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Ciba conferma Ravaglia: il brokeraggio cooperativo tiene la rotta mentre il risiko corre sul private equity

BrokerChannel.it di BrokerChannel.it
28/06/2026
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Ciba Brokers conferma Ravaglia

L’assemblea dei soci rinnova il consiglio del broker di Confcooperative Emilia Romagna. Cresce il peso istituzionale del sistema cooperativo nella governance di una società che cresce per acquisizioni mirate, fuori dalla logica dei consolidatori finanziari.

I soci di Ciba Brokers hanno rinnovato il consiglio di amministrazione e confermato Daniele Ravaglia alla presidenza. È una conferma, non un avvicendamento: la continuità ai vertici arriva mentre il mercato italiano dell’intermediazione vive la stagione più intensa di concentrazione della sua storia recente. E arriva da un operatore che quel mercato lo interpreta con un modello proprietario diverso da quasi tutti gli altri.

Una governance che è espressione di un movimento

Ravaglia guida la società dal 2023, quando il consiglio subentrò al fondatore storico Giampaolo Brogliato, scomparso. Il voto di quest’anno consolida quell’assetto e ne irrobustisce il radicamento. Accanto al presidente, l’assemblea ha indicato Pierlorenzo Rossi alla vicepresidenza, mentre Stefano Ricci Lucchi mantiene il doppio ruolo di consigliere delegato e direttore generale, perno operativo della struttura.

Il dato di lettura più interessante non è il singolo nome, ma la composizione complessiva del consiglio. Resta tra i consiglieri Maurizio Gardini, presidente nazionale di Confcooperative e presidente di Conserve Italia, co-fondatore di Ciba nel 2006. Entrano Stefano Davolio, responsabile dell’Area Territoriale Emilia Ovest di Emil Banca, e Gianluca Bariola, direttore di Confcooperative Piacenza.

Sono ingressi che dicono qualcosa di preciso sulla natura della società. Ciba, denominazione completa Compagnia Italiana Brokers di Assicurazione S.p.A., è il broker del sistema Confcooperative, controllato da Confcooperative Emilia Romagna. Portare nel consiglio il vertice nazionale del movimento cooperativo, una figura apicale del credito cooperativo territoriale e la direzione di una federazione provinciale significa saldare la governance del broker alla rete che ne costituisce, insieme, la base proprietaria e il bacino di clientela naturale. La distribuzione, qui, nasce dentro un perimetro associativo, non la si conquista a colpi di marketing.

I numeri: tre metriche da non confondere

La solidità del posizionamento si legge nei conti, a patto di tenere distinte le grandezze. Nel 2024 Ciba ha intermediato premi per circa 36 milioni di euro, in crescita del 12,6%. È il volume veicolato per conto dei clienti, non il ricavo della società. Il ricavo proprio del broker sono le provvigioni riconosciute dalle compagnie: 4,8 milioni di euro, in aumento del 12,8%. Il valore della produzione si è attestato a 5,27 milioni, in progresso dell’8%.

Sono tre grandezze che misurano aspetti differenti: la prima dice la capacità di presidio del rischio dei clienti, la seconda la marginalità distributiva, la terza la dimensione economica complessiva. Tutte e tre crescono in doppia o quasi doppia cifra, e l’organico le segue: a fine 2024 i professionisti erano circa 40, in aumento del 25%. Il 2025 ha confermato la traiettoria, con fatturato in salita del 9,7% e provvigioni del 7,7%, circa diecimila polizze gestite, sette assunzioni e nessun reclamo registrato. Un profilo di crescita ordinata, sostenuto da una base clienti superiore alle tremila unità.

C’è un dettaglio che racconta il taglio mutualistico più di qualsiasi numero di bilancio: oltre cento assessment assicurativi gratuiti offerti a cooperative nell’ultimo anno in collaborazione con Fondosviluppo. La consulenza sul rischio diventa servizio di sistema prima ancora che leva commerciale.

Crescere per acquisizioni, senza il private equity

Ciba non è un operatore statico. La rete tocca Bologna, dove ha sede la direzione generale, Ancona, Firenze, Forlì, Padova, Piacenza, Rimini, Roma e San Marino, dove il broker è iscritto al registro locale dal settembre 2024. L’espansione è passata anche per linee esterne: la fusione per incorporazione di AllBroker, a Forlì, e l’acquisizione di Moschini & Partners, sempre nel forlivese, perfezionata a novembre 2024.

Qui sta il punto che separa Ciba dal grosso del consolidamento italiano. Le operazioni di crescita esterna ci sono, ma rispondono a una logica di presidio territoriale e di completamento della rete, non a un piano di roll-up alimentato da capitali finanziari. Basta guardare alle settimane appena trascorse: Wide Group ha chiuso tre acquisizioni in un solo mese, Sogea, Fingea e Assimood, tra il 12 e il 25 giugno, mentre Edge Group, passato sotto il controllo del fondo britannico AnaCap all’inizio del 2025, ha allungato la rete sulle cauzioni e sul middle market. È il ritmo di chi cresce per volumi e per multipli, con un orizzonte di valorizzazione e successiva exit. Ciba si muove con un’altra grammatica: capitale radicato nel movimento cooperativo, acquisizioni piccole e mirate, nessun investitore finanziario a monte.

La differenza non è ideologica, è di struttura degli incentivi. In un modello PE-backed la creazione di valore per l’azionista guida le scelte di sottoscrizione, di portafoglio e di integrazione. In un modello di sistema il broker risponde alla rete che lo possiede e che ne è cliente, con verticali coerenti con quel mondo: cooperazione sociale, agro-alimentare, crediti commerciali, rinnovabili, cauzioni e fideiussioni, programmi internazionali. Proprio le cauzioni sono tra i rami tecnici più contesi dai consolidatori, lo stesso verticale su cui Edge ha costruito parte della sua espansione al Sud rilevando De Filippis. Due strade verso lo stesso ramo, una di sistema e una di mercato dei capitali.

Perché la conferma conta, oltre Bologna

La continuità ai vertici di un broker territoriale potrebbe sembrare una notizia di portata locale. Lo è solo in apparenza. Il mercato dell’intermediazione si sta polarizzando attorno a pochi grandi aggregatori, e in quel movimento rischia di passare in secondo piano la pluralità dei modelli proprietari che ancora caratterizza il settore. Ciba dimostra che un broker espressione di un sistema associativo può crescere a doppia cifra, fare acquisizioni e ampliare la rete restando ancorato alla propria base, senza cedere il controllo a un investitore finanziario.

Per chi osserva il consolidamento del brokeraggio, il rinnovo del consiglio è quindi un segnale su una variabile spesso trascurata: chi possiede il broker incide su come quel broker sottoscrive, consiglia e costruisce il portafoglio. La conferma di Ravaglia mette quella variabile nero su bianco, e ricorda che il risiko italiano non ha una sola direzione.

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