Mentre scriviamo questo articolo, l’Aeronautica Militare ha appena emesso un’allerta per temporali forti, grandinate con chicchi di grosse dimensioni e raffiche di vento su Emilia-Romagna, basso Veneto e Marche settentrionali. Non è una coincidenza editoriale. È la normalità operativa dell’estate 2026 — e il mercato assicurativo farebbe bene a prenderne atto fino in fondo.
Nel 2023 uno studio dell’American Meteorological Society aveva certificato che la probabilità di grandine estrema nel Nord Italia era triplicata rispetto agli anni ’50. Il 2024 aveva consegnato i sinistri. Il 2025 ha infranto nuovi record. Il 2026, a metà luglio, ha già superato tutti i benchmark storici precedenti.
È tempo di fare il punto: dalla scienza al sinistro, dal sinistro al bilancio, dal bilancio al futuro del mercato.
2025-2026: due anni che hanno riscritto ogni record
Il 2025: l’anno delle 777 grandinate intense
Il 2025 non ha lasciato scampo. In Italia sono state censite 777 grandinate intense — quasi il triplo rispetto ai 281 episodi del 2019. Il solo mese di agosto ha registrato 834 eventi grandinigeni, con 27 comuni che hanno raggiunto i valori massimi di severità. Il totale degli eventi meteorologici estremi ha toccato quota 376, in crescita del 5,9% sul 2024, rendendolo il secondo anno più estremo degli ultimi undici, dopo il 2023.
Gli episodi più devastanti:
- Veneto, estate 2025: quasi 400 episodi di grandine di grosse dimensioni tra giugno e agosto, concentrati al Nord ma con estensioni crescenti al Centro-Sud.
- Friuli Venezia Giulia, luglio 2025: chicchi fino a 5 cm di diametro tra le province di Pordenone e Udine, con danni severi a vegetazione, auto e strutture leggere.
- Piemonte (Biella, Vercelli, Asti, Torino): grandinate ripetute con danni massicci al comparto agricolo.
- Padova, Ivrea, Treviso, Ancona: fenomeni di eccezionale violenza ad agosto, con 27 comuni al massimo della scala di severità.
Tra il 2019 e il 2025, gli eventi estremi hanno causato oltre 145 miliardi di euro di danni in Italia. Solo nel quadriennio 2022-2026, i danni diretti e indiretti hanno superato i 20 miliardi di euro.
Il 2026: già oltre ogni soglia storica
Il primo semestre 2026 ha registrato 2.983 eventi di grandine mappati in Italia — il valore più alto dal 2020, con un aumento del 51% rispetto alla media degli anni precedenti. Sono state censite 231 grandinate severe (GSI ≥ 4): un numero 3,4 volte superiore alla media storica. Maggio e giugno 2026 sono stati i mesi più grandinigeni mai registrati per il periodo gennaio-giugno. Al 15 luglio, il conteggio annuale aveva già superato l’intero 2020 e 2021.
Gli ultimi giorni prima di questo articolo raccontano tutto:
- Brianza, 17 luglio: una supercella ha portato grandine “come arance”, feriti, auto distrutte, alberi abbattuti.
- Milano, 18 luglio: grandinate giganti hanno imbiancato le strade, fermato un concerto e mandato decine di persone al pronto soccorso.
- Bresciano (Franciacorta), 18-19 luglio: chicchi di almeno 8 cm, danni a Palazzolo sull’Oglio e Cazzago San Martino.
- Ferrarese e Rodigino: grandinate eccezionali con chicchi di dimensioni enormi.
- Emilia-Romagna, 20 luglio (oggi): allerta in corso su Modenese, Reggiano, Ferrarese, Bolognese e costa.
Il dato che sintetizza tutto: al 15 luglio 2026, l’Italia aveva già accumulato più eventi grandinigeni dell’intero anno 2020. E l’estate è appena cominciata.
Dai sinistri ai bilanci: i numeri di un mercato sotto pressione
Il biennio 2023-2024: le ferite sui conti

Il dato più significativo per capire la struttura del problema è quello sui secondary perils globali: nel 2025, grandine, tempeste convettive e altri rischi “secondari” hanno rappresentato il 92% delle perdite assicurate da catastrofi naturali a livello mondiale — superando per la prima volta in modo netto l’impatto dei grandi uragani. La grandine non è più un rischio secondario. Non lo è mai stato, ma ora i numeri lo dicono senza possibilità di equivoco.
Il miglioramento del combined ratio italiano nel 2024-2025 è reale, ma va letto correttamente: deriva in larga parte dagli adeguamenti tariffari draconiani applicati nel biennio precedente e da un andamento favorevole degli investimenti finanziari — non da una riduzione strutturale del rischio. Con il 2026 che sta già battendo ogni record storico di frequenza grandinigena, la pressione tecnica tornerà a farsi sentire sui conti del secondo semestre.
Il mercato della riassicurazione: un paradosso pericoloso
Mentre il rischio fisico accelera, il mercato riassicurativo sta vivendo una fase di soft market: i rinnovi al 1° gennaio 2026 hanno visto riduzioni dei prezzi risk-adjusted fino al 17,5% nel Direct & Facultative, con il property-catastrophe in calo del 14,7%. Il capitale globale dei riassicuratori ha superato i 760 miliardi di dollari, alimentando concorrenza e abbondanza di capacità.
Questo paradosso — rischio fisico ai massimi storici, prezzi riassicurativi in calo — crea un’opportunità tattica per le cedenti nel breve periodo, ma nasconde una trappola: se il 2026 chiuderà con i numeri che i primi sei mesi già anticipano, il repricing sarà rapido e brutale nei rinnovi del 2027.
Il sistema risponde: normativa, capitali e innovazione
L’obbligo Cat Nat: un’opportunità enorme, ancora parzialmente colta
La Legge 213/2023 (modificata dal D.L. 39/2025) ha reso operative le coperture obbligatorie contro catastrofi naturali per le imprese:
- Grandi imprese: obbligate dal 31 marzo 2025
- Medie imprese: dal 1° ottobre 2025
- Piccole e micro imprese: dal 31 dicembre 2025
La grandine non è tra i rischi obbligatori (che includono terremoto, alluvione, frana), ma ogni impresa che sottoscrive una polizza Cat Nat conforme è già seduta al tavolo della conversazione sul rischio atmosferico. Per il broker, questo significa che la base commerciale per estendere la copertura alla grandine è oggi più ampia che in qualsiasi momento storico precedente.
I mercati dei capitali: Cat Bond e capacità alternativa
A maggio 2025, Generali ha emesso un Cat Bond da 200 milioni di euro per tempeste europee e terremoti italiani. Il mercato globale dei Cat Bond ha superato i 52 miliardi di dollari in circolazione. SACE garantisce un fondo da 5 miliardi di euro (2024-2026) che permette alle compagnie di cedere fino al 50% del portafoglio NatCat. Sono strumenti che stanno ridisegnando l’architettura della capacità disponibile — e che progressivamente incorporeranno la grandine man mano che i modelli di pricing si affineranno.
La rivoluzione parametrica: da nicchia agricola a standard di mercato
Il mercato globale dell’assicurazione parametrica cresce al 12,8-14,2% annuo e si prevede raggiunga dimensioni enormi entro il 2030. In Italia i segnali di accelerazione sono concreti:
- Aprile 2025: Zurich Italia, in partnership con xFarm Technologies, lancia soluzioni parametriche per il settore agricolo con rimborso immediato senza perizia.
- Descartes Underwriting opera già con polizze parametriche grandine basate su tecnologia radar per misurare dimensione dei chicchi e intensità della tempesta.
- PGRA 2026 (Piano di Gestione dei Rischi in Agricoltura, pubblicato a dicembre 2025, valido anche per il 2027): introduce polizze agevolate monorischio per singole avversità frequenti come la grandine, con maggiore flessibilità e integrazione con il fondo mutualistico nazionale.
- Groupama Assicurazioni ha confermato il proprio piano grandine per il 2026 a seguito dell’acquisizione di Ara 1857, specializzata nei rischi agricoli.
Il modello parametrico — trigger automatico, liquidazione rapida, nessun contenzioso — è destinato a diventare lo standard per le grandi imprese entro cinque anni, poi a cascata per le medie.
Il nuovo ruolo del Broker: da intermediario a consulente di resilienza
Di fronte a un rischio che ha triplicato la propria severità in settant’anni e che nel solo 2026 ha già battuto ogni record storico di frequenza, il ruolo del broker non può restare quello di dieci anni fa.
Il broker moderno deve agire come consulente di resilienza su quattro assi:
- Educare con i dati: I numeri del 2025-2026 sono la leva più potente per convincere clienti ancora scoperti. Una supercella non è sfortuna — è la nuova normalità strutturale. Usare i dati ESWD, i report ANIA e i record del 2026 durante ogni incontro commerciale.
- Progettare la prevenzione: La trasferibilità del rischio a costi sostenibili passa per la mitigazione fisica. Materiali edili antigrandine certificati, reti protettive per l’agricoltura, pensiline per flotte e piazzali: il broker che include la prevenzione nel proprio advisory riduce il rischio del cliente e migliora la sua appetibilità assuntiva.
- Leggere la contrattualistica con occhio critico: Sub-limiti specifici per grandine, franchigie aggregate annue, clausole di esclusione per chicchi oltre una certa dimensione, deroghe geografiche per le zone ad alta frequenza: queste architetture contrattuali sono già nei nuovi testi di polizza. Non conoscerle è un rischio professionale.
- Anticipare il repricing del 2027: Il soft market riassicurativo attuale non durerà. Con i dati del primo semestre 2026 già ai massimi storici, i rinnovi al 1° gennaio 2027 potrebbero tornare a inasprirsi. Il broker che costruisce oggi programmi assicurativi pluriennali ben strutturati protegge i propri clienti dalla prossima ondata di repricing.
Il futuro: tre scenari per il prossimo decennio
1. Iperlocal pricing e selezione geografica Satelliti, radar doppler, IA e dati IoT rendono già possibile un pricing a livello di singola particella catastale. Le compagnie useranno questa granularità per selezionare i portafogli, escludere le zone più esposte o applicare premi differenziati per via, comune e orientamento del tetto. Il broker che padroneggia questi strumenti sarà un interlocutore credibile in fase assuntiva.
2. Espansione geografica del rischio = nuovo mercato Il Sud Italia, storicamente quasi escluso dal perimetro del rischio grandine, registra eventi significativi con frequenza crescente. Campania, Puglia e Sardegna — lo scorso agosto — sono entrate stabilmente nella mappa del rischio. Milioni di abitazioni e imprese oggi scoperte rappresentano un mercato assicurabile di primo piano per chi è già presente su quei territori.
3. La parametrica diventerà mainstream Entro il 2030, l’assicurazione parametrica grandine sarà lo standard per le grandi imprese italiane, il complemento naturale delle polizze tradizionali per le medie, e uno strumento sempre più accessibile per l’agricoltura professionale. Il broker che non conosce questo prodotto oggi sarà fuori mercato domani.
Una conclusione senza sconti
Il paper dell’American Meteorological Society aveva previsto tutto — triplicazione del rischio, hotspot nel Nord Italia, tendenza strutturale al peggioramento. Il 2024 aveva consegnato i sinistri. Il 2025 aveva infranto i record. Il 2026, a metà luglio, mentre l’allerta grandine è attiva su Emilia-Romagna e Veneto, ha già superato tutto ciò che era stato registrato prima.
La grandine non è più un evento di forza maggiore imprevedibile. È un rischio misurabile, modellizzabile, geograficamente mappato e — soprattutto — gestibile.
La domanda non è se coprirsi. È come, con chi, a quale struttura di polizza e con quale livello di prevenzione attiva.
E quella risposta, oggi più che mai, passa dal broker.










