Nel quadro europeo per la resilienza climatica presentato il 27 ottobre la Commissione fissa composizione e compiti dell’Alleanza: un primo pacchetto di misure entro fine 2027, dall’informativa su esclusioni e franchigie alla capacità del mercato, riassicurazione e cat bond compresi
La Climate Insurance Alliance annunciata a settembre da Ursula von der Leyen ha ora un mandato scritto. Il 27 ottobre la Commissione europea l’ha inserito nel quadro per la resilienza climatica: al tavolo compagnie, riassicuratori, assicurati, esperti di modellazione del rischio, investitori, EIOPA, autorità pubbliche e, nominati espressamente, gli intermediari assicurativi. Entro la fine del 2027 dovrà proporre un primo pacchetto di misure concrete per ridurre il divario di protezione: storicamente, nell’Unione, è assicurato solo il 25% circa delle perdite da catastrofi naturali.
Una comunicazione e una proposta di legge
Il pacchetto ruota su due atti principali. La comunicazione COM(2026) 720 sul quadro europeo per la resilienza climatica è un documento non legislativo e contiene, nel paragrafo dedicato all’assicurazione, il mandato dell’Alleanza. Accanto c’è la proposta di regolamento COM(2026) 730, la «legge europea sulla resilienza climatica», che segue la procedura legislativa ordinaria con Parlamento e Consiglio.
In premessa la Commissione mette i numeri. Negli ultimi quattro anni le perdite economiche da eventi climatici estremi nell’Unione sono state di circa 50 miliardi di euro l’anno, contro 8,6 miliardi annui nel decennio 1980-1989: circa 200 miliardi fra il 2022 e il 2025. Nel documento di domande e risposte che accompagna il pacchetto, Bruxelles lega il tema assicurativo ai conti pubblici: l’assicurazione è «un altro elemento cruciale» per gestire i rischi climatici, perché «allenterà la pressione sulle finanze pubbliche e libererà risorse per altre misure di prevenzione».
L’Alleanza però non è ancora costituita: la Commissione la sta preparando e la presenterà separatamente. Avvio, governance e modalità di adesione non sono ancora noti.
Esclusioni e franchigie da leggere prima della firma
Il mandato si articola su tre filoni. Quello sulla diffusione delle coperture è il più vicino al lavoro quotidiano della distribuzione. Oltre alla consapevolezza del rischio e alla disponibilità, accessibilità economica e adeguatezza dei prodotti, la Commissione chiede trasparenza sulle polizze e indica un esempio preciso: presentare le esclusioni e le franchigie per catastrofi naturali nell’informativa precontrattuale in modo «più semplice e visivo».
Il tema ha un precedente. Nel maggio 2025 EIOPA aveva esaminato i documenti informativi e le condizioni delle polizze casa in otto Paesi, concludendo che i clienti rischiano un’«illusione di essere assicurati». Fra le cause: linguaggio vago, definizioni di evento catastrofale disomogenee, esclusioni non dichiarate, estensioni facoltative presentate in modo da sembrare incluse, limiti non sempre indicati nel documento precontrattuale. La raccomandazione era di informazioni semplici, idealmente accompagnate da supporti visivi. Ora quella diagnosi entra nell’agenda di un tavolo europeo, e riguarda il momento in cui il cliente decide se e come coprirsi.
Nello stesso filone ci sono i pagamenti rapidi dopo l’evento, con le coperture parametriche indicate come strumento possibile.
La prevenzione come leva di sottoscrizione
Il secondo filone chiede di individuare e promuovere strumenti assicurativi che premino la prevenzione. La Commissione ne cita tre: le coperture collettive, le polizze build back better, che finanziano la ricostruzione con standard più resilienti, e l’impact underwriting, cioè l’uso di tariffa e condizioni di polizza per incentivare l’assicurato ad adottare misure di prevenzione. Accanto c’è la disponibilità e la condivisione dei dati per migliorare la modellazione, che pesa sulla tariffazione e anche sulla possibilità di spiegare al cliente perché un rischio costa quello che costa.
Capacità, cat bond e partenariati da esplorare
Il terzo filone guarda all’offerta: valutare la capacità disponibile per le catastrofi naturali, anche attraverso la riassicurazione e i cat bond.
Oltre ai tre filoni, l’Alleanza esplorerà soluzioni per ridurre il divario favorendo il ruolo e la diffusione dell’assicurazione privata e valutando possibili partenariati pubblico-privati su scala nazionale, regionale o europea, coerenti con le misure di gestione del rischio e di adattamento. Su quale modello adottare, il testo non si sbilancia.
In EIOPA un osservatorio sull’assicurabilità
Il quadro dà un ruolo operativo all’autorità europea. La Commissione lavorerà con EIOPA e con il settore per sviluppare PROTECT, lo strumento proposto da EIOPA a dicembre 2025 per offrire ai proprietari di immobili un punteggio di rischio dell’edificio, le misure di prevenzione possibili e indicazioni su esclusioni e franchigie, con l’effetto della prevenzione sul premio.
EIOPA istituirà inoltre un Osservatorio sull’assicurabilità dei rischi catastrofali, che dovrà contribuire a fornire dati e metriche sulle cause del divario di protezione, seguirne l’evoluzione e sostenere l’attuazione delle misure. La scheda finanziaria della proposta di regolamento prevede tre posti aggiuntivi in EIOPA per crearlo e gestirlo.
Il divario non assicurato fra gli indicatori dell’Unione
Il passaggio più strutturale sta nella proposta di regolamento. L’Allegato V fissa quattro indicatori di resilienza climatica a livello dell’Unione, e uno è la quota di perdite economiche climatiche non assicurate, espressa in percentuale e misurata ogni anno. Gli altri tre riguardano le vite perse, le perdite economiche per Stato e area, le passività potenziali e i costi fiscali legati al clima.
Se il testo sarà approvato, la Commissione dovrà integrare questi indicatori nel piano strategico dell’Unione sulla resilienza climatica, atteso nel terzo trimestre del 2028. Ogni Stato membro dovrà poi adottare un piano strategico nazionale entro il 31 dicembre 2030, al posto degli attuali strumenti di pianificazione. Già nel Semestre europeo 2026 sedici Stati hanno ricevuto raccomandazioni sulla resilienza o sulla riduzione del divario di protezione climatica.
Gli intermediari entrano nell’elenco
La presenza degli intermediari nell’elenco non era scontata. Nell’annuncio di settembre la composizione indicata a margine comprendeva assicuratori, investitori, modellatori del rischio, regolatori, autorità pubbliche e assicurati. Ora il testo nomina espressamente anche intermediari, riassicuratori ed EIOPA. A maggio BIPAR, la federazione europea degli intermediari, aveva chiesto alla Commissione un gruppo di lavoro che riunisse assicuratori e intermediari sulle catastrofi naturali e sugli altri rischi climatici. La scelta di Bruxelles va nella stessa direzione.
Insurance Europe ha accolto il pacchetto con favore, chiedendo di mettere al centro prevenzione, adattamento e responsabilità condivisa. Per la direttrice generale Thea Utoft Høj Jensen l’Alleanza è «una grande opportunità» per sviluppare «misure attuabili che si basino su ciò che già funziona», e aggiunge: «Il successo dipenderà da questo».
Un calendario che si misura sul 2027
Il mandato lascia aperti i nodi più delicati, a cominciare dai partenariati pubblico-privati, ma fissa il perimetro della discussione: trasparenza dell’informativa, prevenzione premiata in polizza, capacità del mercato. Sono terreni su cui la distribuzione ha qualcosa da dire, e nell’Alleanza gli intermediari siederanno accanto a compagnie, riassicuratori e autorità. Le prime verifiche arriveranno con le misure promesse per fine 2027 e, più avanti, con l’indicatore annuale, che dirà se la quota di perdite non assicurate comincia a scendere.










