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Home News Normativa

Solvency II, EIOPA ha finito. La riforma no

BrokerChannel.it di BrokerChannel.it
16/07/2026
A A
revisione Solvency II

Otto tra linee guida e standard tecnici chiudono il mandato dell’autorità europea. Ma gli standard sono ancora bozze in attesa di Bruxelles, il decreto italiano non è stato adottato e sull’IRRD le consegne sono in corso. L’appuntamento resta il 30 gennaio 2027.

EIOPA ha depositato il 15 luglio l’ultimo blocco del proprio lavoro sulla revisione di Solvency II: otto documenti, tra linee guida finali e standard tecnici in bozza, che esauriscono il mandato ricevuto con la Direttiva (UE) 2025/2. La lettura che circola parla di regole definitive in vista del 2027. Vale la pena disfarla, perché tra un mandato esaurito e una norma applicabile restano almeno quattro passaggi, e due si giocano in Italia.

Otto documenti, e il tris che ne racconta solo metà

Il pacchetto contiene un nuovo set di linee guida sui poteri di vigilanza per rimediare alle vulnerabilità di liquidità, un nuovo RTS sul calcolo semplificato del risk margin, quattro set di linee guida riviste (valutazione delle riserve tecniche, ring-fenced funds, solvibilità di gruppo, reporting e disclosure) e due ITS riveduti, sul matching adjustment e sui template di informativa per le autorità di vigilanza.

La sintesi corrente, liquidità più risk margin più matching adjustment, coglie i temi più visibili e lascia fuori l’altra metà del lavoro. Reporting, informativa, solvibilità di gruppo e fondi separati sono la parte che tocca il lavoro quotidiano delle funzioni interne assai più di qualsiasi parametro di calcolo, e che in fase di attuazione produce la coda più lunga di adempimenti.

C’è però un dettaglio che pesa più della composizione del pacchetto. Gli RTS e gli ITS sono stati trasmessi contestualmente alla Commissione europea, che ha tre mesi per decidere sull’adozione: la finestra si chiude intorno a metà ottobre. Finché quegli atti non sono adottati e pubblicati in Gazzetta ufficiale dell’Unione europea, non sono diritto vigente. Ciò che si è chiuso il 15 luglio è il mandato di EIOPA, non il quadro applicabile. E non era nemmeno la prima consegna: il primo pacchetto di standard tecnici è del luglio 2025, gli RTS macroprudenziali di novembre, altre due linee guida riviste di febbraio 2026. Il 15 luglio chiude una serie cominciata un anno prima.

Il risk margin alza i fondi propri, non abbassa il requisito

Il risk margin è una componente delle riserve tecniche, accanto alla best estimate. Ridurlo significa ridurre le passività, quindi aumentare l’eccedenza dell’attivo sul passivo, quindi i fondi propri. Non significa ridurre l’SCR: il requisito patrimoniale resta quello che è. L’effetto agisce sul numeratore del solvency ratio, non sul denominatore. Chi legge i due piani come se fossero uno solo sovrastima l’impatto della riforma.

Sul merito, l’RTS pubblicato il 15 luglio riguarda soltanto il calcolo semplificato. La riduzione del cost-of-capital dal 6% al 4,75%, stabilita dalla direttiva di gennaio 2025, e il fattore lambda che sconta l’SCR proiettato negli anni futuri (0,96 elevato a t, con un floor di 0,5 raggiunto dopo diciassette anni) arrivano dal quadro normativo che precede questa pubblicazione, non da essa. EIOPA ne descrive l’effetto in termini qualitativi: un risk margin più contenuto sulle passività di lungo termine e meno sensibile all’andamento dei tassi. Le stime percentuali che circolano sull’entità della riduzione non trovano conferma sui documenti dell’autorità.

Sospendere temporaneamente i riscatti: il potere che parla al vita italiano

Le linee guida sulla liquidità non impongono nuovi piani alle imprese. Riguardano i poteri delle autorità di vigilanza: forma, attivazione, estensione, incluse le circostanze eccezionali che consentono di sospendere temporaneamente i diritti di riscatto. È il punto del pacchetto con la maggiore densità pratica per il mercato italiano, dove il peso dei riscatti sulla raccolta vita ha viaggiato su livelli elevati, con un rapporto tra riscatti e premi rientrato al 67% dal 77% nella rilevazione della Banca d’Italia, e dove la relazione tra intermediario e cliente si è già misurata con la pressione sui rendimenti. I piani di gestione del rischio di liquidità, spesso associati a questo capitolo, stanno altrove: sono stati consegnati a novembre 2025 con il pacchetto macroprudenziale.

L’ITS sul matching adjustment, che consente a certe condizioni la piena diversificazione tra portafoglio MA e resto dell’impresa, ha invece rilievo marginale per l’Italia: è uno strumento dei mercati costruiti sulle annuities di lungo periodo.

Due direttive gemelle, due deleghe a nove mesi di distanza

Solvency II e IRRD sono uscite sulla stessa Gazzetta europea l’8 gennaio 2025, con numeri consecutivi (2025/2 e 2025/1), stessa entrata in vigore, stesso termine di recepimento al 29 gennaio 2027. In Italia viaggiano su due binari distinti: la delega per Solvency II è arrivata con la legge di delegazione europea 2024 (L. 91/2025), quella per l’IRRD con la legge di delegazione europea 2025 (L. 36/2026), nove mesi dopo.

Il recepimento passerà da una modifica del Codice delle Assicurazioni Private. A oggi non risulta adottato il decreto legislativo. Solo dopo si apre il tempo di IVASS, che ha 180 giorni dall’entrata in vigore dei decreti attuativi per la normativa secondaria: il regolamento 38/2018 sulla governance è il primo candidato al restyling. Sul fronte risoluzione il cantiere è ancora più aperto, con EIOPA che continua a consegnare strumenti e con soglie destinate a coinvolgere almeno il 60% del mercato nazionale vita e danni sui piani preventivi di risanamento e almeno il 40% sui piani di risoluzione. Chi deve pianificare procedure, contratti e formazione lavora quindi su un calendario a più velocità, con una data di applicazione ferma al 30 gennaio 2027 e una catena di atti intermedi ancora priva di alcuni anelli.

Capitale liberato a un mercato che di capitale ne ha già

«L’obiettivo è stato raggiunto: si è liberato capitale da un lato, rendendo in questo modo il settore più attrattivo per i mercati finanziari», ha detto il presidente di ANIA Giovanni Liverani all’assemblea annuale di quest’anno, riferendosi alla revisione nel suo complesso. Sulla meccanica la lettura regge, ma resta aperta la domanda su dove quel capitale trovi impiego.

Il mercato italiano chiude il 2025 con un solvency ratio di 2,74, circa 170 miliardi di fondi propri a fronte di circa 62 miliardi di SCR: nel confronto sui nove principali mercati europei è secondo solo alla Germania, sopra una media di 2,55. Lo stesso mercato ha la penetrazione danni più bassa dei nove mercati considerati, l’1,9% del PIL, e un expense ratio danni del 37% contro il 26,8% medio del campione. Il capitale non era il collo di bottiglia. Lo è il costo di far arrivare la copertura al cliente, e quel costo si genera lungo la catena distributiva.

Più fondi propri sono una condizione abilitante per la capacity, non un automatismo: nessun documento lega la riforma a un travaso di capacità verso MGA, coverholder o wholesale. Resta però il fatto che la solidità patrimoniale di chi concede capacity è materia di sostanza per chi quella capacity la utilizza, e la revisione ne cambia il modo di misurarla.

Il 15 luglio non ha prodotto regole vigenti. Ha chiuso un cantiere su quattro: restano la Commissione, il decreto italiano e i regolamenti IVASS, mentre sull’IRRD EIOPA sta ancora consegnando. Il conto alla rovescia verso il 30 gennaio 2027, però, vale già per tutti.

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