Banca d’Italia, Consob e IVASS estendono all’Arbitro Assicurativo il coordinamento che lega ABF e ACF dal 2020. Nessun riparto per materie: conta l’oggetto del rapporto, e le tre autorità si impegnano a facilitare l’inoltro dei ricorsi finiti all’arbitro sbagliato.
Con un protocollo d’intesa, l’Arbitro Assicurativo entra nel sistema di raccordo degli arbitri bancari e finanziari. Banca d’Italia, Consob e IVASS lo hanno firmato il 29 ottobre e reso noto il 3 novembre: in vigore dalla firma, estende al nuovo organismo gli strumenti di coordinamento già attivi fra Arbitro Bancario Finanziario e Arbitro per le Controversie Finanziarie. Il nodo è il confine fra i tre collegi, che passa per i prodotti in cui la polizza convive con un finanziamento o un investimento.
Il raccordo fra ABF e ACF si allarga a tre
Il testo porta le firme di Fabio Panetta, Paolo Angelini e Guido Stazi, vertici delle tre autorità: Angelini è Direttore generale della Banca d’Italia e presidente dell’IVASS, Stazi presidente della Consob. Il nuovo accordo sostituisce il protocollo bilaterale fra Banca d’Italia e Consob del 26 marzo 2025, che a sua volta aveva rinnovato l’intesa del 19 marzo 2020.
La ragione sta in una delle premesse: l’«esigenza di estendere all’AAS le forme di cooperazione in essere tra l’ABF e l’ACF». L’impianto ricalca quello del 2025, con lo stesso criterio per delimitare le competenze e gli stessi strumenti di dialogo. Cambia il perimetro: l’Arbitro Assicurativo, istituito con il D.M. 6 novembre 2024 n. 215 e operativo dal 15 gennaio 2026, decide i ricorsi contro imprese e intermediari; dopo nemmeno un anno di attività entra in un circuito che le altre due strutture frequentano da sei. Fra i riferimenti normativi compare anche la direttiva (UE) 2025/2647 del 16 dicembre 2025, che aggiorna la disciplina europea sulla risoluzione alternativa delle controversie dei consumatori. E dal 23 ottobre, con il decreto che attua l’AI Act, l’Arbitro Assicurativo è competente anche sui ricorsi per violazioni del regolamento europeo commesse da imprese e intermediari aderenti, come ABF e ACF nei rispettivi ambiti.
Il protocollo vale cinque anni, si rinnova tacitamente e può essere modificato di comune accordo. Le finalità dichiarate sono quattro: prevenire conflitti interpretativi e incertezze operative nella delimitazione delle competenze, orientare la clientela verso il sistema giusto, mettere in comune le buone prassi delle segreterie tecniche e condividere i criteri con cui le autorità verificano i rispettivi arbitri nel ruolo di Autorità nazionali competenti previsto dal d.lgs. 130/2015. Il tutto, precisa l’articolo 1, nel rispetto dell’autonomia dei rispettivi Collegi.
Conta l’oggetto del contratto, non un elenco di materie
Il criterio sta nell’articolo 2. La competenza di ciascun arbitro resta quella fissata dalle rispettive fonti normative e si interpreta «avendo precipuo riguardo all’oggetto del rapporto, del contratto o dell’operazione» e alla sua attinenza alle competenze istituzionali di Banca d’Italia, Consob e IVASS. Non c’è un elenco che assegni i singoli prodotti all’uno o all’altro collegio: si guarda al rapporto oggetto del ricorso, caso per caso.
Le zone di confine sono quelle dove prodotto assicurativo e prodotto bancario o finanziario si toccano: i prodotti d’investimento assicurativi collocati dagli sportelli bancari, le polizze abbinate a mutui e finanziamenti. Lì la stessa operazione può coinvolgere più soggetti e più regole, e il cliente può non sapere a quale arbitro rivolgersi. Consob e IVASS hanno già un protocollo, del 20 dicembre 2024, sulla vigilanza della distribuzione degli IBIP; quello firmato ora lavora su un altro piano, la soluzione delle controversie.
Per la distribuzione assicurativa il punto ha un risvolto preciso. Davanti all’Arbitro Assicurativo l’intermediario può essere parte diretta del ricorso: nel caso del broker, reclamo e ricorso si rivolgono entrambi alla società di brokeraggio, che risponde in proprio; per l’agente il reclamo passa dalla compagnia mandante. È l’asimmetria già emersa con le prime decisioni dell’Arbitro, in una procedura che decide sulle sole carte.
Ricorsi all’indirizzo sbagliato, l’inoltro è da concordare
Gli strumenti sono quelli già sperimentati fra ABF e ACF, ora estesi: incontri periodici fra presidenti e componenti dei Collegi su questioni di rito e di merito, riunioni delle strutture di supporto, iniziative formative comuni, scambi di informazioni su casi specifici, anche quando i ricorsi «vertono su materie contigue». I tre sistemi si scambiano inoltre, a cadenza periodica, la casistica dei ricorsi dichiarati inammissibili per incompetenza per materia. Ogni strumento può essere attivato in forma trilaterale o bilaterale, quando la questione non richiede il coinvolgimento del terzo sistema, che può comunque conoscerne gli esiti.
Sul cliente il protocollo prende un impegno esplicito. Le tre autorità adottano iniziative «anche di natura tecnologica, organizzativa e gestionale» per orientarlo verso l’arbitro competente e per gestire i ricorsi «erroneamente indirizzati», agevolandone «ove possibile» l’inoltro al sistema competente. Tempi e modalità operative saranno concordati fra le parti. Si aggiungono iniziative divulgative e di educazione finanziaria comuni, perché la clientela proponga il ricorso all’organismo giusto. Le informazioni scambiate restano coperte da riservatezza e dalla disciplina sulla protezione dei dati personali.
Sullo sfondo, l’ipotesi di un arbitro unico
Il protocollo coordina tre sistemi distinti e ne lascia intatto l’assetto. L’idea di andare oltre, però, è già stata messa sul tavolo. Il 25 giugno, presentando la relazione sull’attività 2025 dell’ACF, la Consob ha dato conto dell’ipotesi del presidente dell’Arbitro, Gianpaolo Eduardo Barbuzzi: un’estensione delle competenze alla conciliazione, «sul modello dell’Arbitro Assicurativo», e alla materia societaria, «fino a un arbitro unico che riunisca le funzioni di Acf, Arbitro Bancario Finanziario e Arbitro Assicurativo, con benefici in termini di omogeneità decisionale e razionalizzazione dei costi».
Intanto il vertice dell’ACF cambia. Dal 13 dicembre la presidenza passa a Guglielmina Onofri, che succede a Barbuzzi al termine del suo secondo mandato. Negli incontri fra presidenti previsti dal nuovo protocollo l’ACF avrà quindi un nuovo interlocutore, accanto alla presidente dell’Arbitro Assicurativo, Concetta Brescia Morra.
Per ora resta il coordinamento fra tre collegi autonomi, legati da un criterio comune per tracciare il confine. La parte più concreta per il cliente, l’inoltro dei ricorsi arrivati all’arbitro sbagliato, aspetta ancora tempi e modalità.











