La Idemitsu Maru è la prima VLCC collegata al Giappone a transitare nello stretto dall’inizio del conflitto tra Stati Uniti e Iran.
La petroliera Idemitsu Maru ha attraversato lo Stretto di Hormuz trasportando circa 2 milioni di barili di greggio saudita. Si tratta, secondo i dati disponibili, della prima very large crude carrier legata al Giappone a passare nell’area dall’inizio del conflitto tra Stati Uniti e Iran, avviato il 28 febbraio 2026.
La nave, battente bandiera panamense, è gestita da Idemitsu Tanker Co., società collegata al raffinatore giapponese Idemitsu Kosan. Il transito è rilevante perché il Giappone dipende in modo significativo dalle forniture energetiche mediorientali: prima dello scoppio del conflitto, circa il 95% delle sue importazioni di petrolio proveniva dal Medio Oriente, con gran parte dei carichi diretti attraverso Hormuz.
La nave ha attraversato lo stretto con il sistema AIS attivo
Secondo i dati di tracciamento, la Idemitsu Maru ha mantenuto attivo il sistema AIS durante il passaggio. La petroliera si trovava a circa 30 chilometri a est dell’isola di Larak, nell’area dello stretto.
Il dettaglio è significativo perché, nelle fasi di maggiore tensione, alcune navi possono modificare il comportamento di navigazione o limitare la visibilità dei propri movimenti. In questo caso, il transito è stato rilevabile attraverso i normali sistemi di monitoraggio.
La Idemitsu Maru trasporta un carico di greggio saudita stimato in circa 2 milioni di barili, destinato a rifornire il mercato giapponese. La ripresa di un transito di queste dimensioni rappresenta un segnale osservato con attenzione dagli operatori energetici e marittimi, anche se non indica ancora un ritorno alla piena operatività della rotta.
Prima del conflitto passavano fino a 140 navi al giorno
Il traffico nello Stretto di Hormuz resta molto distante dai livelli precedenti alla crisi. Prima del 28 febbraio, tra 125 e 140 navi transitavano ogni giorno nell’area, in entrata e in uscita.
Nelle 24 ore considerate dai dati Kpler e dall’analisi satellitare SynMax, i transiti rilevati sono stati soltanto sette. Tra questi figurano una nave da carico generale, una petroliera LPG soggetta a sanzioni statunitensi, alcune bulk carrier, una chimichiera e altre unità.
Il confronto numerico mostra quanto la rotta resti compressa. Hormuz è uno snodo essenziale per il trasporto mondiale di energia, ma l’incertezza geopolitica continua a condizionare le decisioni di armatori, noleggiatori, compagnie energetiche e operatori logistici.
La presenza di navi sanzionate aggiunge inoltre un ulteriore livello di complessità, perché il traffico marittimo nell’area non è influenzato solo dalla sicurezza della navigazione, ma anche dalle restrizioni internazionali applicabili a navi, carichi, proprietari e controparti commerciali.
Per il ritorno alla normalità serviranno mesi
Il broker marittimo BRS ha indicato che, anche in caso di rapida riapertura dello stretto, i mercati tanker e oil potrebbero impiegare almeno fino a settembre per tornare a una condizione vicina alla normalità.
La ragione è legata ai tempi di riallineamento dell’intera filiera. Le navi devono essere riposizionate, i contratti di trasporto rinegoziati, le rotte confermate e i carichi programmati. Nel frattempo, restano da gestire costi aggiuntivi, ritardi e incertezza sulle condizioni di navigazione.
Per il settore assicurativo, il passaggio conferma la permanenza di un contesto esposto a rischio guerra e a forte volatilità sulle coperture marine. Il transito della Idemitsu Maru offre comunque un segnale operativo concreto: la rotta resta praticabile, ma con flussi ancora molto inferiori ai volumi ordinari.
Il passaggio della petroliera giapponese conferma che Hormuz non è fermo, ma neppure normalizzato. La navigazione prosegue in modo selettivo, con numeri molto inferiori al passato e con un livello di attenzione elevato da parte di energia, shipping e assicurazioni.










