L’assemblea affida la guida del broker genovese al numero uno di Duferco, azionista con il 42%. Con Michele Corbo amministratore delegato da giugno, il vertice si ricompone mentre restano aperti il nuovo aumento di capitale e il piano industriale.
Antonio Gozzi è il nuovo presidente di Ital Brokers. L’assemblea dei soci lo ha nominato nei giorni scorsi al posto di Luca Garella, dimissionario dopo quattro anni alla guida del consiglio. Gozzi è amministratore delegato di Duferco, che dal gennaio 2023 è il primo azionista del broker genovese con il 42% del capitale. L’azionista industriale che ha finanziato il rilancio ne assume ora anche la carica di vertice, in una fase in cui è aperto il cantiere di un nuovo intervento sul capitale e si attende il nuovo piano.
La società ha commentato la nomina come «un ulteriore segnale della volontà della proprietà di proseguire e rafforzare il progetto industriale di Ital Brokers, puntando sulla crescita, sull’innovazione e sul consolidamento del ruolo della società tra i principali operatori indipendenti del mercato italiano del brokeraggio assicurativo».
Chi arriva, chi lascia
Gozzi non viene dal mondo assicurativo. Guida Duferco dal 1995 come amministratore delegato, presiede Federacciai dal 2022 con riconferma per il biennio 2024-2026, è presidente di Duferco Travi e Profilati e di Interconnector Energy Italia, ed è stato nominato Cavaliere del Lavoro nel maggio scorso. Ad agosto, sotto la sua guida, Federacciai ha presentato con quattordici imprese associate una manifestazione di interesse su una parte dell’ex Ilva, limitata al perimetro della trasformazione e con esclusione dell’area a caldo. Un profilo da committente industriale: uno che le coperture le compra, non uno che le colloca.
Il predecessore veniva da un percorso opposto. Garella ha oltre trent’anni nel settore finanziario, con ruoli di CFO, COO e country executive, la responsabilità italiana di The Royal Bank of Scotland e il coordinamento delle integrazioni di ABN AMRO e RBS in Italia. Ha attraversato l’intera fase aperta dalla ricapitalizzazione, che nel gennaio 2023 aveva portato in cassa venti milioni di euro tra aumento di capitale per quindici milioni, due milioni di mezzanino e tre di debito senior, con l’ingresso dei soci industriali e la salita di Duferco dal 6% al 42%.
Il presidio operativo, intanto, era già stato ridefinito a giugno con la nomina di Michele Corbo ad amministratore delegato, arrivato dal gruppo Generali dopo la responsabilità dell’Area Danni di Generali Italia e la guida di Tua Assicurazioni. La coppia che si è formata distribuisce i ruoli in modo netto: al vertice il socio che mette il capitale e apre le porte del tessuto industriale del Nord-Ovest, alla gestione un manager di estrazione assicurativa. La divisione si spiega col mestiere che Ital Brokers vuole fare: brokeraggio corporate su rischi industriali, marine, cauzioni e programmi sanitari, cioè le materie che l’azionista conosce già dal lato del cliente.
Capitale industriale, non fondi
Il tratto meno comune resta l’assetto azionario. Accanto a Duferco al 42% siedono Sider Navi, riconducibile ad armatori, con il 25%, Ferriera Valsabbia della famiglia Brunori con il 12%, mentre dall’operazione del 2023 figurano due veicoli al 6,2% ciascuno, Società Italiana Partecipazioni, espressione di famiglie bresciane, e I.L. Investimenti, holding di Giulio Schenone. Acciaio e shipping, cioè i due settori che generano i rischi che il broker colloca.
Nel consolidamento della distribuzione italiana questa è una casella poco popolata. Le aggregazioni degli ultimi anni si sono mosse lungo binari ormai riconoscibili: le piattaforme costruite dai fondatori, quelle sostenute dal private equity, i gruppi esteri che comprano posizioni sul mercato italiano. Ital Brokers sta altrove: capitale industriale nazionale che finanzia un broker per tenerlo fuori dal perimetro dei fondi. La linea è stata ribadita più volte, anche a fronte di manifestazioni di interesse arrivate da grandi operatori internazionali di private equity, e Corbo l’ha riassunta in un’intervista di giugno parlando di un mercato dell’intermediazione oggi «terra di conquista per player internazionali» e dell’obiettivo di «creare il campione italiano della mediazione assicurativa».
La differenza non è solo di bandiera. Un azionista industriale ha orizzonti temporali e criteri di rendimento diversi da un fondo con una scadenza di uscita, e questo pesa sul modo in cui si costruisce un portafoglio corporate, dove le relazioni con le mandanti e con i clienti si misurano su cicli lunghi. Pesa anche sul prezzo che si è disposti a pagare quando si compra un altro broker, ed è su questo che il modello non ha ancora dato prova.
Il salto da 14 a 40-50 milioni
Ital Brokers vale oggi commissioni per circa quattordici milioni di euro e punta a 40-50 milioni entro il 2028. Un percorso di quel tipo non si copre con la sola crescita organica: richiede acquisizioni, e quindi capitale. Di qui i cantieri aperti su un nuovo aumento e il piano industriale annunciato dall’amministratore delegato, atteso ma non ancora presentato.
Il 2025 offre un riscontro parziale sulla base di partenza: ricavi netti core in aumento del 15,1% ed EBITDA adjusted in crescita del 36,8%. Sono variazioni che indicano una struttura in miglioramento sul lato della marginalità, non ancora il salto dimensionale.
Resta lo scarto tra il progetto e la cronaca. L’ambizione di fare della società un aggregatore era già stata dichiarata al momento della ricapitalizzazione del 2023, ma finora Ital Brokers è comparsa nelle pagine del mercato come possibile oggetto di acquisto, non come compratore. Nessuna acquisizione risulta conclusa. Nel frattempo il vertice è stato ridisegnato più volte in poco più di tre anni e mezzo, tra amministratori delegati, direzione generale e ora presidenza.
Il mercato, intanto, tira. Nel 2025 i broker italiani hanno intermediato oltre 23 miliardi di euro di premi e sul danni sono cresciuti del 9,1%, contro il 6,5% del comparto, mentre la platea degli iscritti alla sezione B del RUI resta sostanzialmente ferma. Più volumi su un numero stabile di operatori significa concentrazione, e chi vuole comprare compete con acquirenti che dispongono di leva finanziaria abbondante e di multipli aggressivi.
Il test dei prossimi mesi
La nomina di Gozzi chiude la fase di assestamento della governance e sposta l’attenzione sul capitale. Un presidente che è anche il primo socio riduce la distanza tra chi decide gli investimenti e chi ne risponde davanti al mercato, ma toglie anche gli alibi: da qui in avanti il progetto di aggregazione risponde direttamente a chi lo ha finanziato. Il piano atteso e la dimensione dell’aumento diranno se la casella del capitale industriale può reggere il confronto con chi compra broker in Italia da anni.










