Secondo The Information, le penali chieste agli sviluppatori dei campus da 1 GW sono almeno quintuplicate da primavera. Marsh e Aon collocano polizze su misura, in un mercato, quello dei cantieri, che quest’anno può valere il doppio dell’aviation.
Per ogni giorno di ritardo nella consegna di un campus per l’intelligenza artificiale, chi lo costruisce può pagare 5 mln $ o più: sono le penali dei data center che i grandi inquilini, hyperscaler e laboratori di AI, chiedono oggi agli sviluppatori, secondo un’inchiesta di The Information. In primavera la richiesta era di circa 1 mln $. Intorno a questo rischio contrattuale si sta formando un’offerta assicurativa nuova che, sempre secondo la testata, collocano soprattutto Marsh e Aon. Il mercato di riferimento è quello delle coperture per la costruzione di data center, che secondo S&P Global Ratings quest’anno può arrivare a 10 mld $ di premi, il doppio dell’aviation.
Penali che preoccupano più dei tassi
Le cifre riguardano i campus da 1 GW, i progetti su cui si concentra la corsa alla capacità di calcolo, e il salto si è prodotto in pochi mesi. Fra le voci raccolte dalla testata c’è quella di Waldemar Szlezak, Partner e Global Head of Digital Infrastructure di KKR, secondo cui le penali di ritardo faranno fallire più sviluppatori dei tassi d’interesse.
Il peso di queste clausole va letto sulla scala degli investimenti. Secondo le stime riprese dallo Swiss Re Institute, la spesa in conto capitale dei cinque grandi hyperscaler dovrebbe superare i 600 mld $ nel 2026, il 36% in più dell’anno prima. La St. Louis Fed ha calcolato a gennaio che nei primi tre trimestri del 2025 gli investimenti legati all’AI (apparecchiature informatiche, software, ricerca e sviluppo, data center) hanno rappresentato il 39% della crescita del PIL americano. Senza i data center la quota è del 36%, contro il 28% del 2000, quando i data center non venivano ancora rilevati. L’infrastruttura dell’AI è diventata una delle leve della crescita americana, e il conto dei ritardi sale insieme ai cantieri.
Le polizze cucite sui cantieri di Marsh e Aon
Le coperture di cui riferisce The Information sono costruite progetto per progetto. In primavera il team di Mike Mathews, che in Marsh guida la practice globale sulle infrastrutture digitali, ha messo a punto una polizza delay-in-delivery per uno sviluppatore il cui inquilino chiedeva 1 mln $ per ogni giorno di ritardo sulla prima fase di un campus da 1 GW. Marsh, che secondo la testata è il broker di Meta per il campus di El Paso, ha trovato per un altro sviluppatore oltre 5 mld $ di credit protection a garanzia degli impegni presi con l’utility.
Sul fronte Aon, il caso citato è quello di Hut 8, che per il sito vicino a Corpus Christi ha ottenuto tramite il broker 19 mesi di copertura delay-in-startup sottoscritta da FM. Il campus, Beacon Point, sorge nella contea di Nueces, in Texas. Secondo il modulo 8-K depositato il 20 luglio dispone di 1.000 MW di capacità elettrica garantita dall’utility AEP Texas e ha 704 MW IT già affittati, con contratti di locazione che valgono 19,6 mld $ sulla durata base di 15 anni. La prima energizzazione è prevista nel primo trimestre del 2027.
Oltre il perimetro della delay in start-up classica
Il ritardo di consegna non è un rischio nuovo per il ramo costruzioni, e sui data center il collaudo è da tempo il passaggio in cui si concentrano danni e ritardi di avviamento. La copertura delay in start-up tradizionale, accessoria alla polizza CAR o EAR, indennizza però la perdita da ritardo solo quando deriva da un danno materiale coperto dalla polizza principale, dopo una franchigia temporale, e di norma esclude le penali previste dal contratto. Quelle chieste dagli inquilini dei campus sono penali di questo tipo, legate alla data di consegna fissata nel contratto di locazione.
Accanto alle soluzioni su misura, i due broker hanno costruito programmi per l’intero ciclo del cantiere. A gennaio Marsh ha portato la sua facility Nimbus fino a 2,7 mld $ di limiti, comprensivi di delay in start-up e business interruption, con operatività in Regno Unito, Stati Uniti, Canada, Europa, Australia e Nuova Zelanda. A luglio Aon ha alzato il suo Data Center Lifecycle Insurance Program a 5 mld $, da 3,5 mld $, per CAR, delay in start-up, danni materiali e business interruption, con un panel di assicuratori con rating A dei Lloyd’s e del mercato delle compagnie. Nel comunicato Joe Peiser, CEO Risk Capital di Aon, ha definito le infrastrutture digitali «una delle classi di attivi più importanti e a più alta intensità di capitale dell’economia globale».
Un mercato da 10 mld $ di premi, con rischi ancora da definire
Ad aprile S&P Global Ratings ha stimato che il mercato delle coperture legate alla costruzione di data center può arrivare a 10 mld $ di premi nel 2026, contro circa 5 mld $ l’anno dell’aviation globale. Su un perimetro più ampio, l’insieme dei premi globali legati ai data center, una stima di Aon ripresa dallo Swiss Re Institute nel sigma insights di marzo indica 24,2 mld $ al 2030, da 10,6 mld $.
Crescono anche i rischi da coprire: The Information indica fra quelli emergenti il valore residuo delle GPU e le garanzie prestate dagli sviluppatori alle utility. Si aggiungono a quelli che Howden ha mappato a inizio ottobre, dal meteo estremo ai conflitti fino alle cause legali con le comunità locali. Secondo la stessa testata, Marsh considera invece non assicurabile la carenza di manodopera nei cantieri.
Il ritardo entra nel contratto
Nei cantieri dei data center il ritardo ha ormai un prezzo giornaliero scritto nel contratto di locazione, e non dipende solo da un sinistro. Con penali che arrivano a 5 mln $ al giorno e oltre, una parte del lavoro assicurativo si sposta nella negoziazione dei contratti, prima che il cantiere apra.











