Un’idea semplice, potente e ancora troppo rara
C’è un angolo del Nord-Est che, ancora una volta, si trova a fare da apripista. La Regione Friuli Venezia Giulia ha aperto il 6 luglio 2026 la nuova edizione del suo bando per contributi sui premi assicurativi delle unità immobiliari a uso residenziale, stanziando 500mila euro a sostegno di chi sceglie di assicurarsi contro eventi atmosferici e catastrofali. Fino a 650 euro di contributo per le singole abitazioni, fino a 1.500 euro per i condomini. Le domande sono aperte fino al 30 gennaio 2027.
Non è una notizia di routine. È, a ben guardare, uno dei pochi esempi in Italia in cui un’istituzione pubblica ragiona da risk manager, anziché limitarsi ad aspettare il disastro per intervenire a posteriori con ordinanze e fondi di emergenza.
I numeri che dovrebbero farci vergognare
Prima di entrare nel merito del modello friulano, vale la pena mettere in fila qualche dato che in questo settore si tende a citare troppo velocemente, senza farne davvero sentire il peso.
In Italia, meno del 10% delle abitazioni risulta assicurato contro i rischi climatici e catastrofali. Alcune stime ANIA parlano addirittura di una percentuale inferiore al 5%, a fronte di un patrimonio edilizio in cui circa il 75% degli immobili è esposto a un rischio significativo. Nel frattempo, gli eventi meteorologici estremi nel nostro Paese sono aumentati del 485% tra il 2015 e il 2024, con danni complessivi da frane e alluvioni che in quel decennio hanno superato i 19 miliardi di euro. Il costo medio annuo delle catastrofi naturali per l’Italia si attesta intorno ai 7 miliardi di euro, e oltre l’80% di queste perdite rimane non coperto da polizze assicurative, ricadendo direttamente su famiglie, imprese e finanze pubbliche.
Questi non sono numeri astratti. Sono il conto che paghiamo tutti, anche chi una polizza la ha. Perché quando il sistema è sottoassicurato, è lo Stato che interviene, con risorse che potrebbero essere destinate altrove.
Il Friuli come laboratorio di politica del rischio
Il bando regionale del Friuli Venezia Giulia non nasce nel 2026: è la sua edizione più recente di una misura che la Regione ha introdotto per prima in Italia, con la consapevolezza che incentivare la cultura della copertura assicurativa privata è, nei fatti, una politica di welfare preventivo.
L’assessore Sebastiano Callari, presentando l’iniziativa, ha usato parole che un risk manager professionista sottoscriverebbe senza esitazione: “Prevenire permette di limitare le conseguenze economiche degli eventi più gravi, che richiedono spesso interventi pubblici molto onerosi. La protezione assicurativa offre una tutela alle famiglie e riduce il peso che i danni producono sull’intera collettività, permettendo alla Regione di destinare risorse anche ad altre politiche di sviluppo.”
Il punto è esattamente questo. La grandinata che devastò Mortegliano nel 2023 e i più recenti episodi di maltempo estremo nella zona goriziana non sono stati trattati soltanto come emergenze, ma come dati empirici a supporto di una strategia strutturale. Questo cambio di paradigma è raro nella pubblica amministrazione italiana, ed è per questo che merita attenzione.
La meccanica del bando: dettagli che rivelano una visione
Il bando 2026 non è un rimborso generico. La sua architettura rivela una scelta consapevole di incentivare le coperture più complete, quelle che includono sia gli eventi atmosferici che quelli catastrofali, con una modulazione dei contributi che tiene conto della capacità economica del richiedente.
Per gli eventi atmosferici è previsto un contributo fisso: 50 euro per le abitazioni singole, 200 euro per le parti comuni dei condomini. Per la quota catastrofale, il meccanismo si differenzia in base all’ISEE: chi ha un indicatore inferiore a 50mila euro ottiene il rimborso dell’80% della spesa, gli altri il 50%, con un tetto di 650 euro per le abitazioni e 1.500 euro per i condomini.
Una novità rilevante del 2026 riguarda la validità temporale delle polizze: vengono riconosciuti anche i premi pagati nel corso dell’anno per polizze che, al momento della domanda, non siano più in corso di validità. Un’apertura concreta che allarga la platea dei potenziali beneficiari.
C’è poi un dettaglio che chi lavora nel brokeraggio non può non notare: le domande devono essere presentate attraverso un intermediario assicurativo, identificato tramite il numero di iscrizione al RUI. Un riconoscimento esplicito del ruolo consulenziale del broker, coinvolto non solo come distributore ma come facilitatore tecnico del processo amministrativo.
Il limite onesto che l’assessore ha ammesso
Callari non ha nascosto la criticità principale: le adesioni fino a oggi sono inferiori all’obiettivo. Nella precedente edizione del bando, quella relativa al 2025, sono pervenute 1.861 domande, con circa 270mila euro di importo complessivo stimato in liquidazione. Un risultato non irrilevante, ma lontano dal potenziale di un territorio esposto come il Friuli Venezia Giulia.
La bassa adesione non sorprende chi conosce il mercato. In Italia il problema non è quasi mai l’offerta assicurativa, ma la domanda: una combinazione di ottimismo cognitivo, scarsa educazione al rischio e, talvolta, difficoltà economiche reali nel sostenere il costo iniziale del premio. Il contributo regionale aggredisce proprio quest’ultimo ostacolo, abbassando la barriera d’ingresso. Ma senza comunicazione capillare e senza il lavoro capillare dei broker sul territorio, anche il miglior incentivo rimane sottoutilizzato.
Perché questo modello riguarda tutto il settore assicurativo italiano
Il Friuli ci consegna un caso di studio prezioso. Dimostra che il pubblico può diventare un alleato strutturale nella costruzione di un mercato assicurativo più solido, senza dover aspettare normative nazionali o direttive europee. Dimostra che la leva fiscale e contributiva funziona, anche se non basta da sola. E dimostra, soprattutto, che la vera sfida del settore non è tecnica ma culturale.
Sul piano nazionale, la Legge di Bilancio 2024 ha introdotto l’obbligo di copertura catastrofale per le imprese, con scadenze progressive fino al 2026. Sul versante residenziale, invece, non esiste ancora nulla di analogo. Il gap tra mondo delle imprese e patrimonio abitativo privato rimane uno dei punti ciechi del sistema assicurativo italiano.
In questo contesto, l’iniziativa friulana ha un valore che va ben oltre i 500mila euro stanziati. È un segnale, un modello replicabile, una proposta implicita alle altre Regioni e al legislatore nazionale: la prevenzione assicurativa non è un costo, è un investimento. E chi non lo capisce oggi, lo pagherà domani, con gli interessi.











