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Sette Trimestri di Cali Consecutivi: Il Mercato Assicurativo Europeo nel 2026 e Cosa Cambia per i Broker

Salvatore Infantino di Salvatore Infantino
23/07/2026
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mercato assicurativo europeo 2026_tassi in calo

Sette trimestri consecutivi di riduzioni tariffarie. Non è un ciclo normale, è una tendenza che ha ormai assunto i tratti di una nuova normalità. Il secondo trimestre del 2026 ha confermato senza ambiguità la direzione del mercato assicurativo europeo: i tassi compositi sono calati del 6%, un dato che si inserisce in una sequenza ininterrotta che dura ormai quasi due anni. Eppure, come sempre accade nei mercati complessi, dietro un numero aggregato si nascondono dinamiche molto diverse tra loro, alcune delle quali meritano una lettura attenta da parte di chi lavora ogni giorno a fianco delle aziende nella gestione del rischio. I dati che seguono sono tratti dal Marsh Global Insurance Market Index, pubblicato da Marsh nell’ambito dei suoi servizi di International Placement, integrati con le più recenti evidenze di mercato disponibili.

Il Contesto Macro: Un Mercato Che Cresce, Ma Cambia Passo

Prima di entrare nel dettaglio delle singole linee, vale la pena inquadrare la fotografia di sistema. Le prime venti compagnie assicurative europee hanno chiuso il 2025 con una raccolta complessiva di 922,8 miliardi di euro, in crescita del 6% su base annua, un ritmo inferiore al più 10,3% del 2024 ma comunque espressione di un settore solido. L’indice di solvibilità medio è salito al 217,7%, e S&P Global stima che il surplus patrimoniale dei gruppi europei quotati raggiungerà circa 150 miliardi di euro nel corso del 2026. Non è un mercato in difficoltà: è un mercato che ha troppa capacità rispetto alla domanda, e questo spiega molto di ciò che sta accadendo sui tassi.

Lo Swiss Re Institute ha stimato per il 2026 una crescita reale dei premi assicurativi mondiali dell’1,3%, in netto rallentamento rispetto al 3,9% del 2025. Fitch Ratings concorda sulla direzione: decelerazione degli aumenti di prezzo nel non-vita europeo, con il ciclo di soft market previsto estendersi almeno fino al 2027. Per i compratori di protezione assicurativa, il messaggio è chiaro: la finestra favorevole è aperta, ma non durerà in eterno.

Property: Il Mercato Spinge al Ribasso, ma la Natura Non Rallenta

Nel comparto property il calo si è accentuato: meno 9% nel secondo trimestre del 2026, un punto percentuale in più rispetto ai due trimestri precedenti, che avevano già registrato un meno 8%. Una discesa che avviene in un contesto di ampia disponibilità di capacità, con gli assicuratori che hanno mostrato un appetito diffuso tanto per le grandi corporate quanto per i segmenti di fascia media e per i rischi complessi.

Il paradosso di questo momento è tutto qui: i prezzi scendono, ma i rischi non diminuiscono. Nel primo trimestre del 2026, le tempeste di vento europee hanno generato danni economici vicini ai 22 miliardi di dollari, con sinistri assicurati di soli 3,5 miliardi. Il gap di protezione è brutalmente evidente: solo circa un quarto delle perdite da catastrofi naturali nell’Unione Europea è coperto da assicurazioni. Swiss Re stima che le perdite assicurate globali da catastrofi potrebbero raggiungere i 148 miliardi di dollari nel 2026, con uno scenario di picco fino a 320 miliardi. Non sono numeri che si dimenticano facilmente.

Gli underwriter, pur restando flessibili su termini e condizioni, hanno tenuto gli occhi puntati sugli eventi recenti: tempeste, ondate di calore, incendi boschivi. Le esclusioni cyber-property, in particolare quelle legate alle sovrapposizioni tra rischio cyber e danno fisico, sono rimaste sul tavolo senza cedimenti. Le long-term agreement restano uno strumento ampiamente utilizzato, e la tendenza a reinvestire i risparmi di premio in una protezione più robusta, ampliando limiti e ridisegnando i programmi, è una scelta che molti clienti stanno compiendo con crescente consapevolezza.

Il messaggio per chi gestisce programmi property è netto: chi arriva con dati di qualità, storico sinistri documentato e una presentazione del rischio ben costruita continua a spuntare le condizioni migliori. La discesa dei tassi non è una licenza a disinvestire nella qualità dell’informazione che si porta al mercato. Chi abbassa la guardia sulla trasparenza dei dati, prima o poi, se ne pente.

Casualty: La Competizione Spinge in Basso Anche Dove Aveva Tenuto

Per buona parte del 2025 la casualty era rimasta l’eccezione, l’unica linea che continuava a muoversi verso l’alto o a mantenersi stabile. Nel secondo trimestre del 2026 anche questa resistenza ha ceduto: meno 1%, stesso risultato dei due trimestri precedenti, con la competizione tra assicuratori e l’ingresso di nuova capacità che hanno finalmente inciso sui prezzi. Le coperture si sono mantenute stabili, senza aggiunta di linguaggi esclusivi significativi.

Ma c’è un’eccezione che merita attenzione e che il mercato non smette di monitorare: i rischi con esposizione statunitense continuano a essere trattati con un livello di scrutinio superiore, e alcuni assicuratori hanno ridotto la propria capacità su questi profili già dall’inizio dell’anno. I “nuclear verdicts” e la sinistrosità americana rimangono un tema irrisolto per il mercato europeo, aggravato da un contesto geopolitico internazionale che gli underwriter tengono sotto osservazione costante. Chi gestisce programmi internazionali con operazioni negli Stati Uniti deve saperlo e deve portarlo nel dialogo con il cliente prima ancora che arrivi il momento del rinnovo. Il vantaggio competitivo di un broker si costruisce esattamente in queste conversazioni anticipate, non nei giorni frenetici dell’ultimo rinnovo.

Linee Finanziarie e Professionali: Il Tredicesimo Trimestre di Cali Consecutivi

Le linee finanziarie e professionali hanno segnato il loro tredicesimo trimestre consecutivo di riduzione tariffaria, con un meno 5% nel Q2 2026. Un record che racconta di un mercato strutturalmente a favore degli acquirenti, ma che comincia a porre domande serie sul quando, non sul se, il ciclo si invertirà.

Sul fronte D&O, i clienti hanno generalmente beneficiato di riduzioni a singola cifra, con punte a doppia cifra nei casi in cui il premio corrente era particolarmente elevato o dove erano in essere accordi pluriennali con meccanismi di riduzione pre-concordati. La professional indemnity è rimasta sostanzialmente stabile, con variazioni limitate che dipendono dal paese e dalla classe di rischio. Interessante il dato sul crime insurance: i tassi continuano a scendere nonostante un andamento sinistri che non è migliorato. Una dinamica che gli underwriter più attenti stanno guardando con crescente preoccupazione, perché prima o poi la sinistrosità trova il modo di rientrare nel prezzo. Per le istituzioni finanziarie, infine, le riduzioni a doppia cifra sono state la norma, a conferma di un segmento in cui la concorrenza non accenna a rallentare.

Cyber: Undicesimo Trimestre di Cali, ma il Mercato Chiede di Più

Il cyber ha registrato il suo undicesimo trimestre consecutivo di riduzione, con un meno 9% nel Q2 2026. La capacità rimane abbondante, gli assicuratori hanno aumentato proattivamente le proprie line size massime, e le coperture si mantengono ampie, sostenute da soluzioni sempre più innovative, inclusa una crescente apertura verso l’estensione della copertura cyber a elementi di danno materiale. Una convergenza tecnica di grande rilevanza per chi struttura programmi su rischi ad alta interdipendenza tecnologica.

Ma c’è una svolta qualitativa in corso che sarebbe un errore non vedere. L’underwriting sta diventando più esigente su alcune dimensioni specifiche: intelligenza artificiale generativa, esposizione ai sistemi di terze parti, dipendenza operativa da ecosistemi digitali complessi. Non è più sufficiente rispondere ai questionari standard. Le organizzazioni che vogliono negoziare da una posizione di forza devono essere in grado di documentare come governano questi fattori di rischio, chi ne è responsabile internamente, e quali processi di controllo hanno messo in campo.

Su questo fronte entra in gioco un elemento regolatorio che nessun broker o risk manager può permettersi di ignorare: l’EU AI Act. Il 2 agosto 2026 segna l’entrata in vigore degli obblighi di trasparenza previsti dall’Articolo 50, che impongono agli operatori di informare i clienti ogniqualvolta una decisione sia supportata da un sistema di intelligenza artificiale. L’Articolo 4 introduce obblighi tracciabili di AI literacy per chi utilizza questi strumenti. L’analogia più calzante è quella con il GDPR e il suo impatto sull’underwriting cyber: chi si è preparato in anticipo ha avuto un vantaggio enorme. Chi ha aspettato ha pagato un prezzo molto più alto.

Il Brokeraggio Italiano: Trasformazione in Corso, Opportunità Reale

In questo contesto di mercato, il brokeraggio assicurativo italiano vive una stagione di trasformazione profonda. Tra il 2023 e il 2025 si sono registrate circa cento operazioni di fusione e acquisizione in Italia, un aumento del 72% che posiziona il Paese tra i mercati europei più dinamici in questo ambito. Il consolidamento non è un fenomeno passeggero: è la risposta strutturale a un mercato che richiede scala, specializzazione e investimento tecnologico per rimanere competitivo.

Il ruolo del broker sta cambiando in modo altrettanto radicale. Il modello del semplice intermediario che colloca polizze e incassa commissioni appartiene a un’altra epoca. Quello che il mercato chiede oggi è un consulente strategico capace di affiancare l’azienda nella comprensione dei rischi, nella costruzione di programmi articolati e nella gestione continuativa della relazione nel tempo. La consulenza, non il prodotto, è diventata il fattore distintivo. Tra i segmenti di crescita più promettenti emergono il cyber risk, il welfare aziendale, l’assicurazione salute e, in modo sempre più rilevante, le coperture per rischi catastrofali naturali, rese ancora più urgenti dall’obbligo assicurativo introdotto a inizio 2025 per terremoti, alluvioni e frane.

Il Quadro di Insieme: Sette Trimestri di Ribasso Non Durano per Sempre

Guardare i sette trimestri consecutivi di cali come a una conquista permanente sarebbe un errore di valutazione che il mercato non perdona. I cicli assicurativi sono, per natura, ciclici. La storia insegna che i periodi prolungati di soft market creano esattamente le condizioni per la correzione successiva: i margini si comprimono, la sinistrosità latente si accumula, e quando qualcosa rompe l’equilibrio, il mercato si indurisce in modo rapido e spesso brutale. La domanda non è se il ciclo si invertirà, ma quando, e con quale velocità.

Le organizzazioni e i broker che utilizzano questo periodo per costruire programmi più solidi, per ampliare i limiti assicurati e le coperture dove i valori esposti lo giustificano, per consolidare le relazioni con gli assicuratori attraverso accordi pluriennali e per migliorare la qualità dei dati con cui si presentano al mercato si troveranno in una posizione di vantaggio quando il vento cambierà. Chi invece si limita a incassare la riduzione di premio senza investire nella struttura del programma starà semplicemente rimandando un problema, e i problemi rimandati nel mercato assicurativo arrivano sempre nel momento peggiore.

Questo è il tipo di ragionamento che un broker di valore deve essere capace di fare, e di portare al tavolo del cliente prima ancora che venga chiesto. BrokerChannel nasce anche per contribuire a questo: portare nel dibattito quotidiano del settore l’analisi che trasforma i dati di mercato in decisioni consapevoli, senza filtri e senza semplificazioni.

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