Un Mercato che Corre Più Veloce di Quanto Pensiamo
Quando Enrico Bertagna, figura di riferimento nell’ecosistema MGA europeo, scrive in un suo recent post su LinkedIn che “siamo ancora nelle fasi iniziali di questa transizione”, non sta usando un eufemismo di circostanza. Sta fotografando con precisione una realtà che i numeri confermano senza possibilità di equivoco.
Nel 2025, il mercato europeo delle Managing General Agents ha superato i 23 miliardi di dollari di premi lordi, con una crescita del 15% rispetto all’anno precedente, quasi il doppio rispetto al mercato americano che nello stesso periodo si è fermato al 7%. Il tasso di crescita annuale composto degli ultimi cinque anni si attesta intorno al 23%. Sono numeri da comparto tecnologico, non da settore assicurativo tradizionale.
Eppure, paradossalmente, chi lavora ogni giorno nel brokeraggio e nel risk management sa bene che l’Italia e l’Europa continentale sono ancora indietro rispetto al potenziale. Il mercato italiano delle MGA gestisce oggi circa 3,3 miliardi di euro di premi, secondo le stime più recenti per il 2025, posizionandosi come terzo mercato europeo dopo il Regno Unito e il Benelux. È una posizione di tutto rispetto, ma il gap con il modello americano, in termini di cultura imprenditoriale e densità di operatori, rimane evidente.
Il Talent Gap: Il Vero Nodo Strategico
In un’articolo pubblicato sulla rivista Entrepreneurial Underwriter nel maggio 2026 viene colto un punto che raramente viene affrontato con la dovuta franchezza nel dibattito assicurativo italiano: il problema non è il capitale, non è la tecnologia, non è nemmeno la regulation. Il problema è culturale.
Negli Stati Uniti, l’underwriter imprenditoriale, quello che pensa e agisce come un gestore di conto economico, è una figura codificata e riconosciuta all’interno dell’ecosistema. In Europa, la tradizione vuole che i migliori talenti tecnici restino dentro le compagnie, protetti da strutture corporative che valorizzano la gerarchia molto più dell’accountability di risultato.
Questo sta cambiando. La generazione di underwriter che si affaccia oggi al mercato è data-native, meno condizionata dai modelli del passato e più propensa a vedere nelle MGA un contesto dove il contributo individuale si trasforma direttamente in valore misurabile. Enrico Bertagna lo osserva in prima persona nel mercato di Londra, dove racconta di incontrare giovani professionisti dotati di “energia, entusiasmo e senso di ownership, con la consapevolezza che la tecnologia e in particolare l’AI possono fare una differenza reale”. Non è retorica: è una tendenza strutturale in accelerazione.
Il Capitale Mancante e la Grande Opportunità Ancora Inesplorata
C’è un dato che colpisce per la sua valenza strategica: in Europa non esiste ancora una MGA di rilievo costruita da zero da una rete agenziale e finanziata da private equity. In America, questo modello è già consolidato. In Europa è ancora una pagina bianca.
Il mercato del private equity si sta avvicinando al settore, come dimostra l’operazione di dicembre 2025 tra Blackstone Credit & Insurance e AmTrust, che ha portato alla nascita del nuovo ANV Group Holdings attraverso l’acquisizione di sette MGA operative tra Stati Uniti, Regno Unito ed Europa continentale. Ma l’operazione di reale rottura, quella in cui una grande rete di agenti italiani o continentali decide di fare il salto verso il modello MGA con il sostegno di un fondo, non è ancora arrivata.
Considerando la scarsità di MGA mature disponibili sul mercato delle acquisizioni e i multipli di valutazione che hanno raggiunto livelli storicamente elevati nel 2025, questo gap rappresenta probabilmente uno dei temi di investimento più interessanti e inevitabili del prossimo triennio nel panorama assicurativo europeo. Chi arriverà prima avrà un vantaggio competitivo difficilmente replicabile.
L’AI Non è il Futuro. È il Presente con Cui Fare i Conti Adesso
Il settore assicurativo ha il vizio di parlare di tecnologia come se fosse sempre qualcosa che verrà. Nel caso dell’intelligenza artificiale applicata alle MGA, il cambiamento è già in corso e la velocità di adozione sta sorprendendo anche gli osservatori più attenti.
Entro il 2026, il 91% delle organizzazioni assicurative prevede di avere sistemi di automazione AI per la liquidazione dei sinistri operativi in produzione. Le MGA che hanno già implementato queste soluzioni stanno risolvendo i sinistri il 75% più velocemente e riportano riduzioni dei costi operative tra il 30% e il 40%. Non sono proiezioni di laboratorio: sono risultati misurabili da operatori già attivi.
Sul fronte della sottoscrizione, l’AI sta comprimendo i tempi di valutazione del rischio da giorni a minuti, con sistemi che leggono le proposte, estraggono i dati rilevanti, verificano la coerenza con le linee guida e restituiscono all’underwriter una sintesi già pronta per la decisione. La conseguenza diretta è che l’underwriter umano smette di essere un elaboratore di dati e torna a fare quello che sa fare meglio: ragionare sui rischi complessi, costruire relazioni, negoziare la capacità.
L’architettura API-driven che consente lo scambio di dati in tempo reale tra MGA e compagnie mandanti sta diventando lo standard atteso, non più un’opzione premium. Chi non la padroneggia rischia di perdere l’accesso alle migliori partnership di capacità.
Agenti e MGA: Non Concorrenti, Ma la Combinazione Più Potente del Mercato
David Howden, fondatore di Howden Group, ripete spesso che la distribuzione appartiene a chi conosce meglio il cliente. È una verità semplice, ma con implicazioni profonde per chiunque stia pensando al futuro del mercato italiano.
Gli agenti, soprattutto quelli attivi nel ramo danni piccole e medie imprese, hanno qualcosa che nessuna piattaforma digitale può replicare a breve termine: la vicinanza reale al rischio, la comprensione del tessuto produttivo locale, la fiducia costruita nel tempo con l’imprenditore, con il titolare di azienda, con il professionista. Questa prossimità, unita all’agilità sottoscrittiva e all’efficienza di capitale del modello MGA, genera una combinazione che sul mercato non ha equivalenti.
Il punto non è se gli agenti italiani debbano trasformarsi in MGA o crearneuna. Il punto è che quelli che capiranno prima il valore di questo modello, sia costruendone uno proprio, sia costruendo partnership strutturate con MGA esistenti, saranno quelli che scriveranno le regole del mercato distributivo assicurativo dei prossimi dieci anni.
La Finestra è Aperta, Ma Non per Sempre
Il mercato europeo delle MGA nel 2026 assomiglia al mercato americano di quindici anni fa: pieno di energia, con le infrastrutture di base ormai mature, ma ancora privo di quei campioni indipendenti che ne definiscano definitivamente il profilo. Quella finestra, nel mondo americano, si è aperta e si è chiusa in pochi anni. In Europa si sta aprendo adesso.
Per i broker, per gli agenti, per gli underwriter di talento che sentono stretti i confini delle strutture in cui lavorano, e per gli investitori che sanno leggere i cicli prima che diventino evidenti a tutti, il momento di agire non è domani. È oggi.










