Il tema delle infezioni, della presunta malasanità e dei relativi rischi rappresenta una costante fonte di preoccupazione per i cittadini e per i pazienti che si affidano alle strutture sanitarie pubbliche e private. In questo contesto, il contrasto alle “infezioni nosocomiali” – oggi più correttamente definite Infezioni Correlate all’Assistenza (ICA) – si conferma una delle grandi sfide per il futuro prossimo del Servizio Sanitario.
Questa problematica genera un impatto sistemico profondo, estendendosi oltre la sfera clinica e della salute per coinvolgere implicazioni lavorative, economiche, assicurative e di natura penale. Di conseguenza, la gestione del rischio infettivo in ambito ospedaliero rappresenta una priorità assoluta da arginare per l’intero management sanitario.
L’Evoluzione Normativa: Le basi degli Anni ’80
Sebbene l’attenzione delle Aziende Sanitarie verso il fenomeno si sia innalzata in modo esponenziale nel periodo post Covid-19, le radici istituzionali del controllo preventivo risalgono agli anni ’80. All’epoca, la regolamentazione in materia di ICA non si fondava su un’unica legge organica, ma su specifiche circolari ministeriali che hanno gettato le basi per le attuali politiche di prevenzione.
Tra le disposizioni fondamentali del Ministero della Sanità si annoverano:
- Circolare n. 52 del 20 dicembre 1985 (“Lotta contro le infezioni ospedaliere”): Considerata l’atto fondativo della strategia nazionale di contrasto alle infezioni nosocomiali. Tale circolare ha istituito l’obbligo di creare un Comitato per le Infezioni Ospedaliere (CIO) in ogni presidio sanitario, definendolo come un gruppo multidisciplinare preposto alla programmazione del controllo. Ha inoltre introdotto la figura dell’infermiere specializzato nel controllo delle infezioni, demandando alle Regioni la formazione e il coordinamento del personale.
- Circolare n. 8 del 30 gennaio 1988 (“Lotta contro le infezioni ospedaliere: la sorveglianza”): Ha introdotto parametri standardizzati per la diagnosi e la sorveglianza dei siti di infezione, con particolare attenzione all’apparato respiratorio e alle ferite chirurgiche. Questa disposizione ha fornito le definizioni cliniche indispensabili per monitorare il fenomeno in modo uniforme su scala nazionale.
- D.M. 13 settembre 1988: Ha ulteriormente formalizzato il ruolo dei comitati ospedalieri, (CIO) definendo in modo preciso gli standard del personale dedicato.
La letteratura scientifica dell’epoca evidenziava come circa l’80% delle infezioni si concentrasse in quattro aree cliniche principali: ferite chirurgiche, tratto urinario, apparato respiratorio e infezioni sistemiche (sepsi). Il merito di queste circolari è stato quello di guidare la transizione da una gestione puramente clinica a un approccio di tipo organizzativo e preventivo, i cui principi si riflettono oggi nelle più aggiornate linee guida dell’Istituto Superiore di Sanità e del Ministero della Salute.
Il Quadro Clinico e Statistico Attuale
Sotto il profilo clinico, un’infezione è classificata come “ospedaliera” se viene contratta entro 48 ore dal ricovero e qualora non risulti presente, neppure in fase di incubazione, al momento dell’accesso nella struttura sanitaria. È tuttavia essenziale sottolineare che tali complicanze possono manifestarsi anche a distanza di molti giorni o nei periodi successivi alla dimissione. Per tale ragione, ogni singolo caso richiede una disamina accurata e meticolosa.
I recenti report periodici dell’ECDC (Centro Europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie) delineano un quadro statistico significativo: circa il 7% dei pazienti ospedalizzati contrae un’infezione correlata all’assistenza, un dato che sale a circa il 20% all’interno dei reparti di terapia intensiva. Pur potendo sembrare percentualmente ridotti, si tratta di numeri dal forte impatto sistemico che impongono una seria riflessione.
Analizzando la casistica, emerge una notevole varietà di tipologie infettive. In cima alla classifica per incidenza si trovano le infezioni del tratto respiratorio, seguite da quelle urinarie, chirurgiche, del flusso sanguigno e gastrointestinali. Per quanto attiene all’eziologia, a partire dal 2024 gli agenti patogeni isolati con maggiore frequenza includono una lista eterogenea: Escherichia coli, Klebsiella pneumoniae, Enterococcus, SARS-CoV-2, Staphylococcus aureus, Clostridioides difficile, Pseudomonas aeruginosa, stafilococchi coagulasi-negativi, Candida, Proteus mirabilis, Acinetobacter ed Enterobacter.
L’Impatto sul Contenzioso e la Gestione del Sinistro
Avendo appurato che le infezioni nosocomiali rappresentano una criticità strutturale con cui la Sanità italiana deve convivere e operare per la relativa mitigazione, risulta dirimente analizzarne le ripercussioni in ambito assicurativo e legale. I dati restituiscono una fotografia nitida delle sfide future.
Le Infezioni Correlate all’Assistenza generano oggi un terzo dei contenziosi complessivi in ambito ospedaliero. Esse costituiscono il 9% del costo totale relativo ai sinistri sanitari, evidenziando una preoccupante impennata rispetto al 4,7% registrato nel 2012. Da un punto di vista strettamente economico, un recente studio di settore ha quantificato il costo medio di riserva per singolo danno in circa € 180.000, con tempistiche medie di chiusura, tra fase istruttoria e giudiziale, che si attestano intorno ai tre anni.
In questo scenario, si inserisce il prezioso contributo della Società Italiana di Medicina Legale e delle Assicurazioni (SIMLA). Attraverso percorsi divulgativi e di formazione, la SIMLA mira alla creazione di programmi d’intervento capaci di promuovere e consolidare le corrette pratiche professionali. La prevenzione si conferma, dunque, lo strumento primario per arginare l’incremento esponenziale dei danni legati alle infezioni ospedaliere.
La Severità dell’Onere Probatorio: La Recente Giurisprudenza
Ad inasprire la gestione medico-legale delle ICA è intervenuta la recentissima evoluzione giurisprudenziale, che ha reso estremamente gravoso l’onere della prova a carico delle Aziende Sanitarie. Un punto di svolta è rappresentato dalla nota Sentenza della Corte di Cassazione n. 6383/2023. Secondo tale pronuncia, per essere esentata da profili di responsabilità, (nello specifico restano esposte al rischio professionale le figure apicali aziendali) la struttura sanitaria è chiamata all’arduo compito di dimostrare l’adozione puntuale di tutte le misure di prevenzione necessarie, comprovando l’osservanza di n. 13 regole definite “stringenti” e “rigorose”:
- Protocolli di disinfezione e sterilizzazione: Comprovata esistenza e corretta applicazione di procedure specifiche per l’igiene degli ambienti e dello strumentario.
- Gestione della biancheria: Adozione di procedure rigorose per la raccolta, il lavaggio e la disinfezione del materiale tessile.
- Smaltimento rifiuti: Applicazione di protocolli normativamente conformi per la gestione dei rifiuti solidi e liquidi a rischio infettivo.
- Igiene alimentare: Controllo rigoroso delle caratteristiche della mensa e degli strumenti preposti alla distribuzione di vitto e bevande.
- Gestione dei disinfettanti: Corretta preparazione, conservazione e impiego dei presidi medici.
- Qualità dell’aria: Manutenzione e sanificazione degli impianti di condizionamento, fondamentali per la profilassi delle infezioni respiratorie.
- Sorveglianza epidemiologica: Implementazione di un sistema di tracciabilità e notifica costante per le infezioni insorte nel reparto.
- Formazione del personale: Prova documentale dell’avvenuto addestramento dei professionisti sanitari sulle misure preventive.
- Utilizzo dei DPI: Verifica periodica sull’effettivo e corretto utilizzo dei Dispositivi di Protezione Individuale da parte dello staff.
- Piano aziendale di controllo: Presenza di una struttura organizzativa dedicata ed efficiente, quale il Comitato Infezioni Ospedaliere (CIO).
- Check-list pre-operatoria: Verifica formale dell’applicazione delle procedure di sicurezza prima di ogni intervento chirurgico.
- Monitoraggio ambientale: Tracciabilità dei risultati inerenti ai campionamenti microbiologici eseguiti nei reparti e nelle sale operatorie.
- Adesione alle linee guida: Dimostrazione pratica di aver operato lege artis, nel rispetto delle buone pratiche cliniche internazionalmente riconosciute.
La memoria storica come presidio di prevenzione
Personalmente, in tanti anni di operatività all’interno di questo complesso settore disciplinare, risulta evidente come l’essere umano, assorbito dalle dinamiche frenetiche della quotidianità, tenda spesso a non fare tesoro delle criticità storiche pregresse. Sebbene la salute rappresenti il nostro bene più prezioso, eventi come la pandemia da SARS-CoV-2 avrebbero dovuto consolidare un’attenzione strutturale che invece si rischia di smarrire. Tuttavia, senza il mantenimento della memoria storica non può esservi alcuna reale evoluzione per il sistema sanitario.









