Al 31 marzo 2026 il 52,1% delle abitazioni italiane ha una copertura contro l’incendio, il valore più alto mai rilevato. Ma solo il 7,3% è protetto anche contro terremoto e alluvione, e l’82,5% delle polizze non prevede alcuna estensione catastrofale. Il fuoco si assicura, la catastrofe si continua a delegare allo Stato.
Più di una casa su due, in Italia, è oggi coperta contro il rischio incendio. È il dato più alto mai registrato dalla statistica ANIA sulle abitazioni civili, e arriva dopo due anni di crescita rapida. Sotto quel numero, però, ne convive un altro: le abitazioni assicurate contro le catastrofi naturali sono appena il 7,3% del patrimonio residenziale. Lo stesso divario che nel mondo delle imprese ha reso necessario un obbligo di legge si ripropone, intatto, nelle case degli italiani, dove nessun obbligo esiste.
Metà del patrimonio abitativo ha una polizza incendio
Al 31 marzo 2026 le polizze incendio attive sul mercato sono 13,2 milioni, in crescita del 7,1% in dodici mesi e del 13,3% rispetto al 2024. Le somme assicurate arrivano a 4.703 miliardi, il 4,9% in più rispetto all’anno precedente. Poiché circa 1,5 milioni di contratti assicurano l’intero fabbricato e non la singola unità, il numero di abitazioni effettivamente coperte sale a 18,4 milioni: rispetto ai 35,3 milioni di case censite dall’ISTAT, la penetrazione tocca il 52,1%. Era il 49,0% un anno prima e il 44,7% nel 2024, il che significa oltre un milione di abitazioni entrate in copertura in dodici mesi e più di 2,5 milioni in due anni.
La composizione del portafoglio dice come questa crescita si sta formando. Le polizze multirischio restano la formula più diffusa con il 50,4% dei contratti, ma perdono terreno in quota. A guadagnarla è il monorischio incendio, salito al 38,8% con un incremento dell’11% e circa 500 mila nuove polizze in un anno. Le globale fabbricati si fermano al 9,2% dei contratti, pur pesando per il 40% delle somme assicurate. La rilevazione poggia su un campione di imprese che rappresenta il 92% dei premi del ramo incendio, poi riportato all’intero mercato.
Fuori dalla copertura: l’82,5% delle polizze non ha estensione catnat
Il quadro cambia radicalmente quando si guarda alle garanzie catastrofali. Solo il 17,5% delle polizze incendio attive prevede un’estensione a terremoto o alluvione. La progressione c’è, ma è lenta: era il 17,3% nel 2025, il 16,4% nel 2024, l’8,5% nel 2019 e il 5,1% nel 2016. In valore assoluto si tratta di circa 2,3 milioni di contratti, quasi 200 mila in più rispetto all’anno precedente.
Tradotto in abitazioni, il numero delle unità protette contro i rischi catastrofali si ferma a 2,6 milioni. Sulle 35,3 milioni di case esistenti, la penetrazione è del 7,3%: poco più di una casa su tredici. Il confronto storico rende l’idea del punto di partenza più che del punto di arrivo. Nel 2009 le unità abitative con copertura catastrofale erano 35 mila, il che significa che il numero si è moltiplicato per quasi settanta volte. L’esposizione complessiva del mercato ammonta oggi a 667 miliardi: 221 per il solo rischio sismico, 97 per la sola alluvione, 349 per i contratti che coprono entrambi.
È lo stesso squilibrio già misurato sul fronte produttivo, dove sette imprese su dieci hanno almeno una garanzia danni ma la protezione catastrofale resta minoritaria. Il bene si assicura, l’evento che può distruggerlo no.
Chi si copre lo fa meglio: la corsa alla doppia garanzia
Dentro quel 17,5% si muove però una dinamica che merita attenzione, perché racconta una maturazione della domanda. Le polizze che coprono il solo rischio terremoto sono scese a 682 mila, con un calo di circa il 16% in un anno. Anche quelle limitate alla sola alluvione arretrano leggermente, a 329 mila. Nello stesso periodo i contratti che includono entrambe le garanzie sono cresciuti del 32%, superando 1,29 milioni. Salgono anche le stand-alone che coprono terremoto e alluvione insieme, da 144 a 154 mila.
La lettura che ne dà ANIA è che la contrazione delle coperture parziali derivi in buona parte dalla loro trasformazione in coperture complete. Non è un travaso irrilevante. Significa che il mercato, dove si muove, non sta soltanto aggiungendo contratti: sta correggendo quelli esistenti, sostituendo garanzie monche con protezioni che reggono a entrambi gli scenari. È la differenza tra una polizza attiva e una polizza adeguata, e passa quasi sempre da chi la propone e la rinnova.
Quanto costa proteggersi
Il premio medio della garanzia incendio, al netto delle imposte, è di 188 euro per polizza. Poiché ogni contratto copre in media più di un’abitazione, rapportato alle singole unità scende a 133 euro. Per l’estensione alle catastrofi naturali il premio medio è di 138 euro a polizza, che diventano circa 124 euro per abitazione coperta.
Il costo annuo per portare una casa dalla protezione contro l’incendio a quella contro terremoto e alluvione si colloca dunque poco sotto il prezzo della garanzia base. Su 18,4 milioni di abitazioni già assicurate contro il fuoco, restano quasi 16 milioni di case che quel passo non lo hanno compiuto, pur avendo un rapporto assicurativo attivo e un intermediario di riferimento.
Una mappa che si ferma agli Appennini
La geografia della copertura ricalca quella economica del Paese, e lo fa con uno scarto ampio. Nel Nord risulta assicurato contro l’incendio circa il 71% delle abitazioni, nel Centro il 60%, mentre nel Mezzogiorno la quota non supera il 23%. A Milano, Bolzano, Monza-Brianza, Firenze, Trieste, Bologna e Gorizia si va oltre l’80% delle unità abitative.
All’estremo opposto ci sono province dove la diffusione resta a livelli residuali. A Benevento, Isernia, Crotone, Vibo Valentia, Agrigento ed Enna l’incidenza si colloca intorno o sotto il 12%, con Agrigento ed Enna vicine al 10%. Otto case su dieci coperte da un lato, una su dieci dall’altro: la stessa garanzia, lo stesso mercato, due Paesi diversi.
Dietro tutto questo c’è una spiegazione che il settore conosce e che ANIA mette nero su bianco. La gestione dei danni da calamità naturali in Italia si è storicamente basata sull’intervento pubblico a evento avvenuto, e la ripetizione di quel meccanismo ha radicato la convinzione che esista un garante di ultima istanza pronto a farsi carico della ricostruzione. Non a caso il rallentamento della crescita registrato nell’ultimo anno viene ricondotto a una stagione di eventi meno intensi e meno diffusi rispetto alle alluvioni che nel maggio 2023 colpirono per due volte in pochi giorni Emilia-Romagna e Marche. La protezione, insomma, cresce quando fa paura e rallenta quando la paura passa. Su questo terreno si gioca il patto tra pubblico e privato che il settore continua a invocare. Ed è lo stesso terreno, quasi sedici milioni di case già in portafoglio e ancora senza garanzia catastrofale, su cui si misura la distanza tra vendere una polizza e proteggere un patrimonio.











