti. In Italia il ramo vale 921 milioni di premi, a fronte di 146 miliardi di garanzie in essere.
Ma le cauzioni italiane e le garanzie su cui vive Eurocaution non sono lo stesso mestiere. In Italia il ramo è trainato dal ciclo degli appalti pubblici, con la garanzia provvisoria e quella definitiva previste dagli articoli 106 e 117 del codice dei contratti pubblici e la spinta aggiuntiva del PNRR. Il prodotto che la società lussemburghese mette in vetrina, e che colloca su entrambi i mercati in cui opera, è invece la garanzia di completamento immobiliare, ancorata in Belgio alla loi Breyne del 9 luglio 1971.
È un know-how adiacente, non identico, e la stessa nota societaria lascia intendere che il flusso possa muoversi anche nella direzione opposta, aprendo alla possibilità di portare in Benelux «linee di business attualmente non presidiate».
Resta la ragione per cui l’oggetto dell’offerta è proprio una rete. In Italia, nel ramo cauzioni, il canale broker vale il 21,2% della raccolta: su un prodotto tecnico per definizione l’intermediazione professionale pesa molto più che sul resto del comparto danni. In un ramo così, chi sa collocare vale quanto la capacità che gli sta dietro.
Numeri che il piano non contiene
L’obiettivo dichiarato è superare i 20 milioni di premi lordi su Lussemburgo, Belgio e Paesi Bassi entro il 2029, con un tasso di crescita atteso sopra il 20% fra 2027 e 2029 e circa un milione di investimenti informatici aggiuntivi. È un obiettivo al 2029, non la dimensione attuale di Eurocaution, che non è pubblica. I Paesi Bassi, oggi, non sono un mercato in cui la società opera.
Il confronto con la base di partenza aiuta a pesare la scala. Il gruppo ha chiuso il 2025 con 398,1 milioni di premi lordi contabilizzati, combined ratio all’86,3% e utile netto consolidato di 22,4 milioni; nei primi tre mesi del 2026 la raccolta ha toccato quota 115,8 milioni. Il piano industriale punta a oltre 550 milioni di premi al 2028, e il Benelux in quel numero non c’è: la nota societaria lo qualifica come crescita «non inclusa nei target del Piano Industriale 2026-2028».
Il corrispettivo si articola in 20 milioni di base più un earn-out legato allo sviluppo del business nel 2027, un meccanismo che di norma trattiene sul venditore una quota del rischio di esecuzione. Il perfezionamento resta condizionato alla firma del contratto di compravendita e al via libera di IVASS e del Commissariat aux Assurances lussemburghese, con closing atteso «indicativamente tra il termine dell’esercizio 2026 e il primo trimestre 2027». L’offerta è arrivata tre giorni prima del consiglio di amministrazione convocato sulla semestrale.
Finché il contratto non è sottoscritto, il Benelux resta un’intenzione con un prezzo. La direzione, però, si legge già: nel ramo dove è prima in Italia, REVO ha smesso di crescere partendo da zero.











