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Axa mette Copilot su tutte le scrivanie a dodici giorni dall’apertura dei controlli sull’alfabetizzazione AI

BrokerChannel.it di BrokerChannel.it
21/07/2026
A A
alfabetizzazione AI

Il gruppo francese estende l’assistente Microsoft a tutti i dipendenti e accelera il programma di formazione: il calendario coincide con il 2 agosto, quando le autorità nazionali potranno vigilare sull’articolo 4 dell’AI Act.

Axa ha annunciato l’estensione progressiva di Microsoft 365 Copilot a tutti i dipendenti del gruppo nel mondo, integrato in Teams, Outlook e Word, insieme a un programma di formazione accelerato su competenze pratiche ed etiche. Letto come operazione informatica, è la distribuzione di licenze software su larga scala. Letto sul calendario regolamentare, è un’altra cosa: meno di due settimane dopo, il 2 agosto 2026, si apre la fase in cui le autorità nazionali di vigilanza possono esercitare i propri poteri sull’obbligo di alfabetizzazione AI.

Tre anni dopo Secure GPT, e non per primi

Il rollout è l’evoluzione del programma AI at Scale e arriva a quasi tre anni da Secure GPT, l’assistente generativo interno costruito su Azure OpenAI Service e annunciato il 27 luglio 2023: sviluppato in tre mesi dai team interni con Microsoft, era stato rilasciato a un migliaio di dipendenti di Axa Group Operations con l’obiettivo dichiarato di raggiungere i 140.000 del gruppo. Si trattava però dell’obiettivo del rollout, non di un dato di adozione. La distinzione conta, perché è in quello scarto che vive buona parte delle statistiche sull’AI aziendale.

Non si tratta di un primato. Swiss Re ha portato Copilot in disponibilità globale già da maggio 2024, arrivando a tremila utenti a settembre dello stesso anno, dopo un programma di accesso anticipato avviato nell’agosto 2023. E il posizionamento competitivo di Axa sull’AI, misurato dall’esterno, si è mosso in senso contrario: l’Evident AI Index for Insurance pubblicato il 16 giugno 2026, che valuta trenta assicuratori di Nord America ed Europa su dati pubblici, ha visto Allianz superarla e conquistare il primo posto, con Axa in seconda posizione. Nello stesso indice i ruoli specialistici AI crescono del 32% su base annua, quasi un dipendente su cinquanta, mentre gli organici complessivi si contraggono del 2,2%.

Matthieu Caillat, Group Chief Technology & AI Officer e amministratore delegato di Axa Group Operations dal 1° dicembre 2025, ha descritto l’intelligenza artificiale come un’opportunità significativa per valorizzare i dipendenti, rafforzare la leadership del gruppo nell’innovazione e servire meglio i clienti. Il rollout è accompagnato da un invito esplicito a mantenere la supervisione umana sulle decisioni chiave, e il gruppo ha indicato di averlo affrontato in un confronto con le rappresentanze dei lavoratori.

L’articolo che nessuno ha rinviato

La formazione annunciata insieme al rollout ha un riscontro normativo preciso. L’articolo 4 dell’AI Act chiede a fornitori e deployer di adottare misure per garantire, nella misura del possibile, un livello sufficiente di alfabetizzazione sull’AI del proprio personale e di chi si occupa dei sistemi per loro conto, ed è formalmente in vigore dal 2 febbraio 2025. Dal 2 agosto 2026 le autorità nazionali entrano nella fase di vigilanza. Il Digital Omnibus, che è lo stesso pacchetto che ha spostato le altre scadenze, lo ammorbidisce senza cancellarlo: a regime l’obbligo passerà dal garantire quel livello al sostenerne lo sviluppo, cioè da obbligazione di risultato a obbligazione di mezzi. Resta comunque un obbligo, e a dimostrarlo riesce solo chi ha lasciato traccia di quello che ha fatto.

Le scadenze, però, corrono su binari diversi. Gli obblighi sui sistemi ad alto rischio sono stati oggetto di un rinvio concordato lungo il 2026, con l’approvazione finale del Consiglio del 29 giugno: i sistemi dell’Allegato III slittano dal 2 agosto 2026 al 2 dicembre 2027, quelli dell’Allegato I al 2 agosto 2028. Le nuove date acquistano valore legale con la pubblicazione in Gazzetta ufficiale: l’atto è stato firmato l’8 luglio e, alla data di pubblicazione di questo articolo, non risulta ancora pubblicato. Per il settore assicurativo il rinvio tocca un capitolo sensibile, perché l’Allegato III include al punto 5 i sistemi di valutazione del rischio e pricing per persone fisiche nelle assicurazioni vita e salute.

L’articolo 4, invece, non è stato rinviato e non conosce soglie dimensionali. Non distingue tra un gruppo da centoquarantamila persone e lo studio di intermediazione che usa un assistente conversazionale per preparare una mail al cliente o riassumere una perizia. Copilot dentro Outlook non è un sistema ad alto rischio; ma chi lo usa è comunque un deployer.

Dove la supervisione umana incontra la IDD

La supervisione umana citata nel comunicato è uno dei principi elencati dall’Opinion EIOPA sulla governance e la gestione del rischio dell’AI, adottata il 6 agosto 2025, che si occupa proprio dei sistemi né vietati né ad alto rischio, ossia la fascia della produttività d’ufficio in cui ricade un assistente generativo. Accanto alla supervisione umana l’autorità europea nomina data governance, tracciabilità, correttezza dei risultati, sicurezza informatica e spiegabilità. Il perimetro normativo di riferimento dell’Opinion comprende esplicitamente la IDD oltre a Solvency II: quei principi riguardano quindi anche chi distribuisce, oltre a chi assume il rischio.

Sul fronte nazionale, la comunicazione al mercato diffusa da IVASS a luglio su resilienza operativa digitale e modelli avanzati di IA chiede di collocare i rischi nel RAF, di presidiare contrattualmente i fornitori ICT, di dotare il consiglio di competenze tecnologiche con un budget di formazione continua e di produrre una relazione con un piano entro il 31 dicembre 2026. I destinatari formali sono imprese e riassicuratori, non gli intermediari: l’estensione alla filiera passa semmai dal capitolo sui fornitori. La direzione però si legge: la vigilanza tratta la competenza sull’AI come un requisito organizzativo, da mettere in consiglio e a budget, più che come una sensibilità individuale.

Tra i due estremi del mercato la distanza è misurabile. Le rilevazioni di settore descrivono una platea di circa 230.000 iscritti al RUI, per oltre il 60% microimprese, e un divario dichiarato ampio: l’85% degli intermediari riconosce l’importanza del digitale, il 70% ammette un gap di competenze personali e il 67% un gap organizzativo. Il gruppo internazionale può fare dell’alfabetizzazione un programma; la struttura da tre persone deve comunque poterla dimostrare.

Empowerment o sostituzione, secondo chi la racconta

Lo stesso trimestre ha prodotto due letture opposte della medesima tecnologia. Axa la presenta come strumento di valorizzazione delle persone, con formazione e supervisione umana, e la lega al confronto sindacale. All’inizio dello stesso mese, Allianz Partners aveva attribuito esplicitamente all’AI un piano da 1.500 a 1.800 uscite in Europa. Le due letture convivono: la stessa capacità tecnica sta motivando decisioni industriali divergenti, il che sposta la domanda su come viene governata più che su cosa sa fare.

Lo stesso indice che classifica Axa seconda contiene il dato che ridimensiona l’insieme: il 49% dei casi d’uso dichiarati dagli assicuratori resta di portata ristretta, orientato a velocità, riduzione dei costi ed efficienza di processo, e solo l’8% mostra capacità avanzate. Un report di settore di aprile 2026 aggiunge lo scarto tra spesa e produzione: oltre quattro compagnie su cinque destinano all’AI almeno cinque milioni di dollari l’anno, il 14% supera i cinquanta milioni, ma meno della metà l’ha portata in esercizio anche in una sola funzione.

Il fatto rilevante è che l’AI stia scendendo al livello della dotazione di postazione, come la posta elettronica, mentre l’obbligo di saperla usare passa dalla buona pratica alla posizione da documentare. Chi ha già un programma di formazione avrà una risposta pronta; per gli altri la domanda arriverà lo stesso, a partire dal 2 agosto.

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