Carlo Clavarino indica la chiusura dell’acquisizione da 17 miliardi di dollari entro novembre. Aon parla di quarto trimestre: le obbligazioni sono già emesse e il prestito bancario firmato, manca la scadenza del periodo di attesa previsto dalla legge antitrust statunitense.
Aon ha già messo insieme il denaro per comprare USI e ora aspetta soprattutto il via libera delle autorità. In un’intervista a L’Economia del Corriere della Sera, Carlo Clavarino, Executive Chairman International del gruppo, ha indicato la chiusura entro novembre per l’operazione da 17 miliardi di dollari, con cui Aon punta sul mercato americano delle medie imprese. Il calendario ufficiale è meno stretto, quarto trimestre 2026, e dipende da un passaggio di cui non c’è ancora traccia pubblica.
Diciassette miliardi, debito di USI compreso
Il prezzo fissato il 31 agosto è di 17 miliardi, comprensivi del debito netto di USI. Al netto di circa 278 milioni di attributi fiscali scende a 16,7 miliardi, pari a circa 14,5 volte l’EBITDA rettificato degli ultimi dodici mesi, sinergie comprese.
Secondo Clavarino l’esborso si scompone in circa 13 miliardi per cassa e circa 4 di debito. I documenti depositati da Aon alla SEC chiariscono il meccanismo: il debito di USI, circa 4,3 miliardi al 30 giugno 2026, non resta in piedi dopo l’acquisizione ma viene rimborsato al closing con i nuovi finanziamenti. Le cifre del manager tornano nell’ordine di grandezza, ma quel debito Aon lo estingue.
Sul lato industriale il gruppo stima a regime un impatto netto annuo di circa 395 milioni di dollari sull’EBITDA rettificato, fra sinergie di ricavo e di costo, e un effetto positivo sull’utile per azione rettificato dal 2028.
Il debito raccolto prima del via libera
Sul finanziamento il lavoro è già fatto. A metà settembre Aon ha collocato obbligazioni per 13,5 miliardi in sette tranche, con scadenze dal 2029 al 2056 e cedole fra il 5,35% e il 6,45%. Clavarino ricorda che le banche avevano offerto fino a cinque volte quanto richiesto, e che anche istituti italiani si erano fatti avanti, a condizioni meno favorevoli; le cronache del collocamento parlavano di ordini fino a 65 miliardi.
Il 18 settembre si è aggiunto un term loan da 4 miliardi, in due tranche da 2 miliardi con scadenza 2028 e 2029, che Aon può utilizzare soltanto alla data del closing. Le obbligazioni hanno invece una clausola d’uscita: le tranche dal 2029 al 2046, 11,5 miliardi in tutto, vanno rimborsate al 101% se il contratto viene risolto o se l’acquisizione non si chiude entro il 1° giugno 2027, termine prorogabile due volte di tre mesi.
Il costo di uscita dalle obbligazioni, in caso di fallimento, è definito in anticipo, il denaro è disponibile e il gruppo ha già indicato le priorità del dopo: niente riacquisti di azioni nel breve periodo, rimborso del debito, mantenimento degli attuali rating, Baa2 per Moody’s e A- per S&P. Resta aperto soprattutto il fronte regolamentare.
Il nodo Hart-Scott-Rodino
Il contratto non obbligava le parti a chiudere prima del 19 ottobre. La condizione principale è la scadenza del periodo di attesa previsto dalla legge Hart-Scott-Rodino, insieme alle altre autorizzazioni applicabili, e finora Aon non ha diffuso comunicati né depositato documenti su questo passaggio. Nell’acquisizione di NFP il gruppo aveva annunciato la scadenza del periodo di attesa il 21 febbraio 2024, per poi chiudere il 25 aprile.
Un precedente invita alla prudenza: Gallagher con AssuredPartners, operazione da 13,45 miliardi annunciata nel dicembre 2024: l’antitrust americano aveva chiesto informazioni supplementari a marzo 2025 e la chiusura era slittata ad agosto. Fino al closing Aon e USI operano in modo indipendente; dopo, Mike Sicard, oggi chairman e CEO di USI, diventerà president di Aon plc e global CEO del middle market, a riporto dell’amministratore delegato Greg Case.
Perché il prezzo si paga sulle medie imprese
La logica dell’operazione, nella lettura di Clavarino, sta nei margini. Secondo il manager, nel mid market americano quelli di intermediazione sono più alti e i costi più contenuti, mentre sui grandi clienti la concorrenza è forte anche sulle condizioni. L’esempio che porta è Gallagher, cresciuto proprio su quel segmento e arrivato a valere in borsa vicino ai 70 miliardi: un ordine di grandezza coerente con i circa 67,5 miliardi di dollari di questi giorni.
Anche il peso della tecnologia, per Clavarino, cambia con il cliente. Nelle operazioni complesse servono competenze giuridiche, fiscali ed economiche; nelle medie imprese, quando si parla di intelligenza artificiale, conta soprattutto il rapporto personale con il cliente.
Nell’intervista il manager torna anche sul veicolo riassicurativo con Blackstone ai Lloyd’s, un tipo di struttura per cui il mercato londinese ha fissato regole proprie: la stampa lo chiama Cortina, ma nome e termini non hanno ancora conferme ufficiali.
Lo sguardo dall’Italia
Il manager è cresciuto in Aon partendo dall’Italia. È entrato nel gruppo nel 1998, quando Aon ha acquisito Nikols, che nel 1991 aveva rilevato la Luigi Pratolongo da cui era partita la sua carriera; nel 1999 è diventato country manager per l’Italia, poi ha guidato l’Europa meridionale, il Medio Oriente e l’area EMEA. Aon gli attribuisce oltre 50 acquisizioni.
USI opera solo negli Stati Uniti e l’operazione non tocca il perimetro italiano del gruppo. Il segmento però è lo stesso su cui lavora Aon Italia, guidata da Andrea Parisi, che ha chiuso il 2025 con oltre 403 milioni di euro di ricavi e punta a raddoppiare in cinque anni la presenza fra le imprese con un fatturato fra 50 e 300 milioni.
Mercoledì 28 ottobre Aon presenta i conti del terzo trimestre, con il comunicato alle 11:30 ora italiana e la conference call con Greg Case e il CFO ad interim Nadin Virani. Sarà la prossima occasione per capire a che punto sono le autorizzazioni, e se il termine di novembre regge.










