Tra consolidamento e competenze distintive: la nuova fase del brokeraggio
Il brokeraggio assicurativo italiano chiude l’esercizio 2024 con 2.096 broker iscritti alla sezione B del RUI, in lieve calo rispetto ai 2.116 dell’anno precedente. Il dato conferma una tendenza ormai evidente: il mercato sta entrando in una fase di consolidamento, nella quale la crescita non passa tanto dall’aumento del numero di operatori, quanto dalla capacità di rafforzare dimensione, organizzazione e qualità del servizio.
I grandi gruppi guidano la classifica generale
La graduatoria 2024 conferma la leadership di AON, che supera 322,6 milioni di euro di produzione complessiva e sfiora 2,94 miliardi di euro di premi intermediati. Al secondo posto si colloca Marsh, con 205,5 milioni di produzione e 1,68 miliardi di premi, mentre Howden consolida la terza posizione con 103,6 milioni di produzione e 785 milioni di volume premi. Subito dietro si trovano WTW – Willis Italia, Wide Group e Aon Reinsurance Italia, seguite da CR International, GBSapri, MAG e Area Brokers Industria. Il peso dei grandi operatori resta quindi determinante nella geografia competitiva del settore.
La vera competizione si misura sulla redditività
Oltre ai volumi lordi, il dato più utile per leggere il mercato è la produzione netta, cioè commissioni e consulenze al netto delle provvigioni passive. Anche su questo fronte AON mantiene il primato con 296,9 milioni di euro di produzione netta, sostenuti da 353,1 milioni di commissioni, 2,2 milioni di consulenze e 58,3 milioni di provvigioni passive. Nella stessa classifica spicca la crescita di GBSapri, che sale al settimo posto con 48,6 milioni di produzione netta. Il messaggio è chiaro: oggi conta non solo produrre, ma trattenere margine e difendere la sostenibilità economica del modello di business.
La riassicurazione resta un segmento strategico
Nel comparto della riassicurazione emerge Howden, prima con 103,6 milioni di euro di produzione su 785 milioni di premi. Seguono Aon Reinsurance Italia con 61,9 milioni di produzione e 572,2 milioni di premi, MAG Gruppo con 60,2 milioni e 435 milioni di premi, CR International con 53,7 milioni e 249,8 milioni di premi, MAG Spa con 39,2 milioni e 307,3 milioni di premi, oltre a Guy Carpenter & Company con 20,4 milioni di produzione. È un segmento ad alta specializzazione, nel quale la scala conta, ma contano altrettanto le competenze tecniche e la capacità di gestire programmi complessi.
Il Nord domina ancora, ma non è l’unico territorio da osservare
La distribuzione geografica conferma il predominio del Nord, che concentra il 46,37% delle società, pari a 972 realtà. Seguono il Centro con il 26,86% e 563 società, il Sud con il 18,75% e 393 società, e le Isole con l’8,02% e 168 società. Tuttavia, guardando alla dinamica annuale, il dato più interessante riguarda le Isole, che registrano la variazione percentuale più positiva, pari al +4,35%, mentre Nord e Sud mostrano una contrazione. Questo indica che il mercato continua a essere sbilanciato, ma non immobile.
La densità territoriale segnala nuove aree di sviluppo
La media nazionale è di un operatore ogni 23.179 abitanti, ma le differenze regionali restano marcate. Il Lazio presenta la densità più alta con una sede ogni 13.497 abitanti, seguito da Liguria con una ogni 15.410 e Lombardia con una ogni 18.790. All’opposto, Calabria, Valle d’Aosta e Basilicata mostrano una presenza molto più rarefatta, con un operatore rispettivamente ogni 63.264, 61.266 e 53.000 abitanti. Per gli intermediari, questo squilibrio non è solo una curiosità statistica: può diventare un indicatore concreto di aree dove la domanda di consulenza assicurativa qualificata è ancora poco presidiata.
Crescono meno le sedi, cresce di più la selezione
L’evoluzione delle sedi conferma un cambio di fase. Dalle 1.798 del 2011 si è arrivati al picco di 2.935 nel 2022, per poi scendere a 2.540, con una flessione annua dello 0,59%. Il settore ha quindi superato la stagione della crescita numerica pura ed è entrato in un periodo di razionalizzazione. La partita competitiva si sposta sempre più su integrazione, efficienza operativa, qualità del presidio commerciale e capacità di fare massa critica senza disperdere marginalità.
La fascia media continua a muoversi
Anche fuori dalla top ten, il mercato mostra segnali di vitalità. Tra gli operatori della fascia media si distinguono Fontana Rava-Toscano & Partners con 4,67 milioni di produzione netta, Funk International con 4,61 milioni, In Più Broker con 4,58 milioni, Ecom.Broker con 4,57 milioni e CIBA con 4,41 milioni. A colpire sono anche i progressi in classifica di alcune realtà emergenti: SMB Scala & Mansutti Broker e Sopabroker guadagnano sette posizioni, mentre Green Broker e WIN – Wholesale Insurtech Network ne recuperano sei. Anche in un mercato più concentrato, dunque, esistono ancora spazi per chi sa crescere con una proposta chiara e ben focalizzata.
Specializzazione, tecnologia e controllo dei costi saranno i veri spartiacque
Le tendenze strutturali sono ormai nette. La concentrazione del mercato continuerà a favorire i gruppi più grandi e organizzati. La specializzazione diventa una leva competitiva decisiva, soprattutto nei segmenti a maggiore contenuto tecnico come riassicurazione, agricoltura, credit risk e benefit. La tecnologia inizia a incidere in modo più concreto sull’efficienza dei processi e sulla scalabilità commerciale. Allo stesso tempo, la pressione delle provvigioni passive rende il controllo del conto economico un fattore sempre più centrale. Nel brokeraggio 2024 non basta crescere: bisogna crescere bene.
Un mercato maturo che premia struttura e visione
selettivo rispetto al passato. I grandi gruppi rafforzano il proprio presidio, gli operatori di media dimensione cercano spazio attraverso specializzazione e posizionamento, mentre le realtà più piccole sono chiamate a scelte più nette: aggregarsi, crescere o difendere nicchie ad alto valore. È un mercato ancora ricco di opportunità, ma sempre meno disposto a premiare modelli indistinti o poco efficienti.








