Nei tempi che stiamo attraversando, nei quali l’attenzione dedicata agli attuali e futuri fabbisogni energetici diventa sempre più prioritaria, vengono frequentemente citati i Data Center quali esempi di impianti che si prospettano come soggetti ad alto consumo. Seppur strettamente legato al tema della AI, ma con forse minore popolarità, la realtà costituita dai Data Center rappresenta una via ancora tutta da percorrere.
L’equazione AI, dati e Cloud è per molti la rappresentazione plastica di una immaterialità quasi eterea, e ben lontana dalla necessità di protezioni assicurative fisiche.
Siamo stati finora opportunamente concentrati nell’approfondimento di ogni ipotesi di responsabilità legata ai possibili danni a terzi, spaziando dalle eventualità dei veicoli a guida autonoma, sino a ogni implicazione gestionale e analitica in Sanità , nella consulenza in generale e di ogni altra attività prima prevalentemente umana che l’AI si candida a supportare se non addirittura a sostituire.
Le nostre attenzioni sono principalmente rivolte ai due principali rami di attività dell’AI: la capacità di attingere a masse di dati per noi inimmaginabili e l’alimento di quella intelligenza generativa in grado di produrre SCELTE e DECISIONI.
Ma per poter fare tutto questo, per rendere vitali dati e cloud c’è bisogno di un luogo contenitore in cui tutto diventa possibile e governabile.
I Data Center vengono così definiti da IBM:
“ una stanza, un edificio o una struttura fisica che ospita l’infrastruttura IT per la creazione, l’esecuzione e la fornitura di applicazioni e servizi. Archivia e gestisce anche i dati associati a tali applicazioni e servizi.
I data center nati come strutture on-premise private, strettamente controllate, che ospitavano infrastrutture IT tradizionali ad uso esclusivo di un’azienda, si sono evoluti in strutture o reti di strutture remote di proprietà di provider di servizi cloud (Coud Service Provider). Questi data center CSP ospitano infrastrutture IT virtualizzate per l’uso condiviso di più aziende e clienti”
I Data Center nel mondo sono stimabili in oltre 11.000 realtà e prevalentemente concentrati in pochi Paesi ad economia avanzata. La nostra Europa ne conta oltre 3.500, la maggior parte dei quali, circa 500, nel Regno Unito, a seguire la Germania con i suoi altri 500 e poi la Francia con 321 insediamenti. L’Italia è degnamente rappresentata con oltre 200 centri, superata con poche decine dal Giappone.
La pressione della domanda di nuovi insediamenti è spinta sia dalla crescita esponenziale del traffico dati, mirato al raggiungimento di possibilità di calcolo ad alte prestazioni , che dall’aumento dell’offerta dei cosiddetti servizi di cloud enterprise.
I data center stanno spuntando ovunque e spesso quasi non ce ne accorgiamo: nelle campagne e nei deserti, nelle aree industriali o dismesse e in quelle agricole, ma anche nel cuore delle grandi città.
Scopriamo che sono una delle infrastrutture più fisiche, energivore e capital intensive della storia recente, poiché pretendono grossiserver con i relativi efficaci sistemi di raffreddamento, fibra, sottostazioni elettriche, terreni, mettendo sotto pressioni le autorità amministrative locali e richiedendo quanto mai cospicui impieghi finanziari.
Alcune stime di McKinsey, ipotizzano che entro il 2030 saranno necessari investimenti complessivi di circa 7mila miliardi di dollari a livello globale per ampliare la capacità dei data center e della potenza di calcolo, inclusi i carichi legati all’AI e ad altre applicazioni digitali. Una cifra colossale per sostenere tecnologie potenzialmente rivoluzionarie, ma ancora circondate da molte incognite, soprattutto sul piano ambientale.
Stando a Zurich Insurance Group AG.proprio Il livello degli investimenti nei data center a livello globale potrebbe presto rendere necessario per gli assicuratori coinvolti iniziare a vendere prodotti di cartolarizzazione per distribuire il rischio tra una platea più ampia di investitori, contribuendo ad una finanza a debito per sostenere la crescita dell’AI, con il rischio che una scommessa in questo settore possa contribuire ad incendiare i mercati dando vita a nuove bolle finanziarie.
Cinque anni fa il valore medio assicurato di un progetto di data center nel portafoglio di Zurich era di 150 milioni di dollari, mentre oggi è di 3 miliardi di dollari. L’espansione del credito privato nel finanziamento di progetti infrastrutturali come i data center ha modificato sia gli importi in gioco sia le dinamiche di realizzazione di tali progetti, dichiara ancora Zurich nel suo rapporto Future of Construction, pubblicato a fine giugno.
Questi enormi investimenti stanno inaugurando una nuova era del rischio. Secondo S&P Global, i valori assicurabili complessivi di un singolo data center potrebbero raggiungere fino a 30 miliardi di dollari per sito.
Le attenzioni dei Broker
Gli assicuratori sono abituati ad attivare un approccio per quanto possibile olistico verso i nuovi rischi e le nuove possibilità di mercato.
Forse più che in altri settori la attività di consulenza deve essere quanto mai tempestiva ed accurata sin dalle prime fasi del progetto, includendo ogni informazione anche sulle caratteristiche degli investitori e dei successivi utilizzatori, sulle scelte del sito e la affidabilità delle imprese di progettazione e costruzione.
In considerazione del fatto che sono spesso le amministrazioni locali di piccoli Comuni quelle maggiormente interessate da questi progetti, sarà naturale per gli assicuratori che già frequentano i rispettivi territori attraverso solide relazioni precostituite, offrire le proprie competenze per una assistenza in grado di accompagnare le delicate scelte iniziali.
Il mercato non offre ancora diffuse soluzioni all’altezza delle complessità messe in campo dagli insediamenti dei Data Center, ed è proprio per questo motivo che la necessità di una consulenza tempestiva e altamente qualificata diventa una delle premesse iniziali di garanzia del loro buon esito.
I Rischi e complessità secondo Munich Re
I componenti dei data center e i materiali da costruzione percorrono lunghe distanze, sia a livello nazionale che internazionale, prima di raggiungere il cantiere. Danni o ritardi in qualsiasi punto del percorso possono compromettere l’intera tempistica del progetto. Oltre alla sostituzione o alla rigenerazione dei materiali persi o danneggiati, i costi aggiuntivi, come il trasporto aereo dei componenti di ricambio o l’accelerazione della produzione per rispettare le scadenze, possono aumentare rapidamente.
La fase di collaudo rappresenta come sempre il passaggio cruciale tra le fasi di costruzione e operative: è il momento in cui le apparecchiature installate vengono testate e tutti i sistemi convalidati prima che l’impianto entri in funzione. I sistemi di climatizzazione e di raffreddamento della sala server, gli impianti elettrici primari e i dispositivi di sicurezza, inclusi i sistemi di rilevamento e spegnimento incendi, devono funzionare secondo le specifiche e, durante il processo di convalida, possono verificarsi danni e ritardi di avviamento.
I rischi assicurabili per i data center sono anche tutti quelli collegabili alla loro vulnerabilità fisica. Possono includere quelli causati da tutti gli eventi solitamente tipici delle coperture property, terrorismo e sabotaggio compresi, oltre che dagli eventi atmosferici. Senza trascurare sia le antecedenti coperture AR durante la loro costruzione e installazione che quelle successive legate al loro funzionamento e accompagnate dalle relative coperture loss of profit. Il tutto caratterizzato dalle necessità di somme assicurate decisamente importanti rispetto ad altri beni a causa del costo sempre crescente dei chip Gpu necessari per le nuove potenze di calcolo.
La resistenza ecologista
Esiste poi, come spesso succede, l’altra faccia del fenomeno: la resistenza delle tante espressioni ecologiste che nei vari Paesi tentano di frenare sviluppi tecnologici che possono minacciare la sostenibilità ambientale del pianeta.
I data center sorgono prevalentemente in aree industriali precedentemente dismesse e isolate, oppure anche su terreni prima agricoli di piccoli Comuni, che però, nell’accompagnarsi ad un contemporaneo e inevitabile sviluppo urbano, si trovano ora a confinare con luoghi pubblici, aree private o abitate di sicuro ingombro ambientale.
Con le conseguenze derivanti dal loro impatto di occupazione dei suoli, dai consumi energetici e idrici sempre più cospicui dovuti alle loro dimensioni crescenti, oltre ai possibili rischi di inquinamento e al rumore che il loro funzionamento produce.
Le cautele normative
Arriva dallo Stato di New York una frenata senza precedenti con la firma di una moratoria di un anno sulla realizzazione dei grandi impianti. Una decisione che punta a contenere il peso crescente di queste infrastrutture su rete elettrica, risorse idriche e maggiori costi per gli altri utenti. È il primo provvedimento di questo tipo adottato negli Stati Uniti e apre il dibattito su come conciliare lo sviluppo dell’AI con la sostenibilità ambientale ed energetica.
Durante questo periodo di dodici mesi, le autorità statali potranno valutare gli effetti delle nuove installazioni sul sistema energetico e predisporre una valutazione ambientale complessiva per fissare criteri uniformi ai quali dovranno attenersi i futuri data center
È probabile che alcuni di questi problemi arrivino anche in Italia. Secondo l’Osservatorio Data Center del Politecnico di Milano, negli ultimi tre anni sono stati investiti nel settore dei data center oltre 7 miliardi. Da qui al 2028 la cifra potrebbe triplicare.
Il centro di questa crescita è la provincia di Milano. Qui c’è il maggior numero di strutture, e qui c’è la quota più grande di potenza installata per farle funzionare, il 68 per cento del totale nazionale. Qualcosa si sta muovendo anche intorno a Roma, con una ventina circa di progetti.
A conferma che anche nel nostro Paese gli Assicuratori hanno nuovi spazi da poter occupare se si faranno trovare pronti per nuove esperienze.
Un data center è un’infrastruttura digitale ma anche un prodotto immobiliare. Può diventare redditizio per società che fanno da “veicolo”, cioè comprano terreni, istruiscono la pratica urbanistica con i comuni e poi rivendono ad altre società del digitale prima ancora della costruzione. L’obiettivo è anche realizzare guadagni sulla mediazione. Tutto questo sembra aver avviato una specie di «competizione negoziale» tra comuni. Chi possiede aree disponibili e uffici tecnici preparati può ottenere più soldi o più opere, perché è in grado di trattare al rialzo con gli investitori.
E’ proprio la Lombardia con la sua Legge Regionale Lombardia 11/2026 a disciplinare l’insediamento dei data center, puntando su rigenerazione urbana, sostenibilità energetica, procedimento unico, misure premiali e governance. La legge lombarda fissa alcune regole su dove e come possano essere costruiti e sugli oneri che chi costruisce deve pagare ai Comuni.
Anche a livello nazionale prendono forma cautele normative dedicate. La Camera ha approvato la legge delega che riconosce formalmente i data center come progetti di pubblica utilità indifferibili e urgenti, ponendo le basi per un quadro normativo uniforme in un settore considerato strategico per lo sviluppo digitale del Paese.
Ad aver dato l’impulso alla riforma sono stati non solo gli operatori del settore, ma anche i sindaci dei piccoli comuni, spesso in difficoltà nel gestire le proposte di insediamento di nuovi data center per la mancanza di linee guida chiare.
Un futuro ancora da scrivere a più mani
Stiamo continuando ad assistere ad una nuova guerra tecnologica, nella quale il numero e la potenza dei Data Center contrappone sia giganti del web che Stati, accentuando l’antico scontro tra Oriente e Occidente per il raggiungimento di supremazie prospetticamente molto pericolose. Riaffermando l’enorme importanza che il possesso dei dati rappresenta per il dominio dei popoli con le rispettive economie sottostanti.
Ancora una volta la lettura di nuovi modelli sociali conferma la necessità per gli Assicuratori di contribuire a proteggerne e prevenirne, per quanto possibile, ogni misurabile conseguenza, seppur nei limiti delle crescenti capacità finanziarie che questa rivoluzione richiede.











