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Il rischio che rende: come i Lloyd’s hanno convinto i grandi fondi globali a scommettere sulle catastrofi naturali

Salvatore Infantino di Salvatore Infantino
24/09/2026
A A
Lloyds London Bridge

Il mercato che nessuno si aspettava

C’è una storia che il mercato assicurativo tradizionale fatica ancora a raccontarsi con piena onestà: i grandi fondi di private equity e di credito alternativo, da anni alla ricerca di rendimenti decorrelati dai cicli economici, hanno trovato nel rischio catastrofale una delle asset class più interessanti dell’ultimo decennio. E lo hanno fatto passando per Londra, attraverso una struttura che i Lloyd’s hanno costruito con chirurgica precisione: il framework London Bridge.

Non si tratta di uno strumento di nicchia. Si tratta di un cambio di paradigma nel modo in cui il mercato assicurativo raccoglie e remunera il capitale, e chi lavora ogni giorno nel brokeraggio e nel risk management ha tutto l’interesse a capire come funziona davvero.

Il meccanismo: capitale istituzionale incontra rischio catastrofale

London Bridge è una Protected Cell Company (PCC) domiciliata in Inghilterra e regolata dalla PRA e dalla FCA. La sua logica è elegante nella sua semplicità: consente a investitori istituzionali di finanziare contratti riassicurativi all’interno dell’ecosistema Lloyd’s, postando il 100% del collaterale in anticipo, senza leva finanziaria, con una perdita massima limitata al capitale impegnato.

La struttura tipo è una quota share completamente collateralizzata su portafogli globali di property diversificati. Il sottoscrittore tradizionale, un AIG o un Allianz, gestisce la selezione dei rischi e la liquidazione dei sinistri. Il capitale istituzionale, quello di un Blackstone o di un Oaktree, entra nella struttura come fornitore di capacità e gestore del collaterale. In anni privi di grandi catastrofi, il margine tecnico netto dopo commissioni di cessione e costi si attesta tra il 5% e il 9%. Il collaterale, investito in titoli di stato a breve termine, aggiunge un ulteriore 3% o 4%. Il rendimento totale si muove quindi tra l’8% e il 13%, con le tranche più rischiose che possono arrivare alla metà dei teen.

Lloyd’s ha lanciato London Bridge nel 2022. A oggi ha raccolto oltre 2,9 miliardi di dollari distribuiti su 34 celle, con circa un miliardo di nuovo capitale affluito nel solo 2025 per il 2026 year of account.

I protagonisti: quando Wall Street incontra il mercato di Lime Street

Il dicembre 2024 ha segnato un momento storico. Blackstone ha lanciato il Syndicate 2478 ai Lloyd’s, con una stamp capacity approvata di 715 milioni di dollari per l’anno di sottoscrizione 2025, strutturato come un sidecar che partecipa al programma di riassicurazione uscente di AIG. Blackstone gestisce anche gli asset del collaterale. Non è stata costruita nessuna compagnia assicurativa. Nessuna licenza da zero, nessun team di sottoscrittori da reclutare, nessuna infrastruttura operativa da montare. Solo capitale, contratti chiari e matematica trasparente.

Un anno dopo, Oaktree ha replicato il modello con la propria cella, supportata da Allianz. La narrativa è la stessa: decorrelazione, rendimento, semplicità strutturale.

Questo non è un caso. Hurricane Ian nel 2022 aveva causato circa 60 miliardi di dollari di perdite assicurate, eliminando capacità debole dal mercato e facendo salire brutalmente i premi e i punti di attacco. Dopo quel repricing forzato, chi è entrato nel mercato riassicurativo catastrofale ha trovato condizioni di rischio/rendimento difficilmente replicabili altrove.

Lloyd’s al terzo anno oltre il 20% e capitale alternativo da record

I Lloyd’s hanno chiuso il 2025 con un combined ratio dell’87,6%, un utile ante imposte di 10,6 miliardi di sterline, terzo anno consecutivo con un return on capital superiore al 20%. Il premio lordo sottoscritto è cresciuto del 4,2% a 57,9 miliardi di sterline. Il combined ratio sottostante, al netto delle grandi perdite, si è attestato all’81,8%. Nella prima metà del 2025 il dato era già sceso all’82,1%, segnale di una macchina tecnica che gira.

Sul fronte del capitale alternativo globale, i numeri confermano la tendenza strutturale. Aon riporta che il capitale alternativo nei mercati riassicurativi ha raggiunto i 136 miliardi di dollari a fine 2025, con una crescita del 18% nell’arco dell’anno. Nel primo trimestre del 2026 quella cifra è salita a 141 miliardi di dollari, nuovo record storico. Il mercato dei catastrophe bond ha raggiunto i 61,3 miliardi di dollari di outstanding a fine 2025, con nuove emissioni per 25,6 miliardi nel corso dell’anno.

London Bridge ha contribuito in modo diretto a quella cifra: nel solo quarto trimestre del 2025 ha aperto 14 celle per 660 milioni di dollari, dieci delle quali a supporto di nuove applicazioni di sindacato. I Funds at Lloyd’s sono cresciuti di 632 milioni di sterline nel 2025, con 400 milioni apportati direttamente da investitori istituzionali tramite la piattaforma London Bridge 2.

La logica della decorrelazione

Il punto che rende questo mercato interessante per i grandi allocatori di capitale non è solo il rendimento. È la natura del rischio sottostante. Un uragano che colpisce la Florida non ha alcuna connessione diretta con il ciclo dei buyout levereggiati, con gli spread creditizi o con le trimestrali delle aziende in portafoglio. Per Blackstone e Oaktree, London Bridge offre qualcosa di prezioso nel contesto attuale: genuina decorrelazione dai cicli del credito privato e del private equity.

Le strategie ILS sono attese generare rendimenti a doppia cifra per il quarto anno consecutivo nel 2026. Il rischio qui è fisico, non finanziario. È guidato dal meteo, non dalle banche centrali o dai cicli degli utili aziendali.

Le transazioni che stanno ridisegnando il mercato

London Bridge non è solo una piattaforma per grandi fondi americani. Sta diventando un’infrastruttura per innovazioni tecniche più ampie. Nel dicembre 2025, Beazley ha completato il suo terzo catastrophe bond attraverso London Bridge, raccogliendo 100 milioni di dollari in protezione retrocessionale multi-year su property catastrofale internazionale. Brit ha utilizzato la stessa piattaforma per la serie Lapis 2025-1, portando a casa altri 100 milioni in copertura retrocessionale per named storm e terremoti negli Stati Uniti.

Il caso più innovativo è forse quello di Flood Re: nel marzo 2025 ha completato il primo catastrophe bond mai emesso sul rischio alluvione nel Regno Unito, raccogliendo 140 milioni di sterline in riassicurazione retrocessionale completamente collateralizzata sul rischio flood UK. Prima volta assoluta per questa tipologia di rischio, prima volta che un soggetto non-Lloyd’s utilizza il veicolo London Bridge 2. Un precedente destinato a fare scuola.

Il capitale cresce più dei premi e i broker iniziano a sfruttare la forbice

Per chi lavora ogni giorno nel brokeraggio e nel risk management, questa evoluzione non è uno scenario astratto da leggere sui report internazionali. È un cambiamento strutturale nelle dinamiche di capacità, pricing e innovazione del prodotto riassicurativo che filtra inevitabilmente anche sul mercato diretto.

Il capitale alternativo che entra nel mercato attraverso strutture come London Bridge amplia la capacità disponibile, spinge verso il basso i prezzi nelle fasi di mercato favorevole e rende possibili coperture su rischi che la riassicurazione tradizionale faticava a prezzare in modo competitivo. I rinnovi del luglio 2026 hanno già registrato riduzioni del property catastrophe rate on line index del 16% nel dato globale. Gallagher Re segnala che il capitale riassicurativo dedicato ha raggiunto i 648 miliardi di dollari a fine 2025, con una crescita dell’11% anno su anno, mentre i premi sono cresciuti di appena l’1%.

Quella forbice tra crescita del capitale e crescita dei premi è esattamente la pressione che i broker stanno iniziando a sfruttare in favore dei propri clienti, ma che richiede conoscenza del mercato, qualità della documentazione dei rischi e accesso ai canali giusti per essere trasformata in valore concreto nelle trattative.

London Bridge 2 al centro della strategia Lloyd’s 2026-2030

Lloyd’s ha formalizzato la propria visione nella strategia quinquennale 2026-2030, lanciata nel marzo 2026, con London Bridge 2 come pilastro dell’innovazione e della gestione del vantaggio competitivo in termini di accesso al capitale. L’obiettivo dichiarato è massimizzare la flessibilità per gli allocatori, consentendo a una stessa unità di capitale di accedere a quote di rischio più elevate rispetto ai modelli tradizionali.

Il framework si prepara anche ad espandersi oltre il property catastrophe, verso obbligazioni su rischi a coda corta e media in settori non-property, una direzione che differenzierebbe ulteriormente London Bridge dai mercati concorrenti come Bermuda.

Il mercato riassicurativo globale è entrato in una fase in cui la frontiera tra finanza strutturata e tecnica assicurativa è più sottile che mai. London Bridge non è semplicemente uno strumento di raccolta di capitale. È la dimostrazione che i Lloyd’s hanno compreso prima di molti altri che il futuro dell’assicurazione passa dalla capacità di parlare il linguaggio degli investitori istituzionali, trasformando il rischio catastrofale in un prodotto finanziario comprensibile, misurabile e, soprattutto, attraente.

Il ponte non sta cadendo. Sta reggendo il peso di una trasformazione silenziosa che ridisegnerà il mercato per anni.

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